Joy Williams.
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I vivi e i morti.
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Parte 2.
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Titolo originale: The Quick and the Dead.
Traduzione di: Marco Bertoli.
2010 Nutrimenti.
ISBN 978-88-95842-56-1.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Capitolo 25.
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Di nuovo il televisore acceso. Un toro impaurito in mezzo a un
fiume, con un anello che gli attraversava le immense narici. Un
vortice di piranha lo circonda. Il toro che di colpo diventa grigio
come un blocco di gesso, poi trasparente, infine uno scheletro
trasportato dalla corrente.
Ginger, Ginger, pens Carter, poi stacc la spina del televisore,
rivolse lo schermo contro il muro e copr tutto con l'accappatoio.
Hai comprato quelle azioni di cui ti ho parlato?, chiese lei.
Non le ho comprate, rispose Carter. Aveva deciso che quella
sera sarebbe stato molto diretto. Non una parola di pi, non
una di meno. Ginger l'aveva esortato a comprare certe azioni,
aveva insistito, per quanto non avesse mai mostrato interesse per
la Borsa.
 cos che si va avanti, Carter, con le informazioni privilegiate.
Ti sto dando una dritta.
Cara, le azioni del comparto informatico sono rischiose. Il
mercato non  ancora ben definito.
Non ti interessa sapere come lo so?, disse lei.
Vorrei che l'avessimo fatto prima, insieme, disse Carter.
Sarebbe stato divertente, ma nelle circostanze in cui mi.... Per
caso Ginger aveva messo su qualche chilo? Impossibile, pens
Carter. Per era cos evidente... si vedeva, sui fianchi.
Cosa guardi?, scatt lei.
Pensavo, disse lui. Niente, pensavo.
Con queste azioni avrai un ritorno immediato, credimi.
Quelli che in Borsa cercano i facili guadagni fanno una brutta
fine. Mi ricorda molto la mania per le biotecnologie, appena....
Non fare il professore con me, Carter. Non posso credere che
tu abbia ancora un orizzonte a lungo termine.
Orizzonte a lungo termine? Aveva parlato con qualcuno, di sicuro.
Perch non dovrei?, chiese lui prudente.
Hai spostato tu i mobili di questa stanza?, ribatt imperiosa
Ginger. Li hai spostati tu, vero? Hai fatto qualcosa con lo
specchio.
Carter guard con aria colpevole lo specchio spostato da Donald
solo qualche giorno prima. Non dovrebbe mai tenere uno
specchio che riflette la sua immagine quando  a letto, signor
Vineyard, gli aveva detto Donald. Uno specchio che riflette il
corpo durante il sonno causa stati onirici innaturali e un indebolimento
della vitalit fisica.
Quando Donald lo chiamava signor Vineyard, Carter sentiva
una scossa. Stava diventando un giochetto tra loro due.
L'intera stanza sembra diversa, disse Ginger irritata. 
quell'imbecille di Donald? Tra un po' appenderai cristalli alle finestre!
E metterai cesti pieni di piume negli angoli. I suoi fianchi
larghi la trasportavano con moto fluido da una parte all'altra
della stanza, tra un insulto e l'altro contro Donald. Appariva
sorprendentemente in carne, pens Carter sgomento. Altro che
dissolversi.
Hai spostato anche le luci! Adesso  molto pi buio.
Donald aveva detto a Carter che le lampadine troppo potenti
rendevano la camera da letto un ambiente instabile.
Mai sentito parlare di bagua, cara?, azzard Carter. E di
Feng sbui?. )
No, non posso crederci!.
Pi un recipiente  vuoto e pi fa rumore, pens Carter. Ecco
il senso di tutto questo, forse.
 solo un'idea, disse, cercando di mostrarsi conciliante.
Per l'amor del cielo, lo so cos'. E roba orientale. Carter, ti sta
dando di volta il cervello? Sei sempre stato noioso, prevedibile,
razionale e attento ai soldi, e a sentirti adesso con tutte queste
bizzarrie... sei patetico.
Il mio percorso  cambiato, disse Carter, cos come il tuo.
Parlare in quel modo a Ginger gli faceva venire un po' di vertigini.
Era come litigare sul serio.
Vuoi sposare Donald?, disse lei.
Perch Donald dovrebbe volersi sposare?. E poi si affrett
ad aggiungere: Che idea assurda.
Non ti ha ancora suggerito una bella gita in mongolfiera?.
No, disse Carter. Ammirare cime e avvallamenti del deserto
da un pallone colorato in compagnia di Donald... beh, l'idea era
saltata fuori. Mollare gli ormeggi all'alba. Prendere quota insieme
al sorgere del sole. Champagne, qualche panino sfizioso. Nel
giorno del suo compleanno, magari.
Ginger si prese i capelli e se li port davanti agli occhi con un
gesto vagamente familiare e ispezion le punte. Voglio farmi
crescere i capelli, disse. Non ti piacerebbe?.
Carter nascose il volto tra le mani.
La passionalit non  mai stata il tuo forte, prosegu Ginger.
Sul membro, niente da dire, ma facevi l'amore senza slancio.
Confessalo, Carter. Preferivi far soldi.
Cara,  tanto tardi, disse Carter da dietro le mani. A te non
sembra tardi?.
Perch non guardi la tua sveglietta?, sugger lei.
Carter scrut la stanza: Donald l'aveva parecchio trasformata.
Dov'era finita la sveglia? Era sparita, e Ginger ne era particolarmente
contenta. Ogni sua piccola perdita, ogni fallimento, erano
incoronati dall'incondizionata approvazione, questo era chiaro.
Ginger era meschina, tanto meschina. E aggressiva, distruttiva
e annoiata, una piramide di nevrosi apparentemente indistruttibile.
Mai, per nulla al mondo, avrebbe comprato quelle azioni.
Su questo non avrebbe ceduto, avrebbe fatto appello allo snobismo
che la contraddistingueva. Intendeva forse usare l'opportunit
che le era stata data, in stupefacente contraddizione con le
leggi della natura, per indulgere in volgari negromanzie? Se solo
si fosse fatta qualche amico lass. I morti avevano di certo il loro
fascino. Ma il fatto era che nemmeno da viva Ginger era mai stata
minimamente interessata ai morti, o commossa da loro.
Carter?, riprese lei. Sai cosa mi piacerebbe per Natale?.
Questa era difficile.
Non guardarmi cos storto, Carter.
Pensavo di regalare a Annabel un paio di orecchini di perla,
disse Carter.
Annabel..., disse Ginger. Oh, Annabel. Mi auguro che tu
non intenda darle i miei orecchini di perla.
Pensa a quello che rappresenterebbero per lei, cara, disse lui
senza molte speranze.
Toglitelo dalla testa. Ginger parve di nuovo intenta a esaminarsi
i capelli.
Manca ancora un pezzo a Natale, disse Carter. Qui  estate.
C'erano quarantatr gradi oggi, qui.
Qui?, ghign lei. So piuttosto bene dove ti trovi, Carter, e
non mi fa n caldo n freddo. Ad ogni modo, Natale arriva prima
che te l'aspetti, e ci che io voglio per Natale sei tu.
Io?.
Come sei noioso stasera, Carter. Tutto preso da te stesso. Pensavi
che volessi un roseto?. Fece una risata sgradevole. Chi crede
di cavarsela piantando uno stupido roseto alla memoria non
merita nemmeno il nostro disprezzo.
Non dovresti desiderare pi nulla adesso, cara, e men che
meno me.
Sei l'ombra dell'uomo che eri, Carter, veramente. Dobbiamo
ammetterlo tutti e due.
Cara, devo proprio augurarti la buonanotte ora. Carter era
in panico da sfinimento.
Cara, disse lei. Cara, cara, cara, cara. La stai consumando
questa maledetta parola. Vorrei aver avuto una guardia del
corpo. Sarebbe venuta con noi nei ristoranti e avrebbe avuto il
buon senso di consigliarci controfiletto e yogurt con pesche per
smaltire tutto quello che avremmo bevuto. Se il locale fosse stato
sprovvisto di Gontrofiletto e di yogurt con pesche, ci avrebbe portato
da un'altra parte. Sarebbe stato un tipo estroverso, solare,
con un bel sorriso. Avrebbe indossato abiti blu senza problemi.
Sarebbe stato forte. E avrebbe subito intuito ci di cui avrei avuto
bisogno. Sarebbe stato protettivo, capace.
Ginger si stava infervorando fino alla frenesia. Poi, con un disorientante
lampo della retina, spar.
Carter si diresse in cucina. Gli venne in mente un suo amico
che sosteneva che la moglie l'aveva lasciato dopo che il medico le
aveva cambiato antidepressivo. Era bastato quello. Perch il medico
di Ginger non era stato pi intraprendente? Si domand se
non avrebbe dovuto raccontare a Donald di Ginger. Il ragazzo
sapeva solo che era morta, il che, in condizioni normali, sarebbe
stato sufficiente. Doveva confidarsi con lui? Gli sembrava di vedere
il viso del ragazzo, bello, imperturbabile, emozionante. Donald
avrebbe potuto dire: Consideri, signor Vineyard.... Era
quello il frequente preambolo di Donald prima di esporre il suo
pensiero. Consideri. Che parola straordinaria, elegante, pens
Carter, come la diceva Donald. Carter si vers da bere.
 
Capitolo 26.

Sherwin stava pranzando in uno dei suoi locali preferiti del quartiere.
L'edificio era stato progettato per ospitare una banca, ma
questa era poi fallita. Fatto sta che era diventato un ristorante
dagli intenti poco chiari. Lui e Alice sedevano in una veranda
chiusa che un tempo aveva offerto la comodit di uno sportello
bancario che permetteva agli automobilisti di rimanere nell'auto.
L'area era racchiusa da una tenda a strisce che alterava le tonalit
della pelle cos come quelle delle pietanze. Su ogni tavolo, appoggiato
alle bottigliette dei condimenti (con il ketchup che tendeva
al verde), un biglietto avvisava: non state diventando daltonici!
 un effetto della nostra nuova tenda! pace! Sherwin
stava mangiando una pasta alle verdure. Aveva il mento lustro
d'olio. Alice, di fronte a lui, taceva da diversi minuti.
Ho un occhio di vetro, non te ne sei mai accorta?, chiese
Sherwin.
No, rispose Alice.
Interessante, eh?.
No, disse Alice. Non hai nessun occhio di vetro. Si muovono
tutti e due.
Perch  fissato a un frammento di corallo. C' dietro un vero
pezzo di corallo a cui sono collegati i muscoli, cos l'occhio
ha una certa possibilit di movimento. Un pezzetto di corallo
dall'unico tratto di barriera corallina in America, quella di Marathon,
Florida.
Non si pu prendere il corallo nelle Florida Keys, disse Alice.
 un reato. Un crimine.
Un crimine?, disse Sherwin.
Un illecito, allora. Dovrebbe essere un crimine.
Mio Dio, se non fosse per quel corallo sarei senza un occhio.
Se ti manca un occhio e ci metti qualcosa che somiglia a un
occhio non sei pi quello che conosco. Per come ti conosco io, ti
terresti un bel buco nero dietro gli occhiali da sole, oppure vorresti
un occhio tipo uovo tatuato.
Sherwin le sorrise. Dai, non ci credo che hai detto uovo
tatuato.
Una di quelle uova, hai capito quali intendo, quelle che cominciano
per F.
Faberg.
Giusto. Faberg.
Sherwin smise di sorridere. Abbass gli occhi sul suo piatto e
lo spinse da una parte, poi prese la sigaretta che aveva lasciato
accesa nel portacenere.
Il corallo  vivo, sai?, disse Alice stizzita. La barriera corallina
 come una foresta, solo che sta sott'acqua, e molte specie
marine dipendono da....
Io prendo un po' di buffalo wing e patate dolci fritte. Qui le
fanno bene le patate, ti vanno?.
Perch le chiamano buffalo wing se poi sono solo alette di
pollo?.
Il termine evidenzia una fantasia giocosa.
 solo offensivo. In meno di cento anni, gli americani hanno
ridotto del novantanove virgola nove percento la popolazione
dell'animale che rappresenta la quintessenza del continente. Ne
restavano solo ventitr quando....
Alice, prendi le patate.
"Lo sai che pi del quaranta percento del cibo che mangiamo
 geneticamente modificato?, disse lei con tono stanco, poi diede
uno sguardo al t freddo che aveva davanti. In quel locale ogni
cosa era grande, enorme. Ce ne sar stato quasi un litro, in quel
ripugnante bicchiere di plastica rosa.
Da quant'era che non lo amava pi?, si chiese Sherwin. Per circa
due settimane avrebbe potuto chiederle qualunque cosa e lei
l'avrebbe fatta. Si poteva definire amore? Credeva d'avere tutto il
tempo del mondo per decidere cosa fare. L'aveva fatto divertire,
ma l'aveva anche disgustato. L'avevano sempre disgustato le donne,
fessure baffute, irresponsabili, barbare, pronte a mangiarti
vivo. In certi sogni abbracciava una donna e quella si trasformava
in un pilastro di sangue.
E allora, da quand' che non sei pi pazza di me?.
Alice arross. Sono sempre pazza di te. Perch mi hai detto
che hai un occhio di vetro se non  vero?.
Solo per fare due chiacchiere, disse Sherwin. Ma visto che
non sei pi pazza di me, perch non mi dici cos' che ti aspettavi
da me fin dall'inizio?.
Non mi aspetto niente da te, disse Alice. Volevo solo stare
con te, come ora. Si guard intorno, osserv le due donne
vocianti che sedevano al tavolo accanto. Avevano versato dello
zucchero sul cibo per impedirsi di mangiare oltre.
Allora vado a ritirare l'asciugacapelli che avevo fatto riparare,
raccontava una,  ancora in garanzia ma quelli non stanno
pi l - sulla porta c' una freccia che dice trasferiti tre chilometri
avanti -, vado tre chilometri pi avanti e trovo questa
casa, tipo hacienda, ma senza pretese, col tetto di tegole e una
corte centrale, entro per riprendermi quel cavolo di asciugacapelliche non ha mai funzionato bene e dico: Ma cos' questa, una
casa?. E loro:  la casa di Tarzan Zambini!. E io: Chi diavolo  Tarzan Zambini?. E insomma era un domatore di leoni che
si era ritirato l con i suoi leoni. I leoni occupavano un lato della
casa e Tarzan l'altro, e in mezzo c'era una piscina dove ci nuotavano
i leoni, a loro piaceva moltissimo, ma Tarzan ha dovuto
trasferirsi e dar via i leoni quando ci hanno fatto passare l'autostrada.
Cio, se ne stava l fuori con i suoi leoni, in mezzo al nulla,
ed ecco che arriva l'inesorabile ingranaggio del progresso a
tagliargli in due la propriet, e dove prima giocavano i leoni ora
ci sono questi stupidi tagliaerba.
E Tarzan dov' andato?.
Sar morto. Dove pu andarsene uno abituato a stare con i
leoni? Ci sono molti appartamenti con giardino che non costano
molto e sono sicuri, ma chi lo vorrebbe come vicino un vecchietto
eccentrico come Tarzan? Probabilmente non gli lascerebbero
nemmeno stendere fuori i panni.
Mi dispiace contraddirti, Vivian, disse la sua amica, ma sarebbero
tenuti a lasciarglieli stendere, purch non fossero visibili
dalla strada.
Alice non sapeva cosa pensare del destino di Tarzan Zambini.
Se l'era meritato o no?
Intanto erano arrivate le ali di pollo insieme alle patate dolci
fritte. Sherwin era in smoking. Aveva le dita unte. In passato,
guardarlo le aveva procurato un intenso piacere ma in quel momento
Alice non provava nulla. Sarebbe stata per sempre una
vacua spettatrice al banchetto della vita? Agit il t freddo e ne
rovesci qualche goccia. Mangi un po' di pane.
Quello  un quadro famoso, disse Sherwin.
Al vistoso oggetto era stata dedicata una parete intera. Famoso?,
disse Alice.
E la riproduzione di un quadro famoso. Gli iceberg.
Mi piace, ammise Alice, ma qui mi sembra fuori posto.
Non mi pare un arredo appropriato.  come l'aria condizionata
per un proprietario troppo avaro. Non che io approvi l'aria
condizionata.
Sai perch mi piace? Perch non ci sono esseri umani. C' una
storiella dietro quel quadro. Vedi quel minuscolo albero di nave
nell'angolo?.
C' sopra del cibo, mi sembra. L'opera non era rimasta indenne
da schizzi.
 la coffa di una nave affondata. Il pittore si chiamava Church,
un paesaggista famoso un centinaio di anni fa, ma quando espose
Gli iceberg nessuno sembr farci caso. La reazione fu cos tiepida
che Church se lo riport nel suo studio e ci aggiunse quella
piccola coffa scassata per conferirgli un minimo di dimensione
umana, capisci cosa intendo? Come a dire, l'uomo  stato qui e
anche se  stato distrutto  giunto a vedere questa cosa fredda,
immensa, monumentale ed  stato nobilitato proprio dalla sua insignificanza
di fronte a essa.
E con il relitto  piaciuto di pi?. Era la pi lieve delle correzioni,
riflett Alice.
Al pubblico? No, i relitti marini non hanno mai commosso
il pubblico. Sono serviti solo come memento della loro nullit,
dell'essere tutti vagabondi senza meta, alla deriva in questa
vita, nient'altro. Il pubblico odi quel quadro. Church ne fu affranto.
Frederic Edwin Church. Della scuola luminista. Sherwin
guard Alice pensoso. Non era per niente sensuale, ma lo conturbava.
Voleva andarsene lontano e poi chiamarla a s, ecco cosa
voleva. Voleva partire e voleva che lei lo seguisse. Siamo esuli,
qui. Siamo stranieri e pellegrini in questo luogo. Una festa, solo
loro due, una solitudine per due. Voleva volgerla a s.
Nota la sagoma cruciforme, disse Sherwin.  un simbolo
molto ricorrente. Il simbolo dei simboli. La croce rappresenta una
via d'uscita; si muove, si rinnova, allude a un viaggio che continua.
Church, per, ne ha fatto un uso cinico. Il quadro  sparito.
Non lo si  pi visto per centosedici anni. Poi l'hanno ritrovato. In
qualche sottoscala di un riformatorio maschile.
Perch non femminile?, disse Alice. Forse la storia che stava
ascoltando non era vera, c'era ancora la possibilit di modificarla.
Annabel le aveva raccomandato di non assecondarlo credendo
a tutto quello che diceva.
Sherwin scoppi a ridere. Femminile! L'avrebbero fatto a
brandelli con le loro lunghe unghie laccate. Avrebbero voluto vederlo
bruciare.  stata la provvidenza a tenerlo alla larga da un
riformatorio femminile.
Beh, e cosa gli hanno fatto i ragazzi del riformatorio?.
Non gli hanno fatto niente, tranne uno che l'ha firmato.
Ben fatto!, esclam Alice. Cosa gli  successo?.
Lascia perdere, ormai  morto. Non vuoi appartenermi?.
Alice sorseggi il suo t freddo. Aveva lo stesso odore dell'orecchio
di Furia. Alcune di quelle tisane erano veramente troppo.
Arriv il cameriere. Impossibile dormire, impossibile star
svegli, disse. Posso portarvi altro? Una bella torta di fango?.
Per mia moglie, forse, disse Sherwin.
Il cameriere la guard divertito. Alice arross e scosse il capo.
No no, va bene cos. Sherwin estrasse una banconota da venti
dal portafogli e la diede all'uomo, che indossava guanti di plastica
bianchi.
Vi auguro di trascorrere bene quel che vi rimane da vivere,
disse il cameriere. Devo tossire. Si gir.
Sherwin scosse la testa. Infausto inizio dell'ultimo atto.
In questo posto non si capisce niente, disse Alice.
Perch sei figlia della cultura dominante.
Io non sono figlia di nessuno, disse Alice.
Non verremo mai pi in questo posto.
Bene.
A volte scelgo i covi della malavita, ma a volte mi piace anche
starne alla larga.
Alice gett uno sguardo alle due donne. Per sicurezza, stavano
cospargendo le loro pietanze di altro zucchero. Di Tarzan
Zambini non si parlava pi.
Nessun malvivente viene a mangiare in questo posto.
Solo tu e io.
Magari, disse Alice speranzosa.
Fuori, un uomo in stracci multicolori urlava nella via deserta.
Inveiva contro un mondo assai meno affettuoso di quanto non
avesse immaginato.
Eh gi, disse Sherwin, tu e io.
Alice sbocconcell un altro po' di pane.
Cos'hai intenzione di fare con quel dente?.
Mi far mettere un impianto, rispose lei con aria colpevole.
Ti potranno identificare dai denti. La tua vita non sar pi
tua.
Non ho l'assistenza sanitaria, disse Alice.
Credevo volessi scardinare il sistema. Per farlo non ti serve
una dentatura perfetta.
Non ho mai avuto nemmeno una carie, disse Alice.
Aspetta solo un po' e ti faranno una densitometria ossea. Il
tempo passa cos, disse con uno schiocco delle sue lunghe dita.
Comunque voglio confessarti una cosa. Non era mia intenzione
arrivare fino a quest'et. Ti va se ci facciamo le coccole nella
vasca da bagno?.
Detta cos non sembrava una cosa molto igienica. Certo,
disse Alice, solo che tu non ce l'hai la vasca da bagno. S'era ricordata
di non aver visto nessuna vasca a casa sua. C'era invece
un box doccia di dubbia stabilit.
Conosci qualcuno che ha una vasca?. Sherwin si accese
un'altra sigaretta, con la mano un po' tremante. Non era la
prima volta che ci provava. Quelli come lui avevano un nome.
Tentatori. Suicidi mancati. Tentatore gli piaceva di pi. Se ci riuscivi,
rientravi nei Suicidi riusciti, anche se il verbo riuscire
veniva evitato. Ne conosceva certi... Larry, un suicida riuscito
al di sopra degli altri. Se n'era andato indossando una giacca di
pelle magnifica. Nessuno di loro aveva nemmeno mai saputo che
possedesse una giacca simile. In feto di vitello, o di qualche altra
creatura ineffabile, butirrosa. Larry aveva usato pasticche e
Absolut Vodka, e che spettacolo aveva offerto: un'acconciatura
fresca di barbiere, la pedicure, un tocco di lustrini sulle palpebre,
Purcell a gog sul suo esclusivo impianto stereo. Cave, Cave,
Dominus videt... Larry era veramente convinto che Dio lo
guardasse!
E la tua amica Corvus? Lei non ce l'ha una vasca da bagno da
prestarci? Mi  sempre parsa un tipo mistico, pessimista. Combinazione
interessante.
Tu e Corvus non dovreste nemmeno incontrarvi, disse Alice.
Che vuoi dire? Ci siamo gi incontrati.
Con lei non puoi parlare cos, come stiamo parlando ora, tutta
questa roba tipo io ti amo', le parole sono solo rumore', e
adesso questa storia della vasca da bagno.
Hai capito a cosa alludo, disse Sherwin. Per me  una cosa
meravigliosa.
Tu sei come una malattia, disse Alice con sincerit, una malattia
immunizzante. A me queste cose piacciono. Ma a Corvus
no, no, no.
Una malattia immunizzante, disse Sherwin.
Corvus ... non voglio che tu parli di Corvus. Si alz. Voglio
andare via.
Ricomparve l'orribile cameriere. Sembrava estasiato quando
li fissava. Uscendo, Sherwin guard Gli iceberg. C'era attaccato
qualcosa, Alice aveva visto bene. Non era proprio cibo, piuttosto
macchie di cibo. Quella coffa era veramente un tocco sagace, in
parte frutto di disperazione, si capisce, ma per Sherwin qualunque
cosa a forma di croce era sempre la benvenuta. La croce era
l'immagine simbolica della morte, una morte distinta dalla mera
anonimit biologica, una morte circondata da un'aura di speranza
e d'incertezza.
Fuori, in strada, l'uomo arlecchino urlava: La parola Dio
chiava le menti di certa gente!.
La parola giusta sarebbe chiude, gli disse Sherwin con gentilezza.
Intendeva dire chiude, vero?.
 
Capitolo 27.

Emily Bliss Pickless viveva con la madre, il cui fidanzato pi recente
era un certo John Crimmins. Si erano conosciuti a un poligono
di tiro, il posto dove la madre di Emily aveva incontrato la
maggior parte dei suoi fidanzati ma sempre attenendosi alla regola
di non frequentare mai contemporaneamente due uomini
dello stesso ambiente. La madre di Emily pensava che questo John
Crimmins avesse un'intelligenza oscura. Emily non era della
stessa opinione, ma non poteva lamentarsi di lui. E nemmeno
ne sentiva la mancanza quando non si faceva vedere.
La prima cosa che Crimmins confid a Emily fu che lui sarebbe
potuto essere il figlio di Dio.  un'ipotesi che sto verificando,
disse. Intanto ho o no le sue stesse iniziali?. Le aveva
sorriso. Pensava che Emily fosse una povera tonta.
Io non potrei mai essere il figlio di Dio, disse Emily, poco interessata
alla faccenda.
No, tu non potresti, convenne John Crimmins.
Erano molte le cose che non piacevano a John Crimmins, ne
aveva liste e liste, e incoraggiava Emily ad essere altrettanto selettiva
nella sua vita, pur ammonendola a non avere le sue stesse
idiosincrasie. A Emily lui non piaceva abbastanza da adottarne le
idiosincrasie. A J. C. non piacevano la maionese, i cani, la birra
in lattina.
Perch non ti piacciono i cani?, gli aveva chiesto una volta
Emily.
Cosa sai tu del figlio di Dio?.
Non molto, ammise Emily.
Fu inchiodato a una croce di legno e lasciato morire l appeso.
Beh, questo lo so, disse Emily. Lo sanno tutti. Per molti
era la parte pi avvincente della storia. Aveva anche sentito dire
che era tornato, che era risorto, cosa che trovava del tutto rivoltante,
ripugnante e impossibile.
Cos'altro sai?, indag J. C. Sedeva tutto chino sul tavolo
della colazione, a osservare certi cereali che tingevano il latte
d'azzurro. La madre di Emily dormiva ancora.
Durante le prime settimane della loro conoscenza, Emily aveva
fatto finta di non saper leggere. Gli chiedeva di leggerle le insegne,
i cartelloni, le copertine delle riviste, i titoli dei giornali
eccetera, e lui, nel leggergliele, commetteva sempre qualche errore.
A volte cambiava una parola, ma pi spesso modificava il
significato. E cos, per un po', ognuno dei due si era divertito
a modo suo. Emily non pensava che lui avesse mai sospettato
niente.
Nient'altro, rispose Emily. Me ne dimentico. Con gli adulti
era meglio fare i finti tonti, altrimenti tanto valeva non averci
a che fare.
Quando il figlio di Dio mor, non rimase niente di lui da
seppellire. Perfino le sue ossa erano sparite. Non ne era rimasta
nemmeno una briciola. Vuoi sapere come e perch?.
Emily mosse la testa su e gi pi lentamente che poteva. Sua
madre era di bocca buona quando si trattava di uomini.
I cani si erano portati via tutto. I cani che bazzicavano sotto
le persone crocifisse. Quelli rimanevano l appesi a fare da cibo
per cani, da avanzi per i cani, una cosa orribile. Ecco perch il figlio
di Dio  sparito dal sepolcro: perch non ci  mai stato, aveva
riempito le pance dei cani. Ancora oggi, sai, se potesse un cane ti
mangerebbe. Se ti trovi in una stanza con un cane affamato e per
qualche ragione sei indifesa, quello ti mangia.
No, se gli piaci, propose Emily.
Se gli piaci, sbuff J. C., ti si manger anche se ti vuole bene,
credimi.
La madre di Emily entr in cucina. Guard Emily solo per un
istante, quasi si stesse chiedendo come fosse arrivata l, ma poi
sembr contenta. La madre le voleva un gran bene, ma capitava
spesso che la guardasse in quel modo dopo poche ore di separazione,
soprattutto se si trattava delle ore notturne. Emily non ci
faceva troppo caso, anzi le sembrava di essere un fiorellino appena
sbocciato che aveva colto tutti di sorpresa.
Un'altra cosa che non mi piace, continu J. C., sono le saponette
degli altri.
Non  che hai usato la mia saponetta con il papero e il pulcino,
vero?. Emily aveva le sue saponette profumate ma evitava di
usarle per evitare che perdessero la loro caratteristica forma. Era
per questa riluttanza che il corpo di Emily appariva sempre trascurato.
Mamma, non fargli usare le mie saponette.
J. C. non ci pensa nemmeno a toccare le tue saponette, tesoro,
disse sua madre, e sbadigli.
J. C. e Emily guardarono l'enorme sbadiglio della donna. Emily
temeva che un giorno o l'altro la mascella le sarebbe rimasta bloccata
come una serratura a scatto, con il risultato che sua madre
non avrebbe potuto pi lavorare; Emily si immaginava loro due
aggirarsi per strada vestite di stracci a chiedere la carit, la bocca
di sua madre coperta da un velo per evitare che la gente ci tirasse
dentro le monete, e per tenerne fuori gli insetti.
Detesto vederti appena svegliata, disse J. C. Tu sei una donna
elegante, deliziosa, bella, ma vederti appena svegliata  una
pena che non dovrebbe essere inflitta a nessuno.
Con le mani davanti alla bocca, ancora sbadigliante, la madre
di Emily batt in ritirata nella camera da letto.
Dovrebbe prendere un farmaco o qualcosa del genere, disse
J.C.
Insomma  solo per quello che non ti piacciono i cani?.
Non ti basta? Ti sto dicendo qualcosa che  documentato
dalla storia.  da troppo tempo che i cani la passano liscia per
tutto quello che fanno.
Hai mai morso qualcuno?, gli chiese Emily. Mi piacerebbe
poter mordere qualcuno quando ne ho voglia.
Hai l'aria di una che morde infatti, disse J. C. Vorresti mordere
me?.
Ma qui Emily esit.
Dai, dai. Il braccio che J. C. le offr aveva peli neri fino al
gomito, l si interrompevano bruscamente. Non tutti ti darebbero
un'occasione come questa.
Emily continu a esitare, con il sospetto che se avesse effettivamente
affondato i denti nel suo braccio, lui l'avrebbe sbattuta
con un ceffone dall'altra parte della stanza e poi dritta al camposanto.
Lei aveva una missione da compiere in questa vita, anche
se non sapeva bene quale.

 Capitolo 28.

Dobbiamo vedere cose che ora non siamo in grado di vedere, ripeteva
tutto il giorno l'infermiera Daisy, e non vedere quelle che
ora vediamo. Alice assisteva l'infermiera nel bagno del povero
Fred Fallow, che pesava quasi centosessanta chili e che bisognava
calare nella vasca con un argano. A lei toccava sfregargli la schiena
con una lunga asta che somigliava a un pennello da trucco.
Quando lo faccio, disse l'infermiera Daisy manovrando il
sostegno, penso sempre di travasare un delfino nella sua nuova
casa, in un acquario. Una volta ho visto una foto su una rivista.
Come va, giovanotto? Bella l'acqua calda sul didietro, eh, Freddie?
Come stanno le chiappette?.
Freddie emise un lamento lancinante, strangolato.
E su e gi, e avanti e indietro, ti facciamo bello, Freddie, canticchiava
l'infermiera Daisy regolando il marchingegno con il
quale Freddie fendeva l'acqua, avanti e indietro. Elemento straordinario,
l'acqua, vero?  esente dal bagnarsi.  esente dal bagnarsi
come Dio  esente dalle passioni amorose.
Questa l'ho gi sentita, disse Alice, dando di spazzola. Almeno
la prima parte, non so dove. Sherwin, probabilmente, che
amava le esenzioni di qualsiasi tipo.
Non mi meraviglio, disse l'infermiera Daisy. I pensieri si
comunicano per infusione.
Quando l'aveva conosciuta, Alice si era chiesta come mai l'infermiera
non fosse addetta alla riabilitazione, forte e instancabile
com'era nello stimolare gli inerti fardelli delle sue cure, ma pi le
faceva da assistente, pi le appariva chiaro perch cos non fosse.
L'infermiera Daisy dispensava cupe omelie su un Dio insulso
e distratto - a Alice peraltro del tutto sconosciute -, e le riversava
con entusiasmo nelle orecchie di quei disperati. Dio, secondo
l'infermiera Daisy, aveva per la sua progenie gli stessi istinti
materni di un alligatore. Buona volont e opere di bene non ti
avrebbero salvato. Inutile combattere, inutile sforzarsi. Si vive e
si muore come piccoli semi infecondi.
Agitava avanti e indietro il piagnucoloso Freddie nell'acqua,
mentre Alice gli spennellava ansiosa la schiena. L'infermiera era
tarchiata e giallastra, con una voce melodiosa e capelli morbidi
come filo spinato. L'infermiera Daisy non aveva un aspetto coerente:
i suoi tratti fisici erano allo stesso tempo pronunciati e in
vivace contrasto. Poteva anche darsi che fosse convinta di amare
davvero le anime sciagurate che raccoglieva sotto la sua ala fredda
e inospitale.
Alice, a proposito dell'anima, aveva una sua piccola teoria, anche
se non la condivideva volentieri dopo il discredito in cui erano
incorse altre sue teorie. Per esempio, da bambina Alice era convinta
che il sesso di un nascituro fosse determinato da chi nel fare
l'amore si fosse speso di pi: se era stata la donna a concentrarsi
di pi nascevano le femminucce, altrimenti, se la donna era un
po' distratta, era la volta dei maschietti. Quanto all'anima, aveva
provvisoriamente concluso che chi finiva in quella stazione intermedia
incerata e fluorescente che era Green Palms, l'anima di lui
o di lei era ancora in cerca di quel tesoro a lei sola riservato. Solo
che la ricerca era andata un tantino per le lunghe. L'anima non sapeva
dove si trovasse, sapeva solo che era l dove il tesoro a lei sola
riservato non si sarebbe mai manifestato. Come conclusione provvisoria,
doveva ammettere Alice, non era un granch; tra l'altro,
evitava addirittura di affrontare alcuni nodi fondamentali. Eppure
doveva esserci una spiegazione: com'era possibile che alcune persone
divenissero propriet della morte ben prima di essere morte?
 la lascita la vera causa della morte, ripeteva sempre l'infermiera
Daisy, ed era per questo che non le era consentito compilare
i certificati di morte, anche se una volta aveva scarabocchiato:
La trappola, una volta posizionata, non si stanca mai di aspettare.
Sfugg ai controlli grazie alla sua scrittura indecifrabile.
L'infermiera Daisy trascinava e sbatacchiava Freddie nella vasca.
Non ti senti di nuovo bambino, Freddie? Qui tranquillo a
fare ciaf ciaf, con tutta la vita davanti, che poi  per questo che
non ti ricordi niente. Poi l'infermiera Daisy si volt verso Alice.
Cara, altra schiuma, per favore.
Alice tir su la spazzola e la insapon con una saponetta
Ivory. I suoi tentativi di persuadere l'infermiera Daisy a non usare
quella marca erano risultati vani.
Testano tutti i prodotti sugli animali, le disse Alice. Se
vuole, le porto delle brochure che fanno impressione. Le faranno
cambiare idea.
Il sapone Ivory  la madeleine dell'innocenza del nostro paese,
disse l'infermiera Daisy. Nessuno resiste all'evocativo aroma
di Ivory sui vestiti o sulla pelle, ma  sulle lenzuola che d il
meglio di s. L'aroma rimanda agli alberi e alla terra, alla pasta
del pane che lievita setosa, alle piogge dell'alba. Il silenzioso
peso dell'infrastruttura, delle concessioni, dei settecento canali...
la sua fragranza ci solleva da tutto. Agit le manine ruvide
al cielo.
La casa produttrice del sapone Ivory  responsabile della morte
di cinquantamila animali ogni anno, disse Alice.
La nostra capacit di fare del male non ha nulla a che vedere
con la nostra innocenza, disse l'infermiera Daisy. Devo dirtelo,
cara, a volte, a sentirti parlare, sembri una appena caduta dal pero.
Cal Freddie in fondo alla vasca per due volte in rapida successione.
Cuc! Cuc! Settete! Rieccolo!.
Quando Alice aveva cominciato a frequentare il posto Freddie
diceva: Voglio andare a caaaasa, proprio come tutti gli altri, ma
ora non lo diceva pi. La direzione aveva spiegato a Corvus e a
Alice che gli ospiti non volevano, andare a casa sul serio: volevano
solo che le cose tornassero com'erano una volta. Una precisazione
che andava fatta. La casa non c'entrava nulla, cos avevano assicurato
a Alice e a Corvus.
Dov' la tua amica, oggi?, chiese l'infermiera Daisy.
Quale?, disse lei.
L'unica che hai. Alla tua et anch'io avevo un'amica sola. Abbiamo
passato insieme l'adolescenza.
Assiste l'infermiera Cormac, disse Alice.
L'infermiera Cormac  nata col soggolo in testa. La odio per
quant' devota. Non ha le palle. La persona pi pavida che abbia
mai conosciuto. Una benefattrice inconcludente. Una sempliciotta.
Lo diceva senza scaldarsi troppo.
Alice spennellava Freddie, scontenta. Era cos vecchio, inerte,
massiccio, e cos vivo.
Non ha mai fatto affogare qualcuno facendo questo lavoro?,
chiese Alice.
Secondo te me lo lascerebbero fare ancora?. Sollev di poco
Freddie con l'argano.
Beh, non lo so, disse Alice. Non le sembra che ora sia abbastanza
pulito?.
L'infermiera Daisy fece l'atto di guardare l'orologio al polso,
bench Alice non gliene avesse mai visto portare uno. Pu ancora
darsi che il tuo cerchio si chiuda oggi, Freddie. C' ancora
un po' di tempo perch il cerchio faccia il suo dovere. Ma il cerchio
decide lui quando chiudersi, vero, Freddie? Non puoi affrettare
il tuo ritorno alla polvere, la tua evaporazione in gocciole sul
mare.... Aveva sollevato Freddie dalla vasca da bagno e lo manteneva
in posizione pi o meno seduta su una lettiga ricoperta di
vinile imbottito. Asciugamani, cara, per favore, disse a Alice.
Con un certo sollievo, Alice fasci Freddie con l'asciugamano.
Un odore di sapone sal dalla sua pallida testa a mappamondo.
Innocenza. Incomprensione.
Eccolo qui il mio coniglietto, disse l'infermiera Daisy.
Qualcuno url, Alice sbatt gli occhi.
Niente di grave, disse l'infermiera Daisy. Conosco le mie
urla.
Alice si incup.
Pensi che mi diverta ad aggiungere un pizzico di sofferenza
in pi, vero?, disse l'infermiera. Ma il fatto  che qui nessuno
si accorge di soffrire.  la tragedia di questo posto. Tutta questa
sofferenza calibrata alla perfezione, e nemmeno un briciolo di
consapevolezza.
L'infermiera Daisy asciug Freddie e lo rivest con una felpa
azzurra (oggi gli Iowa Hawkeyes, Freddie), il pannolino e i
pantaloni rossi della tuta. Osserv la sua opera con un'espressione
molto complicata, un'espressione che l'infermiera Cormac non
avrebbe potuto assumere nemmeno se le fosse stata dipinta in
faccia. Con un dito sistem le rigogliose sopracciglia di Freddie.
La carne intorno alla sobria fede nuziale d'oro era gonfia. Avrebbe
dovuto farla tagliare e allargare, pens Alice.
Lei ha un marito a casa che la aspetta?, indag Alice. Non
riusciva a immaginarselo.
Sono sicura che la tua storia  molto pi interessante della
mia. Acquisti dei crediti venendo qui? Dei punti?.
Penso proprio di no, disse Alice.
Complicado, i nostri impulsi. I calzini, cara, per i piedi di
Freddie.
Alice apr una nuova confezione di calzini monotaglia. Si inginocchi
e infil i calzini bianchi a quei piedoni tristemente caldi,
poi vi cal sopra i pantaloni della tuta. Occultata sottopelle,
appena a ridosso dello sterno, una batteria teneva futilmente in
moto il suo cuore stanco. Gli era stata impiantata quando si era
appena cominciato a discutere del suo futuro. La maggioranza
degli ospiti di Green Palms ne aveva una simile. L'agnellino del
diavolo, era cos che la chiamava l'infermiera Daisy. Le calze,
le chiamava i calzini antiscivolo per superare il baratro: il baratro,
da quello che Alice aveva capito, era il confine tra la vita
e la morte, anche se l il baratro si era ristretto fino a diventare
una crepa, anche meno di una crepa, un solco, un banale dettaglio
tecnico in cui le persone di quel posto non riuscivano a
precipitare.
Di solito Freddie riceveva le visite della figlia, una signora di
sessantasei anni. Era un po' per che Alice non la vedeva.
Spinsero Freddie in carrozzina fuori dal lavatoio nel corridoio
principale, poi fino a una veranda chiusa, dove lo depositarono
in compagnia di tre silenziosi ospiti, conciati allo stesso modo.
La veranda dava sul pergolato sotto cui l'impiegato del mese poteva
parcheggiare l'auto. Per tutto quel mese era stato occupato
da un'auto ammaccata, dipinta con mano infantile a fiori, violette
e petunie. Apparteneva all'infermiera Cormac, un'abituale destinataria
di quella onorificenza.
Niente margherite, come avrai notato, disse l'infermiera Daisy.
Un'omissione di certo ponderata.
Lei  mai riuscita a parcheggiare l?.
L'infermiera Daisy ignor quell'assurdit, anche se un lieve
sbuffo le usc dalle delicate narici, un'altra anomalia di quella
sua faccia squadrata e asimmetrica. Il campionario dei suoi lineamenti,
se non la mobilit, pareva infinito.
Rimasero entrambe a osservare la piccola automobile, ottimistica,
affidabile. Dallo specchietto retrovisore pendeva un pesce
di legno scolpito in Terrasanta, di cui notoriamente l'infermiera
Cormac si vantava molto. Aveva uno stile pi astratto che classico.
L'unica altra spiegazione per quella banale visione dell'artista
era che non fosse affatto un pesce.
Si girarono e imboccarono di nuovo il corridoio, precedute dagli
odori della cena: pur, carne tritata, passate e polpette.
Se ci sbrighiamo, disse l'infermiera Daisy, siamo ancora in
tempo per fare il bagno a Hattie. Hattie di Philadelphia era stata
una donna splendida e con una bella voce. Eccola l, grinzosa,
muta e pesante s e no come uno stereo portatile. Il corpo
 qualcosa di insensato, era cos che la rassicurava l'infermiera
Daisy, nient'altro che una copia, un sostituto, un sabotatore,
una truffa e un ladro. Ma chiss perch, le sue parole non
ottenevano mai il desiderato effetto. Se da un lato l'infermiera
Cormac era rinomata per garantire a tutti, con il tocco delle sue
mani gelide, che Nostro Signore Ges Cristo sarebbe apparso
in modo tale che tutti sarebbero stati in grado di vederlo, nella
forma da ciascuno meglio riconoscibile, fatto su misura per
il compimento di ogni singola vita, dall'altro l'infermiera Daisy
prospettava una fine senza ambizioni n fantasia, che giungeva
in maniera stanca e mai puntuale.
Uno scarico di gabinetto. Poi un ululato: Voglio andare a
caaaasa.
Sai cosa faceva Freddie, nella vita? Era un uomo importante,
un brav'uomo. Non  un segreto. Ora ti racconto. Ha influito su
migliaia di vite, in questo Stato.
Fa differenza?, chiese Alice.
Allora, per te, la realt  solo il presente? E cos che la vedi,
tu?.
Era la domanda pi straordinaria che Alice avesse mai sentito.
Non sapeva minimamente come rispondere. Comunque disse:
La realt non  il presente, come avrebbe potuto dire suo
nonno anche se, per quanto ne sapeva lei, non l'aveva mai detto.
Si chiese dove andasse l'infermiera Daisy una volta finito il lavoro.
Immagin la sua casa come un inospitale groviglio di vimini e
spine.
Oh oh, disse lei, buona questa. Presente nel senso di
regalo. Te la senti di assistermi con Hattie?. Era persuasa che Alice
non appartenesse alla legione dei suoi anonimi accusatori.
E in effetti Alice non era una di loro, ma non di meno quella
donna la sfiniva. Arrossendo, ment: Devo andare al cinema
con le mie amiche.
Ai miei tempi, disse l'infermiera Daisy, quando andavi al
cinema, appena ti sedevi e spegnevano le luci, sullo schermo appariva
un divo del cinema che ti invitava a fare una donazione
per qualche nobile causa che promuovesse la salute o la longevit.
Una malattia da debellare, qualche pezzo dell'opera del demonio
da distruggere. Pensi che malattie e morte siano opera del
demonio?.
No.
Il demonio  il fratello di Ges. Prova a dirlo all'infermiera
Cormac un giorno o l'altro, andr su tutte le furie. Capisci qualcosa
di elettricit?.
Le particelle cariche si manifestano tramite azioni di attrazione
e repulsione, pens meccanicamente Alice, consapevole
che quella spiegazione non sarebbe stata giudicata soddisfacente
dall'infermiera.
L'elettricit negativa vale quanto quella positiva, la ammaestr
l'infermiera Daisy. Sempre di elettricit si tratta.
Alice pens con disagio al suo utilizzo, spesso scriteriato, delle
apparecchiature elettriche.
Per tornare al film di cui ti stavo parlando, o piuttosto di
com'era ai miei tempi l'annuncio che precedeva il film. Appariva
una star del cinema e quella star ti rivolgeva la parola, direttamente,
guardandoti negli occhi. Si rendeva conto che eri l,
davanti a lui. E ti parlava di questa o di quella malattia, di un'epidemia
virale, o di qualche ingiustizia genetica, e le sue parole
erano inframmezzate da immagini dell'umanit in lotta in ogni
modo possibile per il proprio benessere, e alla fine ti ringraziava
in anticipo per aver aperto il tuo cuore. Poi si accendevano le
luci, e dei tizi passavano lungo le corsie della sala per raccogliere
le donazioni. La gente si frugava nelle tasche e nelle borsette
e donava per combattere il male che affliggeva il prossimo. Saranno
state le luci, le file di poltrone zeppe di sconosciuti e l'attesa
per il film, ma accadeva che tutti donavano, non ce n'era uno
che si astenesse.
Io mi sarei astenuta.
Con il tuo quartino avrebbero comprato una scimmia, con il
decino un coniglio e con il nichelino un topo per aiutare i ricercatori
a trovare le cure.
Cosa?!, strill Alice. Lei non ha dato niente, vero? Cio, ha
abbandonato il cinema per protesta, giusto?.
All'epoca, con un quartino potevi davvero dare una mano.
Le cose erano pi semplici di oggi. Oggi  pi difficile farti venire
il senso di colpa. Ti ricordi quel tale che ha messo una bomba
in un palazzo ammazzando centosessanta persone? La sorella
ha detto che non  colpevole, anche se  stato senz'altro lui. La
sorella ha detto: Mio fratello non  un mostro. E ha ricordato
tutti i bei momenti passati insieme. Giocavano sempre a Chiedo.
Quand'era il compleanno dei genitori, gli preparavano la
colazione e gliela portavano a letto. Secondo te, quand' cominciato
questo rituale cos americano? A me  sempre sembrato poco
salubre. Portare la colazione a letto ai genitori il giorno del
loro compleanno? Tu non l'hai mai fatto, ci metterei la mano sul
fuoco.
Avevano raggiunto la sala-infermiere, dove si parlava della sera
prima, quando due ospiti dello stesso piano erano morti a dieci
minuti di distanza l'uno dall'altro.
Succede spessissimo, diceva una. Passano mesi, poi da un
momento all'altro uno se ne va. E un attimo dopo anche l'altro.
 come se dicesse va beh, gi che ci sono', disse l'altra infermiera
un po' stordita. Studiava un vassoio di biscotti come se dovesse
fare una scelta, quando era ovvio che non era cos perch,
da quanto vedeva Alice, tutti i biscotti erano identici, marrone e
rotondi con una pralinatura colorata. Sembravano disperati, fatti
da qualcuno senza speranza. A Green Palms la maggior parte
dei regali e degli oggetti apparivano cos. Quando alla fine
l'infermiera ne scelse uno, per prenderlo dovette spostarne altri.
Proprio mentre dava il primo morso, quell'arnese rinsecchito di
Wilson Greer fece il suo ingresso sulla sedia a rotelle.
 balut quello, signore? Lasciatene un po' anche agli altri,
bont di Cristo! Non strafogatevi!. Allung le dita ossute verso
il vassoio. Wilson si era ficcato in testa che tutte le leccornie
circondate da un capannello di gente fossero embrioni di anatra
ancora nel guscio, una scoperta che aveva fatto nelle Filippine
prima di diventare ospite dell'imperatore e di partecipare alla
marcia della morte di Bataan. In quel piano, non c'era pi nessuno
che non associasse il risucchio di uno scarico con la memoria
uditiva di Wilson quando ricordava il suono prodotto dal
suo miglior amico e collega ufficiale, colonnello Rodney Wren,
trucidato a colpi di baionetta per strada. Non c'era nessuno che
avesse mai trascorso cinque minuti in compagnia di Wilson a cui
quest'orecchiabile motivetto
Ai bastardi combattenti di Bataan,
niente mamma, niente pap n zio Sam
niente zie, sorelle, spose o nipotine,
niente rivoltelle, bombe o carabine,
contan tutti men di un can...
non risuonasse gioioso nel cervello, insistente come il numero di
un musical.
Non  cos che si mangia, disse all'infermiera il canuto guerriero.
Bisogna farci un buchetto, aspirare il sugo, poi pelare via
il guscio leeentamente e mangiare il tuorlo e il pulcino. I migliori
sono quelli che non hanno ancora il becco e le penne, ma non
si pu mica sempre scegliere, no?.
Il gruppo cominci a sciogliersi alla spicciolata. E voi sareste
balut?, disse Wilson ai biscotti. Vergognatevi.
Alice arraff tre biscotti dal vassoio e cerc di inghiottirli senza
farsi vedere.
Mi hanno affidato alla psicochirurgia, sapete, disse Wilson.
Mi hanno installato elettrodi sensibilissimi proprio in mezzo
al cervello in modo da mandare le mie onde cerebrali a un computer
centrale attraverso una radioricetrasmittente. Ogni volta
che mi viene un impulso che loro giudicano sconveniente, il
computer risponde con un messaggio che me lo inibisce. Il computer
blocca praticamente qualsiasi mio comportamento. Non
distinguo pi l'alto dal basso, non distinguo il culo dal gomito.
La mia bussola interna  fuori uso. La mia guida indiana mi ha
abbandonato.
Alice lo guardava impotente. Un'infermiera spinse lo schienale
della sedia a rotelle e disse: Su, Wilson,  ora della pappa.
Stronza, troia, baldracca, disse Wilson. Lurido animale
fantasma.
Bont divina, disse allegra l'infermiera, spedendo senza complimenti
la sedia a rotelle contro il muro. L'urto lo mise a tacere.
Alice l'aveva capita benissimo quella storia di aver perso la
guida indiana. Era la cosa peggiore. Non dovevano abbandonarti
mai, ma questo avveniva solo a condizione che gli eventi si
svolgessero come previsto, cosa che accadeva raramente. Tuttavia,
mai una guida indiana avrebbe condotto qualcuno in un posto
come quello, a meno di non nutrire un rancore particolare.
Nemmeno il tuo nagual - lo spirito guardiano - ti avrebbe mai
portato l.
Corvus usciva dalla biblioteca, il luogo dove i sani cercavano
di stabilire un contatto con gli insani. La biblioteca era stata concepita
come una stanza arredata con buon gusto in un club privato.
Una luce calda scendeva da sotto i paralumi arancione. Alle
pareti, quadri a olio del possente fiume Missouri che attraversa il
Montana prima che se ne impadroniscano le centrali idroelettriche.
Qualche soprammobile di pregio. Libri custoditi dietro vetri
piombati. Ma le poltrone che parevano di pelle erano in realt rivestite
in vinile in modo da poterle ripulire in un attimo da ogni
fuoriuscita corporea; e nascoste dalle tende delle finestre sostavano
le ambulanze bianche con le sirene silenziose che non suonavano
mai nel loro tragitto verso le pompe funebri, e che in servizio
percorrevano l'autostrada caute, piano piano. Alice le aveva viste
eccome.
Ho visto il tuo amico pianista, disse Corvus. Deve suonare
nel salone, secondo te, o  venuto a trovare qualcuno?.
Alice non voleva incontrare Sherwin in quel posto; a dire il
vero, desiderava evitarlo quasi dappertutto. Una mano fragile si
pos sulle sue. Apparteneva a un vecchietto minuscolo. Quale
carne placa l'ululato delle ombre fameliche?, le chiese, toccandola,
come se quelle parole fossero un dono per lei. Ne facesse
quel che voleva. Alice frequentava Green Palms da abbastanza
tempo per sapere che dicendo carne non  carne che intendevano.
Se anche solo un mese prima il minuscolo vecchietto fosse
venuto da lei per chiederle: Quale carne placa l'ululato delle
ombre fameliche?, Alice si sarebbe schermita dietro il proprio
vegetarianesimo, e basta. Le parole in quel posto non significavano
il loro contrario: potevano voler dire qualunque cosa. Il
vecchietto si allontan a piccoli passi.
Il salone si trovava vicino un grande spazio privo di finestre,
con una porta sui due lati estremi. Alice guard attraverso la prima
porta e non vide niente se non l'acquario con le scintillanti
grotte. Anche i pesci avevano l'aria di non sapere cosa ci facessero
l.
Alice avanz per il corridoio, oltre il muro ricoperto dai disegni
dei bambini. Era convinta che incoraggiare i bambini all'arte
significasse cullarli nella falsa certezza dell'interpretazione. C'era
un'esposizione permanente di disegni di bambini a Green Palms,
nonostante i bambini l dentro si vedessero raramente. Quando
venivano erano accolti dagli ospiti con sconcerto, perfino con
ostilit. Alice guard attraverso la seconda porta.
Non  lui?, chiese Corvus.
Alice non colse nessuna somiglianza tra quell'uomo trasandato
con la giacca a vento e Sherwin, che aveva trovato cos insondabile
ed eccitante. Quell'uomo pareva... sfocato.
No?, disse Corvus. Beh, allora sar un sosia.
Dall'espressione del sosia non si capiva se era andato a trovare
qualcuno o se stesse per farlo. Di solito si capiva.
Chiamalo, disse Corvus. Scommettiamo che si gira verso
di te?.
No, disse Alice.
Di' un altro nome e scommetto che non far niente.
La giacca a vento era di un tetro verde che probabilmente Annabel
avrebbe definito felce, ugh. Aveva l'atteggiamento della
persona che deve decidere di giorno in giorno come mostrarsi,
della persona che deve fare uno sforzo enorme per non crollare,
e che ora si sta concedendo una pausa da quelle fatiche logoranti.
Non gli assomiglia per niente, decret Alice.
Come lo descriveresti allora? Dimmi le differenze.
Non saprei da dove cominciare, disse Alice. Non  lui,
punto.
Mettiamo il caso che la somiglianza fosse incredibile per tutti
tranne che per te, cosa faresti? Non saresti curiosa? Rimarresti
indifferente?.
No!. Queste parole le ricordavano l'infermiera Daisy: Dobbiamo
vedere cose che non siamo in grado di vedere e non vedere
quelle che vediamo. C'erano troppe cose da ricordare, e comunque
non le sembrava una cosa auspicabile. Non voleva farlo, e
voleva che nemmeno Corvus lo facesse. Era questo che Corvus
stava facendo? L'uomo con la giacca a vento verde non era che
uno spettro di Sherwin, un visitatore, un estraneo. Non le aveva
riconosciute. Sembrava, come si dice, assorto nei suoi pensieri.
Ha gli occhi a palla. Dicono che sia un segno di buona memoria.
Sherwin ha buona memoria?.
No, non credo. Intendi memoria del passato? Non credo proprio
che abbia un passato. Andiamocene. A differenza di te, io
non mi sento a mio agio qui.
Sono stata tutto il pomeriggio con Merry Mendoza, disse
Corvus. Merry Mendoza  convinta che una mosca del cortile
sia sua sorella reincarnata. Ma non tutte le mosche l fuori erano
Julia. Merry riusciva a distinguere. E anche a riflettere abbastanza
serenamente sulle mosche in generale. Uccidere una mosca 
pi facile che salvarla, mi ha detto, perch ci sono mosche che
non sono nessuno. Immagina per di salvare una mosca, mi ha
detto. Per esempio:  dentro casa e sta cercando in ogni modo
di uscire ma la finestra  chiusa e lei ronza contro il vetro. Allora
cerchi di prenderla con le dita o meglio ancora con le mani a
coppa, perch tra le dita  sgradevole,  viscida, dunque la chiudi
in una mano, con l'altra apri la finestra e la liberi. La mosca,
l fuori, pensa: voglio fare qualcosa per quella persona, ma poi
comincia a pensare: ma ad essere realisti, cos' che posso fare?.
Alice pensava che non fosse il caso di parlare di mosche per un
intero pomeriggio. Osserv i disegni dei bambini. A quanto pare
era una mostra itinerante organizzata dal Museo della fauna
e che sarebbe proseguita, quando i vegliardi l'avessero assorbita
a sufficienza, alla biblioteca dell'universit di Stato. Alice si rese
conto che i disegni intendevano rappresentare animali, molti
dei quali assomigliavano ad aeroplani o automobili. Un bambino
di nome Cedric aveva scritto in stampatello sopra un rettangolo
bianco sporco: la pelle dell'orso polare  nera, pech gli
orsi polari sono gente di colore. Cedric aveva preso quasi
ottimo, forse perch aveva scritto male perch. Aveva scritto
anche una breve lettera di apprezzamento al museo. Tutti gli
animali mi sono piaciuti molto. Spero che la prossima volta che
vengo ne avrete di pi. Il Museo della fauna era stato costruito
da quasi un decennio e Alice, insieme ai suoi piccoli compagni di
scuola - tutti dell'et di quel lecchino di Cedric -, vi era stata portata
in visita gratuita. Ricordava malvolentieri la sua docilit, la
sua ingenuit, la sua credulit, la sua completa mancanza di giudizio.
In un vestito troppo grande e stivali da cowgirl rossi, se ne
era stata l a ridacchiare con il suo gruppo, allo stesso tempo intimidita
e irriverente. Aveva avvertito una vertigine di autocompiacimento,
si ricord, osservando gli animali.
Dentro erano vuoti, cos le era stato detto, come a tutti gli altri
bambini, completamente vuoti. Era possibile renderli sempre
pi leggeri, e infatti li si rendeva sempre pi leggeri. Anche un
bambino poteva sollevarne uno sulla testa. Era dovuta tornarci
ogni anno, per tutte le elementari - segnatevi la data, bambini!
-, ma lei si era fatta sospettosa. Aveva concluso che quel vuoto,
quella leggerezza, non andavano tanto bene, e neanche il buio in
fondo a quei canali di scolo che erano diventati i loro occhi. E poi
cos non erano belli, no, non lo erano affatto. Si sent non tanto
ingannata, quanto vittima di un tentativo di neutralizzazione.
Erano il tuo prossimo. Illeoniti. Nagual. Ma ti insegnavano a
non conoscerli, a non riconoscerli. Erano simulacri disgraziati e
non assimilabili.
Le torn alla mente anche un uovo. Si trovava nella sala Uccello del paradiso. Era cos carino per quanto era piccolo, e portava
scritto come puoi aiutarci sopra una piccola fessura, che assomigliava
alla boccuccia di un neonato, dove infilare qualche moneta
per comprare un ettaro di foresta pluviale o di prateria o di
palude, e salvarli dalla scomparsa. Chiss se Alice ci aveva infilato
le monete dei suoi dentini? Ne dubitava.
Non scordatevi della sostituzione della mia valvola aortica,
grid un uomo fragile alle loro spalle mentre se ne andavano. La
sua fragilit era esagerata, perfino per un luogo come quello. Naturalmente,
a nessuno veniva sostituito nulla una volta ammesso
a Green Palms. Le possibilit di sostituzione appartenevano
al passato.
Corvus non and verso il furgone verde ma verso la piccola
sorgente dove a volte andavano a guardar bere gli animali a fine
giornata. Era una fonte modesta e modestamente disposta sul terreno,
pi che altro un'allusione all'acqua. Lungo il sentiero che vi
conduceva, Alice vide un ciuccio sporco, attaccato con noncuranza
a un fiore di cui non sapeva il nome. Contrariata, raggiunse il
ciuccio e lo allontan con un calcio. Corvus prosegu. Capitava
spesso che Corvus restasse in silenzio, ma stavolta Alice aveva la
sensazione che ci fosse qualcosa di diverso. Aveva deluso Corvus
una volta per tutte forse? A differenza di te, io non mi sento a mio
agio qui. In qualunque posto. In nessun posto. Afferr con due
dita la pelle tra gli occhi e la torse. Stupida, stupida, mormor. Si
chiese a cosa stesse pensando il ragazzo proprio in quel momento.
Era successo a chilometri di distanza e certo non si aspettava
di ritrovarselo davanti in quel posto, anche se aveva creduto che
un giorno o l'altro le loro strade si sarebbero incrociate di nuovo.
I maschi superano tutto, anche una cosa del genere. Di sicuro
ormai il ragazzo stava ripensando all'intera esperienza come a
una totale allucinazione. A Alice piaceva pensare che lei, Corvus
e Annabel l'avrebbero rifatto. Si sarebbero fatte giustizia senza
piet, a caso. Doveva essere casuale, altrimenti sarebbe sembrata
una cosa borghese. E per cominciare si sarebbero concentrate
solo su ragazzi e uomini, e si sarebbero fatte le ossa. Forse avrebbero
messo le mani perfino su quel Cedric. La prima volta era stata
un disastro, era mancato un briciolo di mestiere. Se fosse stato
una ragazza, si sarebbe lamentata, con chiunque la fosse stata a
sentire, che lei non l'aveva ancora superato, che non l'avrebbe mai
superato. Se fosse stato una ragazza, avrebbe avuto incubi, problemi
nei rapporti intimi, difficolt di comunicazione, incapacit
di esprimere i propri sentimenti. In queste cose i ragazzi erano migliori,
Alice lo doveva ammettere, seppur a malincuore.
Il giorno aveva cominciato la sua delicata morte in cielo. Era
ancora presto, cio l'ora della puzzola alla sorgente. Gli altri animali
cedevano sempre il passo alla puzzola, ma solo per poco,
giusto all'inizio; e in quel momento, la puzzola lo sapeva, delizioso,
ancora una volta unico, era l'inizio dell'inizio della notte. Le
ragazze si sedettero appoggiandosi alle radici di un pioppo che
affioravano dal terreno. Arrivarono due cervi muli dalle orecchie
spropositate. Una lepre. Una volpe. Il silenzio di Corvus era di
nuovo rassicurante, e per un attimo Alice si cull avanti e indietro.
Il sole spar e loro erano ancora sedute in silenzio. Quando
fu quasi troppo buio per vederci ridiscesero lungo il sentiero da
cui erano salite solo poco prima.
 
Capitolo 29.

Mamma, se J. C. viene a vivere qui vado via io, disse Emily.
Non dire sciocchezze, disse la madre. Non verr a vivere
qui, ha una casa sua. Prima abitava in campagna, ma adesso ha un
piccolo bungalow in citt. Stava cambiando il sacchetto all'aspirapolvere;
quello vecchio, ormai pieno, seminava polvere sul pavimento.
Emily credeva che sarebbe stato opportuno che la madre
avesse detto qualcosa del tipo: Non dire sciocchezze, non puoi
andare da nessuna parte, hai otto anni. Sei la mia coniglietta,
il mio orsacchiotto, il mio spicchio di luna. Hai ancora bisogno
che la mamma si prenda cura di te. Hai bisogno che la mamma
ti cambi le lenzuola, ti versi il latte, ti compri i quaderni, le matite
e tutto il resto, ti compri le scarpe da ginnastica nuove.... Ma
la madre non aveva detto niente del genere. Armeggiava con il
sacchetto dell'aspirapolvere che continuava a riversare una densa
materia grigia sul gi lurido parquet. Emily aveva sentito di certa
gente che, dopo la morte, diventava cos, ossa e tutto il resto,
ma non ci credeva. Come si faceva a credere una cosa del genere?
Andrebbe cambiato quando  pieno per due terzi, disse, altrimenti
rovini l'apparecchio. Stewart, il mio collega di scuola,
quello ritardato che si diverte a passare l'aspirapolvere, me l'ha
detto lui.
Tu non hai colleghi, hai compagni di scuola, rispose sua
madre. Ma da dove arriva tutto questo schifo? Emily, va' a buttarlo
nel bidone della spazzatura.
Emily lo port fuori con passo esageratamente misurato. Era
meglio sembrare impegnati in un compito che richiede grande
competenza, nel caso qualcuno la guardasse. Un unico, enorme
cassonetto dell'immondizia, molto pi alto di Emily, serviva l'intero
vicolo. Emily non aveva mai capito perch la madre non fosse
quasi mai in grado di valutare una situazione in tutti i suoi
aspetti: come avrebbe potuto Emily, in quel caso, compiere la
missione assegnatale, visto che era alta solo un metro e venti?
Nel cassonetto non bisognava buttare materiali pericolosi, ma
la sua enormit era un incoraggiamento al laissez-faire. Non bisognava
buttarci pile scariche, pesticidi, vernici o olio usato, ma
la gente ce li buttava, ce li buttava eccome. Emily sapeva che anche
la madre l'aveva fatto. E se non l'aveva ancora denunciata alle
autorit, era solo perch non sapeva cosa ne avrebbero fatto di
lei. Dovevi aspettare! Dovevi tenerti le tossine del tuo odiato stile
di vita fino alla Grande giornata del riciclaggio e dei rifiuti,
a cui nella sua breve vita aveva assistito gi due volte. Le persone
dotate di senso civico guidavano in solenne processione fino
a una collina straordinariamente ben modellata, a forma di cupola,
vicino all'autostrada. Addetti in abiti di plastica bianca e
guanti rossi ricevevano le tossine e le deponevano nei container
di lunghi autotreni. Nessuno sorrideva. Nessuno diceva grazie.
Una volta qualcuno aveva cercato di liberarsi di un neonato, ma
qualcun altro l'aveva sentito piangere e lamentarsi in un sacchetto
e quella per poco non era stata la fine delle Grandi giornate
del riciclaggio e dei rifiuti. Bisognava stare attenti a come si definivano
le cose che si potevano buttare, perch c'era chi ne approfittava.
La gente prendeva le cose troppo alla lettera. Uno aveva
portato un'aquila calva, un'aquila calva intera, trafitta da una
freccia in mezzo ai suoi grandi occhi gialli. Per l'aquila tuttavia
nessuno se l'era presa troppo, mentre per adottare il bambino si
erano fatti avanti in centinaia, spuntati da non si sa dove. Il motivo
per cui un bambino, solo per essere stato estratto vivo da una
discarica, fosse diventato cos famoso sfuggiva a Emily.
Depose il sacchetto pieno di polvere accanto alle ruote dell'imponente
cassonetto, come in un atto propiziatorio. Non che fosse
mai servito a niente, ma non poteva fare altro che avere fede
nell'attesa. I suoi colleghi di scuola raccontavano che trovavano
cose meravigliose. Una bambina, Lucy, aveva trovato un parrocchetto
e l'aveva portato a casa, e quello cantava guardandosi allospecchio e sul fondo della gabbia voleva solo fumetti a colori,
eccetera eccetera.
Emily torn a casa a passi lunghi quanto le sue gambette le
permettevano, sempre fortemente conscia di essere osservata. Le
case davano solo l'impressione di essere vuote. Vuote non erano
mai.
La madre passava l'aspirapolvere sbattendolo rumorosamente
contro gli angoli.
Non sembra che funzioni bene, eh?, osserv Emily.
La madre lo spense. J. C. viene a cena, tesoro. Cerca di essere
gentile con la mamma.
Cosa mangiamo?.
Per J. C. pi che il cibo in s  importante come viene presentato.
Interessante, vero? Quando me l'ha detto ho pensato: interessante
punto di vista sul problema del cibo. Il nemico numero
uno della madre di Emily era la caloria ricreativa.
Allora, cosa prepari?, chiese Emily.
Qualcosa di... appariscente, disse la madre.
Non rifarai mica la mucca camuffata, vero mamma?, disse
Emily. N io n J. C. mangiamo carne di mucca, lo sai. Sei
sempre l che cerchi di rifilarmi carne di mucca. Fin da quando
ero piccola.
Non avresti mai indovinato che era mucca, disse sua madre.
Oh, scherzo. Faccio una torta di lamponi e cioccolato.
Come cena mi sembra un po' poco, disse Emily. Credo di
aver bisogno di pi nutrimento.
Senti Emily, non sei mica una vecchietta.
Non ricevo un'alimentazione adeguata. Voglio diventare alta,
voglio superare i due metri e dieci.
So che quando ti dico la verit ti d fastidio, Emily, ma tu
non diventerai alta. Tuo padre non era alto. Non era nemmeno
stupido, ma se c' una cosa che si pu dire di lui  che era basso,
questo s, molto molto basso. Bada, tesoro, non sto dicendo deforme,
solo basso.
Nel corso degli anni suo padre era diventato sempre pi piccolo.
Si accorciava a vista d'occhio, anche se per tutto l'ultimo mese,
pi o meno, si era attestato su una taglia da fantino.
Ci vuole qualcosa in pi che una torta per cena, disse Emily.
Polpettone di vitello mascherato in vetro colorato, disse la
madre. Che ne pensi? L'effetto vetrata  dato da verdure colorate
fresche di stagione.
Emily sapeva benissimo che questo era l'ennesimo test della
sua credulit e desider che la madre avesse pi rispetto per la
sua intelligenza. Con ogni probabilit sarebbe stata un'altra serata
di burritos con fagioli presi da Piatti da qui e l. Emily sarebbe
stata spedita a prendere i burritos, rischiando la vita su una
pista ciclabile dominata da donne su rollerblade che spingono
passeggini coperti a tre ruote carichi della generazione futura,
donne che non avrebbero esitato n deviato dalla loro rotta per
nessuno. La madre avrebbe servito i burritos su piatti di plastica.
Ultimamente aveva cominciato a versare la birra a J. C. in un
bicchiere e non metteva pi in tavola il cartone del latte. La sua
presentazione era tutta qui.
Mamma, lo sapevi che certe volte i pipistrelli mangiano i
pipistrelli?.
La madre le fece un grattino sulla testa come se fosse un animaletto.
E in effetti, anche se non era certo anormale, Emily era
grande suppergi come un animaletto domestico.
Quanta sabbia hai nei capelli! Che fai, te la versi in testa?.
Qualche volta lo faceva. Le piaceva la sensazione.
Arriv J. C. Aveva i jeans nuovi, un paio di stivali da cowboy
celesti e una camicia attillata con i bottoni automatici. A Emily
sembr ridicolo.
Ehil, Pickless, disse, strofinandole la testa. Ges, cos'hai
l in mezzo?.
Oh, lo so..., cominci la madre.
Vuoi che te la lavi?, chiese J. C.
No, replic Emily.
Beh,  molto carino da parte di J. C., disse la madre. Perch
non lasci che ti lavi i capelli? Tanto non hai altro da fare.
J. C. le lav i capelli nel lavello della cucina, sotto gli occhi
della madre. Se la cavava bene. L'acqua era alla giusta temperatura
e non adoperava troppo shampoo.
Hai una testa interessante, disse J. C. Dovresti fartela leggere,
qualche volta. Io non sono capace, lo confesso. Non ti direi
che sono capace visto che non lo sono, ma c' chi sa farlo. Potresti
anche raparti a zero. Staresti bene lo stesso.
Emily tenne per s ci che pensava.
La madre guardava J. C. ammirata. Come sei carino, J. C.,
disse.
Mi piace lavare i capelli, disse J. C. Ci ho messo un po' a
scoprirlo, ma alla fine ci sono arrivato. La asciug strofinandola
con l'asciugamano, poi inizi a spazzolarla.
Non scotennarmi, disse Emily.
Perlomeno non in cucina, disse la madre.
C' una birra?, chiese J. C.
Oh, no!, esclam la madre. Volevo comprarla. Vado a
prenderla.
Avrei fatto meglio a portarmela da casa, disse acido J. C.
Dopo che la madre di Emily fu uscita, J. C. continu a spazzolare
i capelli di Emily seduta su una sedia nel giardino dietro
casa. La spazzola, nel farsi strada fino alle punte avviluppate, incontrava
una resistenza considerevole. Un ciuffo intricato di capelli
vol a ovest. Si sono staccati da soli, osserv J. C. Questi
non sono i capelli di una persona in salute. Se non ti decidi per il
look rasato, mi sa che tra un po' dovrai procurarti una parrucca.
Non me ne importa niente, disse Emily. Uno diventa quello
che .
Un'ora prima del tramonto, le montagne avevano gi assunto
la loro patina velata e riservata. Dietro di loro il cielo aveva gi
preso il tono giacinto proprio del pi alto dei cieli. A Emily quel
momento della giornata non era mai piaciuto e faceva di tutto
per trovare sempre qualcosa da fare, per quanto inutile, che la
assorbisse finch non era passato. C'era qualcosa nel tramonto
che imponeva un consuntivo delle ore trascorse. Cosa aveva fatto
quel giorno? Non aveva nemmeno imparato a soffiarsi il naso.
Sua madre le aveva compilato una lista di buoni propositi su cui
da tempo era presente la voce come soffiarsi il naso. Ci sarebbe
stata anche il giorno dopo.
Passeremo senz'altro una bella serata, disse J. C.
Lei grugn.
Non ti piace proprio la fine della giornata, vero?, disse J. C.
Una volta avevo una moglie e anche lei detestava la fine della
giornata. Un tramonto, un litigio. Pi bello era il tramonto, pi
cattiva diventava lei. Un ragno sputatore. Per il resto era ok, ma
davanti a un bel tramonto perdeva il lume della ragione. Paura
del tempo che passa, credo. Non lo sopportava.
I tramonti mi stanno antipatici, ammise Emily. Tu puoi
guardarli, ma loro non hanno bisogno di te. Anche quando non
li guardi, lo sai che non hanno bisogno di te.
Se c' una cosa che non ha bisogno di te  un tramonto, convenne
J. C.
Per tu credi di s, disse Emily, appassionandosi alla discussione.
Credi di doverli guardare e dire: Oh, che bello.. Avrebbe
preferito propiziarsi un bidone della spazzatura.
Sei giorni sono stato sposato con quella donna, disse J. C.
I sei giorni pi brutti della mia vita. Eravamo in luna di miele
in una vecchia casa al mare e ogni sera il sole calava bagnandoci
nella sua gloria fulgida, e lei cominciava ad attaccare briga. Litigavamo
per tutta la notte, poi di giorno non ci rivolgevamo la
parola. Ognuno a leggere. Nella casa c'era un libro solo, lo leggevamo
tutti e due. L'aveva trovato prima lei, cos leggeva un capitolo,
poi strappava quelle pagine e me le passava, e le leggevo
io. Parlava di un dottore giapponese che aveva inventato il primo
anestetico, nel 1805, di sua moglie e sua madre che erano sempre
ai ferri corti e della figlia che aveva circa la tua et e stava morendo
per un raffreddore, poi la moglie diventava cieca perch aveva
insistito che lui sperimentasse il suo anestetico su di lei, anzich
sui cani come aveva fatto fino ad allora, per poter condividere la
sua celebrit. Cristo santo, quel libro pullulava di cani morenti
e barcollanti. Si chiamavano tutti tipo Mafutsu, Ostugi, Miru.
Erano cani giapponesi. Non poteva dargli nomi normali.
Ora basta storie di cani, disse Emily.
Ho giurato di non sposarmi pi.
Ben detto, disse Emily.
Lui, con la spazzola, le tir la testa di lato e la tenne cos. Io
non ti piaccio, vero? Comunque  meglio che ti abitui a me perch
non me ne vado. Che ne pensi?.
Emily pens che una risposta sincera non sarebbe stata la cosa
migliore per lei.
Tu dici basta', ma non so di che storie di cani vai parlando.
Non ti ho mai raccontato storie di cani.
Questo per Emily era troppo. S, invece, disse.
Le stratton la testa ancora pi forte e lei si chiese se non ci
fosse la possibilit che la testa si staccasse dal corpo. Non sapeva
nemmeno come fosse attaccata al collo.
Non sei tu che devi stabilire, disse J. C., se ti ho raccontato
storie di cani o meno.
Emily cerc di pensare a qualcosa di felice. Era in auto con sua
madre e andavano verso le montagne. La strada era attraversata
da tarantole che agitavano le loro zampe pelose, e gli avvoltoi se
ne stavano appollaiati sui cactus. Il mondo era in pace. Lei beveva
sciroppo di zucchero da una di quelle bottigliette ricoperte di
cera, poi masticava la cera fin quasi a vomitare,
J. C. abbass il viso sul suo. Lei sent l'odore del dentifricio.
Poi si raddrizz, le sollev di nuovo la testa e riprese a spazzolare.
Abbiamo tutti un lato oscuro, disse. A volte lo portiamo a
spasso, altre volte no.
A quel punto Emily avrebbe desiderato un'ulteriore delucidazione,
non da lui, per.
Potrei farti diventare come me, disse J. C. con un sorrisetto
untuoso. Sarebbe facile. Per esempio, basterebbe che ti proponessi
di costruire insieme una citt per le tarantole e ti avrei in
mio potere.
Emily rimase scioccata. Aveva percepito il suo pensiero felice:
possibile? Suo malgrado non riusc a non pensarci. Una citt
tutta per le tarantole, ognuna con la propria carriera, i propri
obiettivi, i propri svaghi? No, non potresti, disse, aggrappandosi
al sospetto che lui non avesse alcuna cognizione di quella
citt di tarantole.
La spazzola scendeva fermandosi ogni volta un po' pi in
basso.
Una volta avevo un amico che lavorava in un obitorio. Pettinava
i morti. Si divertiva un mondo. Faceva a tutti acconciature
mica male.
Che cos' un obitorio?, chiese Emily.  una specie di
prigione?.
Proprio cos!. Il suo tono estatico fece capire a Emily d'aver
detto un'assurdit.
Ora per non sta pi l, disse J. C. Fa altro. E andato, il
mio amico, intendo. Non si vede pi in giro. Sai, no, cosa vuol
dire che  andato? Se dico: Il mio amico  andato, capisci cosa
intendo?.
Emily rimase zitta. J. C. era al settimo cielo. Oops, disse,
ciao ciao spazzola. I tuoi bei nodini l'hanno rotta.
Emily si appoggi una mano sulla testa. Ebbe una strana sensazione,
come di un tessuto satinato. Le sembrava che si fosse un
po' ristretta. E poi le fischiavano le orecchie.
Non dico che cos stai meglio, ma di certo sei diversa, disse
J. C. Vuoi darmi un morso, ora? Guarda, voglio darti un'altra
occasione. Non avrai mica ancora paura di me? Prova a farlo
a chiunque altro e ti ritrovi coperta di bende fino agli occhi. Ti
metterebbero un collare che ti d la scossa ogni volta che fai un
pensiero strano. J. C. tir su la manica della camicia.
A Emily il suo braccio parve poco appetitoso, come sempre.
Cap che un conto era avere voglia di mordere, un altro avere la
possibilit di farlo.
Al mondo puoi fare tutto quello che vuoi, disse J. C.
No, non puoi, disse pudicamente Emily.
Certo che puoi. Se non lo fai non saprai mai le conseguenze.
Sarebbe come non vivere fino in fondo. Certo, non tutte le conseguenze
sono uguali.
Non puoi fare tutto quello che vuoi, insistette lei.
S che puoi! Ti serve solo un'autorizzazione scritta. Sai gi
leggere?.
No, disse prontamente Emily, cercando di assumere un'aria
afflitta. Sperava che prendesse in mano qualche foglio di carta
stampato e fingesse di insegnarle a leggere. Era affascinata dalla
meschinit di quell'uomo.
Scommetto che tua madre sta cominciando a preoccuparsi
per questo. J. C. si tir gi la manica e si tolse un portafogli
di tasca. Il portafogli era nero e consunto, ripiegato su s stesso,
brutto. Lui scartabell un po' ed estrasse un biglietto. Ecco,
questa  la mia autorizzazione a fare quello che voglio.
Era la tessera di un grande magazzino. Diceva che se J. C.
avesse comprato dieci capi di biancheria intima in dieci momenti
diversi ne avrebbe ottenuto uno gratis. Contavano anche i pigiami.
Ne aveva comprati sei. Gliene mancavano quattro. Qualcuno
aveva usato un punzone per marcare gli acquisti. Hai solo
dieci permessi?, indag Emily.
Poi ti danno un'altra tessera. Ma l'autorizzazione per la seconda
 pi difficile da ottenere. La guard smanioso, poi rimise
la tessera nel portafogli. Sei una bambina un po' abulica, lo
sai?, disse. Sono contento di non avere bambini. Solo un attimo
prima aveva sentito un'ombra di tenerezza verso di lei, ma
in quel momento sentiva che con ogni secondo che passava se
ne andava anche un po' della sua pazienza. Non mi piacciono
i bambini.
Credevo che non ti piacessero i cani.
Quello l'ho superato, disse J. C. Ora non mi fanno pi n
caldo n freddo. Sui cani ho raggiunto un mio equilibrio.
La madre torn con le birre. Aveva le guance arrossate e un
aspetto grazioso. Oh, che corsa!, disse.
Da un passante della cintura J. C. prese un portachiavi che,
oltre a qualche chiave, aveva un piccolo apribottiglie. Ne stapp
una e fece un lungo sorso. Poi ne apr un'altra e la porse alla madre
di Emily. Lei gli sorrise. L'alimento pi perfetto in natura,
disse J. C., e bevve un altro sorso.
Vi siete divertiti?, chiese la madre. Oh, tesoro, ma che bella
pettinatura che hai.
Il meglio che potevo, dato il materiale di partenza, disse J. C.
Emily se ne and in cortile. Si accucci a raccogliere un po' di
sabbia, ma poco prima di cospargersene la testa si blocc, ricordandosi
che per quell'atto era gi sotto sorveglianza.
Tutto il cortile era disseminato di cespugli che pi morti non si
poteva, cespugli per modo di dire visto che non avevano nemmeno
pi le radici nel terreno. C'era la biglia che le piaceva lasciare
l. Il flaconcino di profumo per il quale manifestava sempre una
deliziata sorpresa. La tana della lucertola perfettamente rotonda.
Emily pattugli il perimetro. Oltre la rete divisoria, l'erba verde
e perfetta del giardino di Ruth la Vicina. Ruth vi spargeva
qualcosa con una macchina che aveva la forma di un passeggino
per bambole. Dentro c'era un bidone, e il bidone ruotava gettando
fuori giusto quel tanto che bastava di veleno, correttivo o
semplificatore che fosse. Ruth copriva la parte inferiore del
viso con una mascherina di carta. Stava diventando calva, e i pochi
capelli rimasti erano di un nero poco convincente. Era stata
Ruth a portare Emily alle Grandi giornate del riciclaggio e dei
rifiuti. La successiva sarebbe stata all'equinozio di autunno, un
futuro piuttosto remoto, e secondo Ruth era un vero errore, perch
molti diffidavano degli equinozi - ritenendoli poco ortodossi,
addirittura pagani -, e l'affluenza era a rischio. Emily non
sapeva cosa volesse dire pagano. Forse era una cosa che le sarebbe
piaciuto essere. Ma quello che davvero voleva essere era un pistolero
o un poeta. Non voleva fare l'addetta alle vendite.
Guard sua madre e J. C. insieme, una visione sconfortante
e, in cerca di un altro pensiero felice da evocare, scelse quello
del treno. I treni attraversavano la citt quattro volte al giorno e
spesso Emily prendeva la bicicletta per andare a guardarli. Non
c'era una stazione, solo un Dairy Queen e un parchetto che i
lunghi cucchiai rossi del Dairy Queen avevano praticamente pavimentato.
Erano tre i treni che si fermavano: la gente saliva e
scendeva. Il quarto invece passava veloce fischiando, ed era quello che Emily amava guardare.

 Capitolo 30.

Dick e Dinah Webb prendevano il t nella privacy che il muro di
cemento da tre metri gli assicurava. Intorno a loro s'agitavano
uno struzzo, un canguro, due caprette stremate e un assortimento
di maiali, anatre e tacchini. In quel preciso momento Dinah
non si rendeva conto di essere in Florida. Era in Africa, ancora
ad arrovellarsi per una cosa che anni prima le aveva spiegato
una guida.
Quando gli elefanti raggiungono il legno sotto la corteccia
dei baobab, per loro  come una torta al cioccolato. Mi ha detto
cos. Ora, cosa avr voluto dire con torta al cioccolato?.
Le caprette giocavano su una montagnola che Dick aveva creato
per loro. Per il resto, non davano segno di accorgersi dell'esistenza
degli Webb.
Era un idiota, disse Dick. E per giunta arrogante.
Qual  l'altro albero che piace agli elefanti?.
La portulacaria, rispose Dick compiaciuto. Per quanto lo
riguardava, quello era il momento migliore della giornata. Le
loro conversazioni spaziavano, anche se non erano che un ripetere
di cose gi dette. Dopo essere stati turisti imperterriti, si
trovavano ormai pressoch confinati in casa per via dell'artrite
di Dinah.
Rami e steli erano paffuti come le braccia di una bambola,
disse Dinah.
Stranissimo, convenne Dick.
Mi piacerebbe avere uno di quegli alberi. Pensi che potremmo
trovarne, non so, un piccolo esemplare?.
Una talea?, disse Dick.
Pensi di s, dolciotto mio?.
Ne sono certo.
E gli elefanti dove li andremo a prendere?, disse Dinah con
una risata fanciullesca. Sollev un po' le mani orribilmente contratte,
poi le lasci ricadere in grembo. Di colpo non fu pi in
Africa: le albe spaventose, i grossi rostri degli uccelli, le gazzelle
che galleggiano nell'aria. Aveva tanto amato il frammento di
verde nell'implacabile bianco osseo del roveto. Ma in quel momento
era in Florida, e non stava bene. E cio dove? La Florida
poteva essere ovunque. Quello era sempre stato uno dei problemi
della Florida.
Suon un campanello, indizio che qualcuno era venuto a
trovarli.
Spero non sia... hai capito chi?, disse Dinah. Louise, un'amica
che passava spesso. Aveva il morbo di Parkinson ma anche un
sacco di soldi, e aveva pagato trentamila dollari per un impianto
di tessuto fetale. Nel cranio di Louise era stato inserito un tubo
sottile, da cui le facevano gocciolare nel cervello cellule staminali
fetali. Era entusiasta di quel tipo d'intervento e non parlava
d'altro.
Oppure  Won-Yee, disse Dick. Oggi non  il giorno di
Won-Yee?.
Due volte alla settimana un agopunturista cinese infilzava
aghi nelle caviglie di Dinah.  qui che si butta la spazzatura, diceva
sempre. Ecco i camion della spazzatura che raccolgono la
spazzatura. A lei gli aghi piacevano, ma quella metafora cominciava
a darle sui nervi e a farle venire il fuoco di Sant'Antonio.
Avrebbe dato qualunque cosa purch non fosse Won-Yee.
Con ogni probabilit era solo un altro passante venuto a lamentarsi
per il muro. Un pugno nell'occhio, un pugno nell'occhio,
un pugno nell'occhio oppure se uno la sera torna a casa
un po' alticcio e ci va a sbattere, si ammazza di sicuro e potreste
finire in tribunale. Non importa se la contea vi ha dato il
permesso. Finireste in tribunale e ci lascereste le penne oppure
quand' che darete una mano d'intonaco a questo schifo?. Di
solito si limitavano a riempire la cassetta delle lettere di messaggi
anonimi, ma a volte suonavano il campanello e poi scappavano.
Altrettanto spesso succedeva che il mondo esterno cercasse
di lanciare oggetti oltre il muro, ma per la maggior parte, vista la
sua altezza, ricadevano sulla strada con grande soddisfazione di
Dick. Una delle anatre, comunque, si era presa una bottiglia in
testa e una volta il canguro si era quasi strozzato cercando di ingoiare
una bomboletta spray contro l'eiaculazione precoce.
Dick Webb adorava il suo muro. Era in piedi da quasi un anno.
Le fondamenta penetravano il terreno per pi di un metro, e
per il suo compleanno forse sarebbe riuscito a mettere frammenti
di vetro colorato sulla sommit. Prima del muro, l'erba curata
del giardino si estendeva fino al marciapiede, con animali di cemento
anzich in carne e ossa. Li aveva fatti lui, visto che era del
campo, per cos dire, dato che di mestiere faceva il muratore e si
occupava di casseforme. Gli piaceva fare il getto delle sculture,
scalpellare, girare intorno e modellare gli animali a grandezza
naturale seguendo le direttive di Dinah. Ma la gente li rompeva
o li caricava in macchina e li portava via quando loro dormivano.
Per questo aveva costruito il muro. L'idea gli era venuta un
mattino in cui se ne stava l con il suo succo di pompelmo e quel
malessere, la vita ridotta a un'ombra, Dinah in lacrime sul lavello della cucina, le povere mani a bagno nell'acqua salata, mani
che sarebbero state la sua morte, ne era certa. E cos ebbe la visione
del muro, il progetto nella sua interezza, e si adoper per
costruirlo nel pi breve tempo possibile. Gli animali veri invece
erano stati un'idea di Dinah, lui non poteva rivendicarne il merito.
Sa Dio dove li prendeva. C'era sempre qualcuno che voleva liberarsi
di un animale.
Il campanello all'ingresso continuava a suonare. Dick si tir
su i pantaloni e and ad aprire.
Fa' che non sia Won-Yee, caro, disse Dinah.
Al cancello, il vicesceriffo fissava il muro. Si tolse il cappello.
Abita qui la famiglia di Ray Webb?.
No, disse Dick. Cos'altro avr mai combinato il ragazzo!
Dev'esserci una sindrome dietro quel malessere. Ne combinava
sempre una.
Lei non  il signor Webb pater?, chiese il vicesceriffo indispettito.
Aveva buttato l quella parola tanto per provare.
L'esperienza gli aveva insegnato che qualunque parola aumentasse
la distanza tra s e l'individuo che aveva di fronte era la
benvenuta.
No, disse Dick Webb.
Il vicesceriffo si rimise il cappello. Non saprebbe indicarmi
l'abitazione degli Webb? Ho brutte notizie per loro.
Dick abbass la voce nello sforzo di apparire pi sincero.
Non saprei, disse. Non ci pensava nemmeno a far preoccupare
Dinah. Per cominciare, avrebbe sudato sette camicie per spiegarle
chi fosse Ray - concetto mai facile da afferrare -, e quando finalmente
lei avrebbe capito - suo figlio, il suo unico bambino, il
suo ragazzo difficile! -, ne sarebbe rimasta sconvolta. Gi vedeva
i suoi occhi bagnarsi di lacrime, le sue povere mani annaspare
in aria. Brutte notizie. Poteva benissimo voler dire quello che immaginava,
pens Dick. Il vicesceriffo non ci avrebbe messo molto
a tornare con le prove che lui era effettivamente Webb pater.
Lui e Dinah se ne sarebbero dovuti andare prima che succedesse,
avrebbero dovuto affidare gli animali a qualcuno, partire per
un posto che non potessero riprodurre nel giardino dietro casa,
l'Antartide, forse. In crociera...
Siamo qui in affitto, aggiunse come per ripensamento. Ci
siamo trasferiti ieri.
Il vicesceriffo non sembrava convinto. Perch avete scelto di
abitare dietro questo affare?.
Era Bobby, caro?, chiese Dinah quando Dick fece ritorno.
Il canguro, come al solito, sedeva con la testa nel grembo di lei.
Bobby?. Chi era Bobby? Dick avvert una certa stanchezza.
No, era Won-Yee.
Oh cielo, oggi non  proprio giornata per portar fuori la
spazzatura.
Non c' problema. L'ho mandato via.
Oh, grazie, caro. Sei il mio spauracchio preferito, il mio vecchio
e prezioso spauracchio, ecco cosa sei. Gli rivolse uno sguardo
d'amore.
Adesso dobbiamo spicciarci, pens Dick. Comprare i biglietti.
La morte non  un fallimento, figlio mio! Ammesso che fosse
alla morte che il vicesceriffo stava alludendo. La morte  solo
una notte tra un giorno e un altro. La morte  il manto radioso.
O magari era Ray che aveva offerto il manto radioso a un altro.
Con quel ragazzo non si poteva mai sapere. Non aveva lanciato
un'ascia contro sua madre, una volta? No, naturalmente no. Gli
sar sfuggita di mano mentre tagliava la legna. Aveva forse maledetto
suo padre? No, mai.
Tutto bene?, disse Dinah, in apprensione.
Ti piacerebbe vedere l'aurora boreale?, propose Dick. Faremo
una crociera e andremo a vedere la banchisa che genera
gli iceberg. L'alba di notte. I pinguini. Con i pinguini gli parve
d'aver esagerato. Forse quelli stavano dalla parte opposta.
Oh beh, disse Dinah, sarebbe bellissimo.
 
LIBRO TERZO.

Accettazione.
Voi siete qui.
Mettetevi a vostro agio.
Sembrano ancora aspettarsi qualcosa, eppure sono gi entrati
nell'Enigma, non oggi, molto prima. Sono entrati in quell'istante
che  l'Enigma della morte, e molti momenti dopo si sono ricostituiti
qui e sistemati nella vuota corte liturgica di questo giardino
nero. Non vagano nel deserto. Non c' deserto. Li ha preceduti
nelle mani dell'uomo.
Questo  l'Eden con l'incantesimo invertito, dove la loro risurrezione
 avvenuta nel ronzio dell'aria condizionata. La fede
nella risurrezione... quante risate si sono fatti i pagani. Le difficolt,
la logistica... Meglio considerare la polvere n pi n meno
che polvere e farla finita. Ma qui, in questo posto, il lavoro 
igienicamente ineccepibile e in scala, anche se rimane il problema
dell'anima, e non  un problema da poco visto che la loro vita
era stata la loro anima e si  estinta con loro. Qui i cieli sono
bugiardi, come la stessa roccia. L'acqua scintilla come quella vera,
ma non placa la sete. Da un uovo (dettaglio controverso), un
grande uovo Faberg in posizione eccentrica, provengono, quando
richiesti, i suoni del mattino e, quando consoni, quelli della
sera: sussurri e grida, la preparazione. Sopra ogni cosa, un'oscurit
che non arriva a toccarli ma incombe come quegli angeli che
non sanno dire se si muovono tra i vivi o tra i morti.

 Capitolo 31.

Carter aveva cominciato a pensare alle ragazze come alle tre Parche.
Non si spiegava il motivo del persistere di quell'immagine
nella sua mente, se non, forse, per la sua naturale inclinazione
alla classicit. Contrariamente all'immaginario popolare, lui le
tre ragazze non le aveva mai viste come megere decrepite e barcollanti,
ma come fanciulle irrazionali, spietate e impazienti. Come
facevano ad andare d'accordo? Sembravano cos diverse. Una
filava, l'altra prendeva le misure, la terza tagliava. Dei tre nomi
delle Parche, l'unico che ricordasse era Atropo, l'Inflessibile,
e quella era senz'altro Alice. Immagin la sua cara Annabel
come la filatrice - generosa, un po' avventata nelle cose che faceva
- e la silenziosa Corvus come la misuratrice. Alice era divertente:
che esaltata sarebbe diventata, se solo fosse sopravvissuta
all'adolescenza. Corvus era tragica ma non tollerava i gesti di
cordoglio. Con lui non era per niente comunicativa, anche se,
quando era messa alle strette, sfoggiava un sorriso amabile. Viveva
nel protettorato della sofferenza.
Lasciava che tenessero tutte e tre le redini della casa, anche
se non davano l'impressione di fare granch, se non, nella sua
immaginazione, filare, distribuire e tagliuzzare. Come si chiamavano
le altre due? Avrebbe dovuto fare una ricerca o chiedere
a Donald. Donald era un tipo cos studioso. Gi che c'era, gli
avrebbe chiesto anche il nome delle Furie, perch no? Avrebbero
cercato quelle informazioni insieme. Si incise nella mente la
graziosa immagine della testa bionda e coscienziosa di Donald
curva su una serie di documenti... insieme... a imparare... i loro
respiri che si confondevano impercettibili... Carter torn di
colpo in s e si guard intorno circospetto. Non c'era nessuno.
Le ragazze erano in cucina, stavano bruciando qualcosa: toast,
dall'odore. Anche le Furie erano tre, ma non avevano compiti cos
differenziati. Le Dirae, le Terribili, ma a loro modo piene di
buone intenzioni, no? Volevano solo mettere a posto le cose. Non
abitavano sulla Terra, ma ci venivano spesso. Come Ginger. Era
stupito che non si fosse ancora presentata, di notte, con una frusta
di scorpioni. In quel caso Carter sarebbe stato certo di chi
aveva di fronte! Un mito dell'antichit. Irrilevante. Ginger era...
irrilevante.
No, non lo era, pens. Carter sbadigli e si guard contrariato
i grandi piedi nudi. Era ora di farsi una bella dormita. Fatti un
bagno prima di andare a letto, gli suggeriva sempre Ginger. Non
asciugarti, infilati ancora gocciolante sotto le coperte. Il tuo corpo,
nel tentativo di proteggersi, consumer energia e ti verr sonno.
Naturalmente non voleva altro che fargli venire la polmonite.
In tarda mattinata c'erano quarantacinque gradi. Cosa ci faceva
l? Quel caldo gli faceva venire una gran voglia del freddo
e fosco New England. Si sentiva la testa in ebollizione. E si sentiva
stordito, quello stordimento a lui cos familiare. Non avrebbe
pi dovuto bere un goccio d'alcol, sul serio, a cominciare da
quel momento. In cucina not che le ragazze avevano ancora una
volta fatto piazza pulita della sua frutta fresca, lasciando solo
due melagrane ad avvizzire in un cestino metallico. Quale oscuro
impulso spingeva ad acquistarle? Melagrane ammonticchiate
sui ripiani di migliaia di cucine a raggrinzire. L'altra frutta veniva
mangiata, perfino le prugne, le melagrane mai. C'era in loro
qualcosa di sospetto, di insoddisfacente, riprovevole. Non erano
provocanti come un'arancia, n compassionevoli come una mela,
tantomeno schiette come una pera. Il tempo di infilarsi le scarpe
e le avrebbe gettate nel deserto, per i volpacchiotti. Poi vide un
biglietto: pap, ti abbiamo preparato un frullato di frutta.
 in frigo. Carter ne fu commosso. Era buonissimo, per di pi.
Vuot il frullatore e riconsider le melagrane con pi equanimit.
Potevano pure essere com'erano. Che male potevano fare?
Le ragazze erano fuori, sotto un paio di ombrelloni da piscina.
Le Moire, le Figlie della notte armate di cesoie, i Destini che filavano
lo starne fatale. Sembrava che non stessero parlando. Giovani,
con tutta la vita davanti, o quasi tutta. Buon Dio, se doveva
far caldo l fuori! Carter a volte pensava che, se solo fosse sopravvissuto
a quell'estate, ogni cosa gli si sarebbe chiarita.
Carter vers i cubetti di ghiaccio in una ciotola, aggiunse
dell'acqua e vi immerse uno strofinaccio pulito. La port in soggiorno
e si sedette sul divano, la testa appoggiata all'indietro e il
panno freddo sugli occhi. Donald aveva proposto il sesso tapas.
Sul serio.
Tapas!, aveva esclamato Carter. Pens che fossero quegli
stuzzichini unti e caldi che servivano nei locali spagnoli. O perlomeno
erano cos ai tempi in cui lui e Ginger vagabondavano da
quelle parti, a guardare quelle stupide, corride per poi lanciare i
cuscini per l'indignazione, e a sfrecciare in macchina spensierati
attraverso lo scabro paesaggio castigliano. Lui sarebbe voluto
andare a nord, a Montserrat, dove il genio di Wagner aveva
collocato il Graal, ma non ci erano mai arrivati, e non ne ricordava
il motivo. Non era stata colpa di Ginger, di questo era quasi
sicuro; in quei giorni non avevano litigato tanto, non avevano
discusso per ogni minima cosa, i loro innocenti desideri erano
meglio sincronizzati. Ma in ogni caso a Montserrat, in quella
enorme rocca che si ergeva in mezzo alle nuvole, non ci erano
mai arrivati.
In quei giorni, lei lo chiamava il suo capovoga.
Spinse il panno contro il ghiaccio. Come!, aveva esclamato.
Sesso tapas?. A quanto pare - Donald glielo aveva spiegato con
calma - si trattava di un'unione sessuale tra due individui in cui
gli organi sessuali vengono s usati, ma non in maniera convenzionale.
L'energia sessuale viene controllata grazie a un'intensa concentrazione
fino al raggiungimento del climax, l'orgasmo viene
esperito nella testa, e il fluido sessuale riassorbito nell'organismo,
impartendo all'individuo un surplus di energia. Il desiderio fisico
 vinto nell'istante stesso in cui  soddisfatto. Per come l'aveva descritta
Donald, sembrava una pratica molto raffinata.
Carter cambi lievemente posizione sui cuscini del divano. Gli
piaceva l'idea del sesso che vince il desiderio fisico - desiderio fisico
inappropriato, si potrebbe sostenere - proprio nel momento in
cui lo soddisfa. Sembrava un processo ingegnoso, essenziale, non
il massimo del divertimento, ma qualcosa di prudente e maturo.
Quando, con il dovuto garbo, Carter aveva chiesto a Donald
se avesse mai esplorato prima quel genere non convenzionale di
sesso, lui si era sommessamente espresso in senso negativo. Non
che avesse importanza, certo, aveva detto Carter, ma quello che
cercava di dire era questo: se fosse andata male - beh, in realt
non si capisce come una cosa del genere potesse andare male,
meglio, se fosse riuscita pi convenzionale di quanto sperato
-, Donald sarebbe rimasto deluso? Avrebbe avuto una cattiva opinione
di s, di Carter, di tutti e due? Sarebbe stato... sarebbe stata
una disdetta, perch Carter teneva molto a Donald, molto.
Chi era quel ragazzo, si chiedeva Carter adagiato sui cuscini,
che trascorreva l'eternit immerso nell'acqua fino al collo, con
la gola secca e una sete che non poteva placare perch, ogni volta
che abbassava la testa per bere, l'acqua si ritraeva lasciando il
terreno asciutto e riarso? Si sentiva un po' come lui. Frustrato.
Quella mattina era in uno stato d'animo mitico: castighi sinistri,
grandi eserciti che si affrontavano con clamore nella sua
testa, visioni di fanciulli che giocavano. Cerc nella ciotola un
cubetto di ghiaccio e se lo mise in bocca. Era disposto a provare
questo sesso tapas, aveva detto a Donald, anche se forse quello non era il momento pi propizio. Gliel'aveva detto da sobrio
mentre Donald, finita la sua giornata di lavoro, se ne stava andando,
che poi non era altro che il giorno prima; soltanto quando
era rimasto da solo, cio soltanto la sera prima, il bicchiere
aveva continuato a riempirsi di deliziosi drink marrone, l'origine
della spossatezza di quel momento. Rest l disteso a masticare
il ghiaccio, con il panno freddo sugli occhi, a pensare a Donald
- immagini fulminee, le sue magliette di un bianco abbagliante,
la cicatricetta raggrinzita sul viso liscio che non poteva non
catturare lo sguardo... Carter gemette. Avrebbero dovuto provare,
s, ma dove? A casa no. Gi se la vedeva, Ginger, ronzargli attorno
mentre cercavano la giusta concentrazione. Si chiedeva in
cosa consistesse - di certo non solo nel tirar fuori la vecchia biscia,
supponeva - ma si era troppo eccitato per sollecitare dettagli.
Non voglio essere una che pensa solo a fare carriera, disse Alice.
Carriera? No, grazie.
Nemmeno io, questo  certo, disse Annabel. Aveva quasi finito
il burro di avocado per il corpo, di nuovo, e non riusciva a
capacitarsi come fosse potuto succedere. Non  una cosa cos
fuori dal mondo, rifiutarsi di fare carriera. Alice si credeva sempre
cos particolare. Mai pensato a una carriera, io. Voglio, oddio,
voglio almeno vivere un po'.
Corvus stava distesa tra loro come un animale in letargo, ma
non era raggomitolata. Annabel avrebbe protestato, e si sarebbe
fatta sentire, se avesse visto Corvus giacere raggomitolata nella
classica posizione dei depressi conclamati. Passava troppo tempo
a Green Palms, luogo senza scrupoli che esalava storie immonde
e ogni volta peggiori. La povera signora McKenney, quella che
sotto il cuscino teneva un biglietto da dieci dollari, la mancia per
la ragazza che l'avrebbe lavata una volta morta, era stata derubata.
Controllava quella banconota da dieci cento volte al giorno, e
qualcuno era riuscito a soffiargliela mentre dormiva. Si trattava
di un dipendente, ovviamente, un membro del personale a rotazione.
L ruotavano tutti senza sosta, un giorno c'erano, il giorno
dopo non c'erano pi, poi tornavano e quando si cominciava
a intuire la logica sottostante ecco che scomparivano per sempre.
Le uniche che sembravano anche solo semipermanenti - e
che erano l praticamente dall'inizio, che poi non era cos tanto
tempo, anche se agli ospiti doveva sembrare una vita intera - erano
quelle due infermiere, una delle quali faceva spavento. Corvus
non avrebbe dovuto lasciarsi assorbire cos tanto da quel posto.
Ma perch nessuno le diceva mai niente? Del tipo: devi fare cos
o non devi fare cos? Per Corvus, Green Palms era come scagliarsi
contro un muro. E Annabel pensava che si pu avere tutto il coraggio
che si vuole, ma se uno lo usa per scagliarsi sempre e solo
contro un muro, a cosa serve?
Corvus, disse, vuoi finire tu il burro per il corpo?.
Corvus apr gli occhi. No, grazie, rispose.
Annabel le sorrise.  importante idratare la pelle.
Corvus richiuse gli occhi.
Non voglio far parte di un gruppo di controllo, disse Alice.
Sai, no, quando i medici danno a certe persone un placebo e
ad altre una medicina che pu aiutarle, secondo me non  etico.
Non voglio un placebo, ma non voglio nemmeno altra roba. Voglio
essere libera.
Una brezza calda sollev i bordi smerlati degli ombrelloni. Il
suono era simile a quello di piccole onde che sciabordavano molto
lontano. Era cos che risuonava nelle orecchie di Corvus, nonostante
si sforzasse di scacciarlo via: era il suono dell'acqua che
le entrava nelle orecchie, il ricordo dell'acqua offertale dall'amica
di sua madre. Un primordiale richiamo al caos e alla rovina,
all'altra sponda. Ma era sopravvissuta a quel momento, e ora sopravviveva
al dolore.
Sopravvivere al dolore aveva un che di vergognoso. Si rimaneva
guasti. Lei era guasta. Non era pi buona. Non era autentica,
era apocrifa. Aveva desiderato essere un'esploratrice e spingersi
sempre pi lontano. Ma, dopo il dolore, questo spingersi lontano
non  pi un'ascesa,  uno sprofondare in un recesso privato
di luce, dove non sei equipaggiato per resistere. Eppure resisti.
Corvus?.
Corvus non apr gli occhi, si limit a inspirare ed espirare.
Aveva avuto la sua breve carriera di lobbista nella galleria dei
morti viventi. Aveva sperato di restituire loro una condizione accettabile.
Aveva parlato tanto con loro, esponendosi senza parole.
Aveva stretto le loro mani, consunte e calde, tra le sue. Loro
l'avevano presa per stupida. Non le restava altro da fare che comprimersi,
comprimersi, e contare ogni respiro finch non se ne sarebbero
andati. Nessuno doveva sapere quello che stava facendo.
A volte per qualcuno migliora, quando i placebo vengono
somministrati con convinzione, disse Alice. Non so,  un problema
complesso. Io non voglio lasciar correre, rimanere indifferente.
Non voglio pensare che esista qualcosa di inevitabile.
Le cose sono inevitabili, disse Annabel. Moltissime cose
lo sono.
Non voglio essere, di questo Alice non era sicura, ingenua?
Ma forse lo sono.
Bella suspense che hai creato, adesso. Annabel si guard irritata
la pancia, piatta ma non come avrebbe voluto. Imperlata
di sudore e di olio, faceva comunque una bella figura, pens, ma
che spreco l, in compagnia di quelle due. Sperava che avrebbe
potuto conservare a lungo la sua bella pelle, non letteralmente,
si capisce. Ma la consapevolezza dell'importanza di mantenersi
in forma, consapevolezza che lei aveva, avrebbe rappresentato un
vantaggio sulle altre due che nemmeno ci pensavano. Squill il
telefono. Non era mai per lei. Nessuno sapeva della sua esistenza
lass, in pieno deserto, in quella stupida casa.
Si vede ancora la luna, disse Alice. Mi piace quando alla luce
del giorno si distingue ancora la luna.
Corvus apr gli occhi, li mosse senza muovere la testa, inspir,
espir, si compresse in quella profondit privata e senza
luce. Vide la luna, quasi vuota, sepolcrale nel cielo. L'amica di
sua madre, quando la luna era cos, gliela faceva sempre notare.
 cos perch trasporta i morti, diceva a Corvus con la sua
voce rapida, bassa, allegra. La luna si ammazza di fatica per
quanti morti trasporta; quando in cielo c' quella luna, aspettati
di sentire qualcosa di strano. Come faceva sua madre ad avere
un'amica come Lilith? Come si erano conosciute? E i suoi genitori,
come si erano conosciuti? Non gliel'avevano mai detto. Ormai
non l'avrebbe pi saputo. Quando moriremo i nostri capelli
saranno come nubi sulle nostre teste, cos le aveva detto l'amica
della madre, i tuoi capelli, i miei, quelli di tutti coloro che
amiamo e che odiamo. Io non odio nessuno, aveva detto Corvus.
Come nubi, aveva detto quella donna, quando diventeremo
come nubi.
Carter riagganci la cornetta. Lui e Donald si erano messi d'accordo
per una seratina da soli, anche se l'ambiziosa unione che
Donald aveva in mente doveva ancora attendere. Sarebbero andati
in citt a sentire un quartetto d'archi - le compagnie d'opera
nemmeno si accostavano a quel posto selvaggio - e poi, sul tardi,
avrebbero cenato insieme. Si sent meglio. Tutto gli sembrava pi
fresco, anche se ancora non sapeva come procedere. Should I
order cyanide, cant, or order champagne.. Doveva dare presto
un'altra festa. Richiamare quel pianista.
 
Capitolo 32.

La nonna e il nonno di Alice erano alle prese con un rompicapo
dei fumetti, un quadrato pieno di linee di tanti colori, sfocate e
ondeggianti. Avvicinavano il foglio alla faccia, poi lentamente lo
allontanavano.
Io lo vedo, disse il nonno.
Anch'io, disse la nonna. Perch non provi anche tu, Alice?.
Alice lo analizz, incroci perfino gli occhi. Voleva essere il tipo
di persona che riesce a vedere quel che in un primo momento
non c', o che non c' proprio, voleva godere della sorpresa che si
prova nello scorgere l'altra cosa che c' in ogni cosa, la sua aura,
il suo mistero. Non vedo niente, disse. Si sent avvampare per
la delusione, come se con quella semplice sconfitta ottica avesse
perso la sfida della vita.
Non lo vedi il kayak?, chiese il nonno.
Il kayak!, disse Alice. Tutta quella cosa l  un kayak?.
Quand'ero ragazza io, mettevano Ges che apriva gli occhi,
confess la nonna. Due occhioni con le palpebre pesanti che si
sollevavano piano e ti guardavano dritto dentro.
Non si deve mai spiegare, basta proclamare, disse il nonno.
A quei tempi andava cos.
Ma chi se ne importa di un kayak!.
Non prendertela tanto, tesoro. Va' a chiamare Corvus. Vediamo
se lei lo vede, il kayak.
Sta dormendo, disse Alice.
Quella ragazza dorme troppo, disse la nonna. Vorrei che
potessimo fare qualcosa per lei.
Un cuore chiuso a chiave  difficile da aprire, disse il nonno.
Per il momento le abbiamo dato un posto dove stare, questa
 la cosa pi importante. Un rifugio  ci che le serve adesso.
Tolse il giornale della domenica dal tavolo e apparecchi per
la cena. Quella sera, minestra di tortilla e torta al caff. Non rinunciavano
ai loro piatti preferiti.
Sapevate che adesso allevano i maiali apposta per i loro organi?,
chiese il nonno. Non pi per il bacon o quelle orecchie alla
griglia che piacciono a Furia. Sono diventati troppo preziosi.
Per la verit, credo che Furia addirittura li sotterri, disse la
nonna.
Considerare gli animali come cibo  proprio da primitivi,
disse Alice.
Infatti c'era scritto cos. Che questa  civilt. Si allevano i
maiali perch il cuore e certe valvole si possono trapiantare negli
esseri umani che ne hanno bisogno.
Questa  malvagit pura, disse Alice.
Se ti servisse un rene, le chiese il nonno, ne accetteresti uno
da un porcellino d'ndia, tanto per tirare avanti?.
No di certo, disse lei.
Alice non se ne farebbe niente del rene di un porcellino d'india,
protest la nonna. Troppo piccolo. Era pi concreta del
nonno, a cui a volte piaceva seminare zizzania.
Gli animali donatori di organi sono il futuro, disse lui. Vedo
gi il primo maiale sulla copertina del Time. Il maiale prima
di donare generosamente il suo cuore al presidente.
Il Time, che giornalaccio, disse la nonna. Beh, secondo me
 un peccato. Cosa ne sar dei libri per bambini? Dei classici? Te
lo ricordi il tuo preferito, Alice? Era La tela di Carlotta
Era sola quando  morta, disse Alice, la bocca piena di torta
al caff.
Cosa?, indag la nonna.
Alice mand gi il boccone. Era sola Carlotta quando  morta.
Finisce cos la storia.
Non mi pare proprio che finisce cos, disse la nonna, turbata.
Quello dev'essere il penultimo capitolo.
Per me la cosa interessante di questi xenotrapianti, insist il
nonno,  che ti fanno vedere come per la gente, alla fine, la sola
cosa che conta  restare al mondo. Sopravvivere, non importa
come. Ecco dove ci hanno condotti tutto il nostro sapere e la
marcia trionfale della scienza. Dritti alla casella numero uno.
Toss e si batt il pugno sul petto perch gli era andato di traverso
un pezzo di torta.
Cosa vuol dire xeno?, domand Alice. Era il nome del
maiale?.
Xeno viene dal greco. Vuol dire straniero. Impara bene radici
e prefissi, Alice, e il mondo ti sar pi accessibile.
Ci sono un sacco di cose che non mi va di imparare, ribatt
lei. Ci sono troppe nozioni superflue. Inutili, per lo pi. Io
scelgo di non sapere. Arross. Una volta aveva detto pi o meno
la stessa cosa a Sherwin e lui aveva risposto: Vuoi ritirarti dalla
civilt per catapultarti in un buio illuminato dalle stelle, vero
cara?.
Non preoccuparti per il sei che hai preso a scuola, disse la
nonna. Andr meglio l'anno prossimo. E non voglio nemmeno
che ti stai a preoccupare per quel kayak.
Alice, arrossendo, mangi la minestra. Ormai soprannominata
Xeno, mangi avidamente.
Io preferisco le notizie alle nozioni, disse la nonna, sar
perch divento vecchia.
A proposito di notizie, attacc il nonno.
Sentite cosa mi ha detto una signora a Green Palms, si intromise
Alice. Mi fa: E quanto a sballottare cuccioli di qua e
di l, come se io avessi mai parlato di sballottare cuccioli di qua
e di l.
La nonna e il nonno la guardarono. Furia guardava la bacchetta
della tenda avvolgibile vibrare quasi impercettibilmente.
Non capiva perch.
E dopo cos'ha detto?, chiese la nonna.
Non ha detto altro.
La ragione per cui in quei posti le persone raramente mostrano
risentimento o si lamentano della loro situazione, disse il
nonno,  che il loro pensiero manca di continuit.
A proposito di notizie, disse la nonna, avete sentito di quella
donna a Detroit? Voleva un bambino e ne ha rubato uno. Fin
qui niente di strano. Il fatto  che si trattava del bambino della
sua amica e l'amica non aveva ancora partorito. Una sera le due
amiche sono sul divano a bere vino, o forse peggio, e a quella salta
in mente di prendersi il bambino dell'amica, e sapete che fa?
Glielo cava dalla pancia, la svuota come se fosse un melone, con
un arnese che trova in cucina.
La citt dei motori, disse il nonno.
Beh,  da un pezzo che non la chiamano pi cos, disse la
nonna. Insomma, la tizia torna a casa sua con il bambino ma
non passa molto tempo che la arrestano. E viene fuori che non
era stato un raptus, ma che era stato tutto premeditato. In casa le
hanno trovato infatti un corredino che aveva comprato qualche
giorno prima. Il bambino comunque non ne ha risentito, stava
benissimo.
Anch'io ne ho una, disse il nonno di Alice. Avete sentito di
quel vecchio che ha sparato alla moglie e a tutti i cacatua nella
voliera e poi ha accolto in casa un'ex drogata che per rifarsi una
vita vendeva porta a porta uno smacchiatore?.
Con che si drogava?, chiese la nonna.
Eroina, mi pare.
In che senso, l'ha accolta in casa?, chiese Alice.
Le ha offerto una tazza di t. Stava per spararsi anche lui
quando la drogata ha bussato alla porta e gli ha raccontato la
storia della sua rinascita. Lui si chiama... non mi ricordo come si
chiama. Ha ottantasei anni.
Poveretto, comment la nonna.
La moglie era malata. Il vecchio era malato. Temeva che se le
loro condizioni fossero peggiorate, gli adorati pennuti sarebbero
finiti in qualche discarica.
S che ci sarebbero finiti se non avessero preso provvedimenti
per tempo. Certo, ora ci finiranno comunque. La nonna tagli
un'altra fetta di torta per tutti. Scommetto che dopo quell'esperienza
la drogata  corsa dritta alla sua siringa.
Sparare ai propri cari con un fucile, proprio qui, nella nostra
comunit. E poi avete sentito di quei due cacciatori che hanno
sparato a uno che scendeva quatto quatto dalla montagna, da
queste parti? L'hanno scambiato per selvaggina e l'hanno fatto
secco, si stava facendo buio, chiss per chi l'hanno preso. Un caso
di scambio d'identit. Hanno detto che il buio li ha ingannati.
Quando senti queste cose ti viene da pensare che viviamo
tutti in un sogno fosco, disse la nonna.
 triste quando la gente cerca di controllare il futuro uccidendo
le persone care, pens Alice. Certo, il futuro  un posto
pericoloso. Altrimenti non si chiamerebbe futuro. Ma fare una
strage di cacatua, che senso aveva? Il nonno doveva aver capito
male.
Dopo cena accesero la tv. Per Alice, la cosa pi bella del televisore
era la lampada-pantera appoggiata sopra. Quand'era bambina
Alice rimaneva incantata di fronte alla catenina che la pantera
aveva intorno al collo. Ci aveva giocherellato tante di quelle volte
con quella catenina. Chiss cosa ci vedevo!, disse tra s.
 una replica, annunci la nonna.
Io non l'ho mai vista, disse il nonno.
S che l'hai vista. La nonna batt il dito sullo schermo. Tutte
queste donne hanno mangiato le ceneri delle loro madri. Ecco
cosa le accomuna.
Formavano un assembramento serio, per lo pi in sovrappeso,
in abiti con il bavero molto largo. Prima di essere internate, alcune
di loro erano riuscite a dare appena un assaggio, altre, un po'
alla volta, stavano consumando l'urna intera. Manifestarono la
loro sfiducia nei confronti dell'autorit, il desiderio di assumersi
la responsabilit del proprio lutto, la determinazione di strappare
il controllo all'intermediario.
Adesso mi ricordo, disse il nonno. Alla fine parlano di quel
pilota, in California, quello che doveva spargere le ceneri sul
Pacifico per conto delle famiglie e invece le teneva accumulate in
un deposito di quella catena, Cubby-Holes.
Per risparmiare il carburante dell'aereo, immagino, disse la
nonna. Hanno trovato duemila urne di resti cremati in uno di
quegli armadietti del magazzino. L'aveva fatta franca per anni.
Quella l, ricord il nonno, la seconda da sinistra... la inquadrano
poco, ma lei  quella che aveva scoperto di aver trafficato
con le ceneri sbagliate dopo che un'indagine di polizia aveva
accertato la grave negligenza del crematorio.
 una replica, disse la nonna. L'abbiamo gi vista tutta.

 Capitolo 33.

E adesso cosa leggi?, chiese Ginger.
Lui pos il libro sul comodino e mise con cura sulla pagina
aperta una spessa banda di cuoio con le sue iniziali in rilievo. Un
regalo di Donald. Carter non riusciva a ricordare come facesse
prima a tenere il segno. Gli faceva venire in mente un cestus,
quell'affare di cuoio con cui i pugili dell'antica Roma si fasciavano
le mani.
Ginger sembrava un po' agitata, com'era sempre quando era
sotto gli effetti della Smirnoff. Impossibile che ci fosse ricaduta.
Leggere  un'attivit insignificante, Carter.
A me piace, cara.
Quando capirai quant' insignificante, rimarrai esterrefatto.
Questo libro parla di Darwin e ho appena trovato un aneddoto
delizioso. Una volta Darwin port il figlio allo zoo e in una
gabbia videro un ippopotamo addormentato. Il bambino disse:
Pap, quell'uccello  morto.. Carter ridacchi.
E lo trovi divertente?.
Erano poche le cose che facevano ridere Ginger. Uno che cadeva
goffamente, che scivolava e finiva lungo per terra, la faceva
ridere. Una volta, a colazione, Carter era rovinato in avanti nel
tentativo di evitare che il miele del muffin gli colasse sulla camicia,
evento che aveva reso Ginger di umore spumeggiante per il
resto della mattinata. Aveva pensato che fosse in preda a un infarto?
In ogni caso, l'aveva trovato parecchio divertente.
Ginger si bagn la punta del dito con la lingua e si lisci le sopracciglia.
Almeno questo sembrava che stesse facendo. C' una
donna qui che ha visto s stessa prima di morire, disse. Il suo
doppio perfetto.
Davvero?, disse Carter. Sembrava un pettegolezzo, anche se
Ginger non aveva mai avuto l'inclinazione al pettegolezzo. Carter
non sapeva cosa intendesse dire, se fosse un buon segno o no.
Stava cominciando ad ambientarsi?
Gi, disse Ginger. Il suo doppio perfetto. Che rovistava nel
bidone delle mutande in saldo in un discount.
Carter riprese il segnalibro, arcuato sulle due estremit. Stava
pensando di regalare a Donald una cintura per il suo compleanno
che cadeva il mese successivo. Buona idea, una cintura. Una
cintura, certo.
Ma guarda che espressione gongolante, ringhi Ginger. Stiamo
pensando ancora a Donald?.
La gelosia  un sentimento meschino, Ginger, non ti fa bene.
Non mi fa bene! Quando mai ti sei preoccupato di ci che
mi fa bene, da quando sono morta? Non sei nemmeno a lutto,
per carit! Non hai nemmeno messo una bandiera a mezz'asta
nel Connecticut. Nemmeno per uno straccio di mese l'hai messa
a mezz'asta.
Cara, disse Carter, la gente diventa triste,  a lutto, perch
quando muore un proprio caro, beh, questa persona, questa persona
che amiamo, non la vedremo mai pi. Ma nella nostra situazione,
in questa nostra insolita situazione, io ti vedo. Ti vedo
eccome, il che mi rende impossibile tributarti il lutto che meriti.
Le dispens uno dei suoi sorrisi pi sinceri.
Non ti senti in colpa per la bandiera?.
Dovevi fare il politico o qualcosa del genere, no? Cos almeno
pensavo.
Mi fai infuriare.
Non mi  mai venuto in mente che potessi desiderare la bandiera
a mezz'asta, Ginger. Che ne pensi, cara, di ci che ho appena
detto?.
Ginger non rispose.
Avrebbe dovuto recitarle Lucrezio, una punizione degna di
Tantalo. Cessa i tuoi lamenti, dimetti le tue cure. Sei morta,
Ginger, morta! Arrenditi! Le intenzioni delle parole del poeta:
Non pu divenire infelice chi non esiste!. Non che lei sembrasse
propriamente infelice; si limitava, cos come da viva, a rendere
tale lui. Ad ogni modo, dov'era il De Rerum Natura? Un libricino
con una copertina blu scuro un po' deformata per essere rimasta
avvolta in un telo da mare bagnato. Stava cominciando a
perdere tutto.
Vado nell'altra stanza, disse Carter.
L'altra stanza  affollata, disse Ginger. Credo che ci sia Annabel
con le sue amiche. Ragazze che non hanno avuto i privilegi
di Annabel, Carter. Non so perch tu permetta a tua figlia di
frequentarle.
Vieni anche tu, se vuoi, disse Carter furbamente. Non era
mai apparsa fuori dalla camera da letto. Carter aveva sempre attribuito
le apparizioni di Ginger a un certo rilassamento delle sue
difese, a quei momenti di indistinta rverie che precedono il sonno
e che, non appena lei vi affondava i denti, si mutavano in detumescenza
e sgomento.
Non puoi prendere e andartene cos, Carter.
Vieni con me, allora, Carter si gir, forse troppo velocemente,
e fu colto da un atroce mal di testa. Si domand se ce l'avrebbe
fatta ad arrivare alla porta. Insieme al dolore, per, aveva
cominciato ad avvertire il pressante senso di urgenza di quell'insostenibile
situazione.
Mal di testa?, butt l Ginger. Ne soffrivi anche da piccolo,
vero? Non erano diventati sempre pi frequenti e gravi finch
non furono dichiarati incurabili da vari medici? Poi sparirono
del tutto. Dico bene?.
Ginger, cara, smetti di parlare almeno per un attimo, per favore,
disse Carter, in reverente genuflessione davanti a quel mal
di testa, un mal di testa barbaro, un mal di testa
caterpillar, il risucchiante cono di una tromba d'aria.
Mi sorprende che non avessi anche l'asma. Come met di
quelle pappamolle del St. George's.
Con il frastuono che aveva in testa non la sentiva pi. Poi il dolore
si ritir, riflu con un lieve sibilo, come un'onda dalla spiaggia
che aveva oscurato.
Per un minuto non sei riuscito a trovare il tuo rifugio, eh?
 sempre meglio sapere dov' il rifugio quando la situazione si fa
minacciosa, quando sembra che non ci sia via di fuga, disse Ginger
sollecita.
Di quale rifugio stava parlando, santo cielo? Se la stava facendo
troppo con australiani, pescatori della Louisiana e donne
che compravano le mutande al discount. Se fosse stata una festa
qualunque, si sarebbe fatta riportare a casa da Carter gi da un
pezzo. Forse Cole Porter e William Blake avevano la loro area
personale o cosa? Poteva essere. L'Aldil poteva essere diviso in
vari settori. Perch no?
Quando non riesci a trovare il tuo piccolo rifugio, disse
Ginger, potresti ritrovarti squartato da malaugurati eventi.
Eccoli, i malaugurati eventi, pens Carter. Strani, malaugurati
e singolari eventi.
Apr la porta. C'era un lungo corridoio rivestito di moquette,
poi il soggiorno, dove le tre ragazze poltrivano. Petali di rose
bianche giacevano elegantemente sul pianoforte.
Mi aiutereste a trovare una cosa, ragazze? Sto cercando un libro,
un libro piccolo.
Sei sonnambulo, pap?, chiese Annabel.
Eh? No, no. Mi ero alzato solo per un cicchetto e ho pensato
di chiedervi questa cosa. Chiedere loro di venire in camera
da letto forse sarebbe stato sconveniente. Avrebbe dovuto aspettare
la mattina. Ma Ginger non si faceva mai vedere, di giorno.
And al frigorifero e spinse un bicchiere contro la linguetta
del distributore di ghiaccio. In lunghe dita, il ghiaccio splendente
vi cadde dentro rumoroso. Pens ai ghiaccioli sulle grondaie degli
edifici del St. George's. Non c'erano mai stati ghiaccioli di un
tale splendore. I ragazzi li staccavano e li usavano come armi per
i loro duelli nelle gelide mattine d'inverno. Avevano inferto ferite
piuttosto strabilianti, ma ci avevano riso sopra, le risate a piena
gola dell'esuberanza giovanile. Ultimamente Carter pensava
molto al St. George's. Si domand se non fosse il caso di trasferirsi
dove avrebbe potuto trovare altro ghiaccio. Gli mancava il
ghiaccio, quello di qualit superiore. Si vers dello scotch nel bicchiere
e tutto si fece meno interessante, in molti sensi.
Torn dalle ragazze. C' una cosa, in camera mia, che vorrei
prendere ma non ci arrivo. Speravo che poteste aiutarmi.
Sei pi alto di tutte noi, pap, osserv Annabel. Sei sicuro
di essere sveglio?.
Quel commento gli parve strano; forse non aveva bisogno di
quel drink. Lo ingoll comunque.
Di cosa stavate parlando?, chiese. Sentivo le vostre voci.
Parlavamo delle mamme, pap, del fatto che nessuna di noi
ha una madre. Io gli stavo raccontando che quando vomitavo -
vomitavo continuamente, ti ricordi? - mamma veniva sempre a
ripulire tutto, e che avevo un campanello di bronzo accanto al
letto e quando lo suonavo lei accorreva subito, e dopo cena mi lasciava
spegnere sempre le candele con uno di quei piccoli smoccolatoi.
Ce n'era uno a forma di cono d'argento e uno a forma
di piccolo alveare. E poi stavo cercando di farmi venire in mente
qualcos'altro, perch era il mio turno. Alice ha saltato il suo.
Sono cose piacevoli da ricordare, tesoro, disse Carter. Ginger
non aveva mai permesso a Annabel di spegnere le candele,
anzi non le aveva rivolto la parola per una settimana intera dopo
quella volta in cui, non si sa come, lo smoccolatoio a forma di
alveare era finito in cortile e Annabel l'aveva schiacciato sotto il
triciclo. Quanto al vomito, Carter ricordava un inverno in cui la
moglie non faceva che riempire la lavatrice di asciugamani, ma
di quella situazione si era fatto carico per lo pi uno psichiatra.
Potete venire un momento in camera mia, ragazze?, chiese.
Un momento solo.
Ma Ginger, naturalmente, non c'era. Cosa aveva fatto alla sua
mente! Se n'era impossessata e la sbocconcellava come un sandwich.
Vide quello che videro le ragazze perlustrando la stanza
con lo sguardo, il letto disfatto, i libri sparpagliati ovunque, il
bicchiere vuoto accanto alla lampada, i cerchi lasciati dal bicchiere.
La stanza comunicava l'impressione sbagliata.
Oltre la vetrata si aggirava un coyote con il siamese dei vicini
tra i denti. Lo not solo Alice.
Cosa c' l fuori?, disse Carter.
Ma Alice non volle dirlo, per riguardo a Annabel, pur non riuscendo
a nascondere la sua interessata approvazione.
Oh, che ragazza testarda, pens Carter.
Il coyote si ferm per sistemare meglio il gatto nelle fauci,
e Alice, con discrezione, abbass la tenda.
Pensavo di sgombrare la stanza, di fare un po' di ordine, disse
Carter. Che ne pensate?.
Pap,  mezzanotte passata, gli fece notare Annabel. E hai
cambiato la disposizione dei mobili la settimana scorsa.
Pensavo di lavorarci ancora un po', di smantellarla
completamente. Di eliminarla dal resto della casa.
Potrebbe farci un laghetto per gli animali selvatici, sugger
Alice.
Buona idea!, disse Carter. Cos magari la smetteranno di
usare la piscina. Pensi che rispetterebbero la distinzione?. Carter
era favorevolissimo alle distinzioni. Se solo Ginger avesse voluto
fare una o due distinzioni, soprattutto tra gli obblighi dei
morti e le necessit dei vivi... ma la mente di Ginger, o qualunque
cosa fosse, non faceva distinzioni, anche se nelle sue maniere
si stava facendo strada una certa sciatteria, un preoccupante
offuscamento dei confini. L'altra sera, per esempio, aveva usato
l'espressione hai il culo d'erba. Cosa voleva dire, culo d'erba?
Giorni d'erba, va bene, quello era un altro paio di maniche.
Quando era viva, per quanto le piacesse alzare il gomito, Ginger
era sempre stata brutalmente eloquente. Sempre arguta e unica
nel modo in cui colpiva. Ma ormai Carter si aspettava che ogni
sera potesse mettersi a urlare: Ti prendo a calci in culo! o porta
qui quel culo!, come una massaia grassona e carica di mocciosi
in un centro commerciale. Sarebbe stato triste, davvero, se
Ginger si fosse ridotta a strillare o mio Dio! in ogni occasione.
Un laghetto per gli animali selvatici sarebbe un'ottima idea,
ribad Alice. Ma la stanza andrebbe rasa al suolo.
Pap, stai scherzando vero?, disse Annabel.
Carter era circondato dalle ragazze, una triade perplessa. Le
Tre Parche, con le loro macabre cesoie in mano, anche se solo
una le aveva. Atropo... Atropo... Come si chiamavano le altre?
Cloto! Si rallegr per esserselo ricordato. Cloto. Ma sull'ultima,
ancora buio.
Quanti libri in questa stanza, osserv Corvus.
S, mi piace leggere, disse Carter. A volte leggo tutta la notte.
Se te ne piace qualcuno prendilo pure.
Ma naturalmente lei non ne prese nessuno. Quella ragazza
non voleva niente, glielo leggeva negli occhi. Doveva essere
spaventoso non volere niente; per nulla appagante come poteva
sembrare. Doveva sentirsi tutto il tempo una disgustosa palla al
piede. Eppure non sembrava affatto ansiosa, piuttosto sembrava
indifferente.
Cos' che non arrivi a prendere, pap?, disse Annabel.
L'alcol gli si era piacevolmente diffuso in tutto il corpo, ma
ora - e non c'era modo di dissimularlo - aveva cessato l'effetto.
Continu a guardare Corvus come attendendosi da lei qualcosa
di sconcertante o di ispirato. Si accorse che stava trattenendo il
respiro. Ricominci a pensare a Ginger. Dicono che quando una
persona muore all'improvviso sia bene affrettarsi a informarla
che  morta, per evitare guai e fraintendimenti da entrambe
le parti. E lui aveva immediatamente messo al corrente Ginger,
ne era sicuro. Oh, quell'orribile sera, erano entrambi sbronzi,
e dopo l'incidente c'era stata quella discussione a proposito di
quel ristorante che gettava il grasso sull'autostrada in piena notte
provocando incidenti, ma nessuno, prima di quello, mortale.
Grasso, grasso, grasso, nessuno parlava d'altro mentre ancora si
sentiva la sirena dell'ambulanza. E quella stupida insegna luminosa
intermittente, ovunque: sono troppo grossi per essere
gamberi. Una serata assurda. Onestamente, se Ginger non l'aveva
presa sul serio, Carter non poteva biasimarla.
Carter era in una specie di trance, durante la quale le ragazze
se n'erano andate in silenzio. Si sentiva scosso. Era come se le
avesse invitate in camera sua perch lo guardassero stare male.
Temette che il suo status in quella casa ne avrebbe risentito, lo
status di adulto noncurante tuttavia intelligente e affidabile, il tipo
che ti aspetteresti immerso in letture avvedute e impegnative,
di notte, nella sua camera, e su cui potresti contare in caso di
emergenza; uno che sa spendere i suoi soldi e che ha ancora un
futuro davanti a s. S, d'accordo, c'era stato l'incidente del cervo
nella piscina, ma quella era stata una serata fuori dall'ordinario.
Avvert una fitta al fegato.
And in bagno e si ras con cura. Alla fine si erano fatte le
due. Le ore che separavano le due dall'alba erano un dono che
solo pochi avevano il privilegio di scartare, un dono enigmatico,
luminoso. Spinse i cuscini contro la testata del letto, si distese e
si mise a fissare davanti a s. Cosa facevano tutta la notte, quelle
ragazze? Aveva il diritto di saperlo, doveva essere pi responsabile,
dare consigli, e invece non era altro che un vedovo ubriacone
innamorato di un aiuto-giardiniere. Si alz e apr le tende. Il
buio trasal, come se fosse stato interrotto.
Torn a letto. Gli sarebbe piaciuto saper scrivere o dipingere,
possedere un talento in qualcosa. Affrontare le notti con una
penna! Scrivere, per, rende tutto al tempo stesso pi chiaro e
peggiore, sempre che non faccia apparire tutto peggiore senza
renderlo affatto pi chiaro. Ecco qual  problema dello scrivere.
Regnava il silenzio. Non c'era Ginger, nemmeno in forma
pneumatica.  cos, no?, che i morti risorgono, secondo san Paolo?
Pneumaticamente? Al pensiero di Ginger gonfiata dal soffio
bisbigliante di un amorevole essere supremo, si perse d'animo.
Ogni cosa era un luna park, un grande, pacchiano luna park. Sospir
e accese la televisione. Ti ammazzer, una persona seminuda
stava dicendo a un'altra, ma mi asterr dal divorarti per
rispetto del tuo rango. Sembravano druidi riuniti in qualche bosco
sacro. Ma i druidi parlavano in quel modo? Si convinse che
Ginger gli stesse manomettendo il televisore. Il magnetismo della
disarmonia. Spense tutto e fiss irritato il buio.
 
Capitolo 34.

Il Museo della fauna era stato costruito, pi o meno nello stesso
periodo del Green Palms, da un tale di nome Stumpp che aveva
accumulato migliaia di trofei di caccia grossa e ora desiderava
condividere con la cittadinanza alcuni degli esemplari pi maestosi
in cambio di un enorme sgravio fiscale. Erano tutti animali
di Stumpp, abbattuti proprio dalla sua mano grassoccia in Africa
e in Alaska, quando quei luoghi erano ancora quello che erano.
In quel momento l'Africa era una spina nel cuore di Stumpp,
infestata com'era di gente. Tutti quei macilenti esseri umani accucciati
nella polvere. Non sarebbe pi andato in Africa. Si tenessero
per loro quello che ne era rimasto; lui la sua parte l'aveva
avuta nei giorni di gloria. Stumpp non era uno di quei cacciatori
dall'inesauribile riserva di aneddoti sulle bestie a cui aveva sparato.
Non aveva ricordi precisi di ogni singolo episodio, anzi,
nemmeno della maggior parte, ma provava un caloroso trasporto
verso tutti i suoi animali. Nessuno gli aveva mai dato problemi,
a differenza di certi esseri umani di quelle citt, che non ci
pensavano due volte a tagliarti la gola se non gli davi qualche moneta
in cambio di qualunque cianfrusaglia ti offrissero: chiodi,
viti, chewing gum, cose cos.
Il Museo della fauna era stato costruito sul modello di
Harlech Castle nel Galles. Il progetto originale comprendeva un fossato
in cui Stumpp aveva previsto di piazzare qualche squalo, ma
l'idea era stata bocciata da un comitato di contea di smidollati.
In ogni caso Stumpp era contento di non aver presentato ricorso
per gli squali. Tanto per cominciare, si sarebbe trattato di squali
vivi, il che avrebbe compromesso l'integrit della sua istituzione,
e in secondo luogo avrebbero subito senz'altro molestie da parte
delle scolaresche che costituivano la stragrande maggioranza
delle entrate del museo. I ragazzini avrebbero lanciato qualsiasi
cosa agli squali l sotto: portatili vecchi, trombette, palle da
baseball. Gli squali sarebbero stati un bersaglio facile per quei
ragazzini. Niente fossato, quindi. Invece, di fronte al castello,
c'era la tipica segnaletica dei parcheggi, una collezione di cerchi
e linee che nei paesi sviluppati indicava il posto riservato a
zoppi e storpi, che, per quanto vacillanti sulle gambe e trascinati
come pacchi su sedie a rotelle, avevano diritto all'accesso e potevano
provare interesse verso certe cose, nel caso specifico, verso
la morte di altre specie esibita come forma di bellezza. Il retro
del museo confinava con trentamila acri di terreno dichiarato patrimonio
nazionale, era tutto in vetro e inondato di luce, tanto
da rendere plausibile che gli animali, nei loro tragitti notturni,
vi guardassero dentro, testimoni, ovviamente inconsapevoli, di
quella perfezione.
La verit era che Stumpp si era un po' stufato del suo museo.
L'entusiasmo si era sgonfiato. La parte divertente era stata imporre
quel progetto alla gente. Ed era stanco di trattare con i
tassidermisti, categoria vanitosa e arrogante che si offendeva se si
lasciava loro intendere che non erano molto pi che tappezzieri.
Non ce n'era uno, secondo lui, che avesse le palle, palle vere. Si
ritenevano tutti artisti, ma in realt non si riusciva a distinguere
il lavoro di uno da quello di un altro. Dare un'apparenza di vita
a un animale che non ne ha era un'attivit limitata. Alla fine
li aveva ridotti a uno solo, un tassidermista interno, un ripiego.
Stumpp era originario della Virginia occidentale e, a suo dire,
era nato a quattordici anni, quando aveva cominciato a comprare
e vendere monete d'oro. Come amava ripetere, e l'aveva ripetuto
a guide e fattorini, dal Mozambico al Brooks Range, la vita potevi
passarla, come una capra miserabile, a guardare il fango da
un cancelletto sbilenco attraverso la pioggia, o in qualche altro
modo. La vita era ci che ne facevi tu, o meglio, era il risultato di
ci che facevi della tua percezione della vita. Ben presto Stumpp
aveva abbandonato l'oro e si era scelto interessi e acquisizioni con
uguali previdenza e tempismo. Pi di recente, e con minore sforzo,
era sceso con buonissimi risultati nell'arena delle ricerche genetiche
e della crioconservazione degli embrioni. Sparare alla
megafauna non era altro che relax per lui.
Ma, ultimamente, del relax non aveva visto nemmeno l'ombra,
e cominciava a preoccuparsene, cos come dell'odore di merda
che sentiva ovunque: un odore non forte, ma sottilmente pervasivo.
Doveva fare uno sforzo enorme per ignorarlo, uno sforzo
mentale impegnativo ed estenuante. Doveva trasformarsi in un
maledetto yogi per sfuggire a quell'odore di merda? Era l'unico
a sentirlo, e cos aveva smesso di chiedere in giro. Non che fosse
di impedimento a un dignitoso prosieguo delle conversazioni.
Stumpp aveva riscontrato che nei bar di classe, per esempio nei
bar degli alberghi dove un martini costa dieci dollari e viene servito
in un bicchiere dal diametro di una boccia per i pesci rossi,
la gente accoglieva di buon animo l'osservazione, soprattutto le
donne. Stumpp aveva un gran rispetto per le donne e le giudicava
pi perspicaci degli uomini.
Non riesco a credere che un uomo come te possa avere questo...
ahh, problema, gli aveva detto l'ultima rossa di turno.
Sembri perfino radioattivo per la fiducia che hai in te stesso,
una qualit molto affascinante.
Ma era passato un po' di tempo dall'ultima rossa, dall'ultimo
complimento ricevuto da una bella donna. Erano cambiati
i tempi, ormai. C'era qualcosa di tecnico, di indeterminato, nei
tempi attuali. Non distinguevi pi gli scienziati dai vandali. Potevi
ordinare un virus per posta: patogeni, tossine, quello che volevi.
Uno scolaro sveglio poteva far piazza pulita di tutte le api
di un prato durante la ricreazione. Facevano nascere rinoceronti
senza corna per renderli meno appetibili. Neanche il rinoceronte
risparmiavano, maledizione. Una delle societ in cui aveva
investito sfornava pecore geneticamente identiche. Lui ci avrebbe
fatto su milioni, ma che gusto c'era nel fare soldi con pecore
geneticamente identiche? Dov'erano il coraggio e l'unicit e il carisma
radioattivo? Dopo aver dato gli ultimi ritocchi al museo,
Stumpp aveva cominciato a percepire il proprio declino. Come
se scendesse per un sentiero terrazzato della malora mentre alle
sue spalle si levava un vento che trasportava puzza di merda. Perch
era proprio alle sue spalle, contrariamente a ci che dice quel
sentimentale adagio secondo cui il vento alle spalle  propizio. Il
vento, secondo Stumpp, serviva gli interessi di chi ancora non era
nato. A volte immaginava di sentirlo parlare con il tono irritante
di un allenatore di scuola media: Qui si d una possibilit a
tutti, ognuno ha il suo momento... Forse avrebbe dovuto tirarsi
fuori da tutti gli investimenti in ricerche sugli ovuli umani. Il
fatto  che i suoi soldi ne stavano producendo tanti altri. Che alternativa:
i soldi o la salute mentale. Investire nel futuro presentava
risvolti psicologici negativi. I suoi, di soldi, si erano espansi
fino alle banche degli ovociti. Ovuli raccolti da feti abortiti. La
situazione stava sfuggendo di mano, quegli scienziati pazzi si
scatenavano e si divertivano pi ora che a Alamogordo,
sottoraffreddando questo e surgelando quell'altro. Oggigiorno se andava
via la luce, se saltava una rete di distribuzione, non c'era solo la
sveglia digitale che impazziva o i surgelati del freezer che andavano
buttati, potevi perdere famiglie intere, potenziali famiglie
in attesa, non ancora esistenti, certo, solo in teoria, ma con tutto
il diritto di esistere. Ci che non esisteva aveva il diritto di esistere,
ecco la nuova scuola di pensiero - espediente che abbindolava
gli studiosi di etica -, e per quanto denaro procurassero simili
nozioni, soprattutto per chi era salito sul treno nel momento giusto,
i guai che lo aspettavano non potevano sfuggire all'ego piuttosto
sofisticato di Stumpp. I genitori di Stumpp (ormai defunti)
erano state persone estremamente ordinarie, e avevano avuto la
grazia di concepirlo nel modo giusto.  successo in una barca
a remi, Stumppie, gli aveva detto la madre. L'ho capito subito.
Bingo... il mio corpo lo sapeva. Avevano avuto la gioia del vecchio
su e gi, l'inattesa uscita dalla rotta. Ormai, invece, si parlava
solo di fecondazione assistita, di micromanipolazione, uno in
una stanza e l'altro in un'altra. Le gioie del sesso erano irrilevanti
nella presente temperie, o almeno cos sembrava a Stumpp. Il suo
vecchio pisello non era stato molto attivo negli ultimi tempi.
La faccenda degli ovuli lo stava facendo impazzire. Non faceva
che pensarci. Doveva tirarsene fuori. Chiss che il vento alle
spalle non si sarebbe placato.
Gli era capitato di andare al museo di sera e di entrarci passando
dal negozio dei souvenir pieno zeppo di ninnoli. Le Tracce
del Deserto, stronzi ossificati (completamente inodori), si vendevano
bene; i ragazzi li adoravano, ma se cercavano di rubarli ne
sarebbero rimasti segnati per sempre. Il negozio aveva allarmi
dappertutto, ogni cosa doveva passare attraverso uno scanner.
Sacchetti di sabbia - un po' di Sahara per voi, un po' di deserto
di Sonora per voi -, dozzinali libretti sugli habitat, video sugli
animali pericolosi per l'uomo, cassette con suoni registrati, suoni
notturni, suoni che precedono la pioggia, suoni che seguono la
pioggia, tutto era contrassegnato. Assolutamente nulla, nemmeno
la cianfrusaglia pi insignificante, poteva essere presa senza
pagare.
A Stumpp non piacevano i negozi di souvenir. In vita sua non
aveva mai comprato qualcosa per qualcuno in un negozio di souvenir;
era una sua peculiarit. Ma nel suo negozio di souvenir
doveva passarci per forza, cosa che faceva con cipiglio, per entrare
nel Wildebeest Lounge, dove si sarebbe preparato un martini
prima di fare il suo ingresso nella Sala Grande per andare a trovare
i suoi vecchi amici, gli animali.
Orsi e felini si trovavano nella stessa sala. Di ghepardi ce n'erano
tredici. Niente di sorprendente. Comuni come puntine da disegno,
ora che il segreto del loro codice di riproduzione era stato
decifrato. Per ingravidare occorrono due maschi. Interessante,
ma non pi di tanto. Il loro particolare fascino risiedeva negli artigli
non retrattili. In un'altra stanza, una fantasmagoria di corna.
Ne aveva raccolte di ogni tipo - a spirale, a forma di lira, ad anelli,
triangolari, a cavatappi -, ma si rammaric di aver affisso solole teste. Le detestava, quelle specie di medaglioni; si era messo
al livello di una donnina che colleziona piatti. L'avrebbe chiusa,
quella maledetta sala delle teste.
In tutto c'erano otto sale. A volte Stumpp si preoccupava
dell'allestimento. Aveva un paio di okapi, tutta la famigliola, bizzarri
ruminanti. L'alce, la renna, dovrebbero andare insieme?
C'era da uscire pazzi. Le giraffe stavano bene negli angoli, da dove
allungavano il collo verso i ramoscelli. Stumpp limitava al minimo
la replica degli habitat. Niente false pasture, qui; voleva un
ambiente dignitoso e semplice. Un'atmosfera di limpida armonia.
Alz la testa per guardare una giraffa. Come gli era piaciuto sparare
alle giraffe. Il modo in cui galoppavano e poi si abbattevano
al suolo, non c'era niente di meglio, ma come trofei lasciavano un
po' a desiderare. Sembravano cos timide e civettuole - con quelle
ciglia! -, e quella giraffa in particolare aveva subito un ritocco, le
era stata allungata la lingua di trentacinque centimetri. A un'idiota
sarebbe potuta sembrare un po' volgare. Non voleva che quegli
animali suscitassero l'ilarit della gente e aveva dato disposizione
al personale di sbattere fuori i bastardi che si fossero fatti beccare
a ridacchiare. Se da una parte voleva che quegli splendidi cadaveri
producessero un'atmosfera di limpida armonia, dall'altra pretendeva
che i visitatori si comportassero con quel contegno rispettoso
che si usa in chiesa, non importa se ipocrita. Lui, da parte sua,
non aveva mai riso di fronte ai momenti difficili di un animale,
primo dei quali fronteggiare la morte che gli sarebbe stata inflitta
dalla sua mano. Non aveva mai tratto piacere dai profondi lamenti
della morte, dai rantoli soffocati dal sangue. Durante un
safari era arrivato quasi a uccidere un compagno di spedizione,
un urologo di Denver, che aveva l'abitudine, dopo aver abbattuto
un animale, di mettersi il palmo della mano aperta su un lato della
testa, come a dire buona notte e sogni d'oro. In tutto il mese,
l'urologo non era riuscito ad ammazzarne nemmeno uno in modo
netto, istantaneo. Alla fine si era ridotto a sparare a casaccio alle
iene per vederle strapparsi i propri intestini e poi ingoiarli. In seguito
Stumpp era venuto a sapere che quel coglione si era ammazzato
mentre guidava un aereo ultraleggero verso casa sua, nella
Mile High City. Sogni d'oro, aveva pensato Stumpp.
Si era smarrito per un momento nelle macchie color cannella
della sua giraffa; avevano una loro genuina profondit, quelle
macchie, anzi, avevano il potenziale di autentiche doline. Pass
nella sala dell'elefante. Qui si era spinto a eccessi spettacolari,
cercando di fare del proprio meglio per quella povera femmina
che era il suo pezzo forte e che, anche se non l'avrebbe mai confessato
a nessuno, in qualche modo era pentito di avere abbattuto.
Le matriarche detenevano la memoria della famiglia, anni
e anni conservati nel loro cervello piccolo ma pesantemente circonvoluto.
I maschi erano solo un mucchio di carne e boria; era
il lignaggio da madri a figlie che guidava il branco. Le femmine
pi vecchie conoscevano la storia del tempo. Ricordavano l'Africa,
la sua estensione, ed erano loro a trasmettere la conoscenza.
Una volta fatte fuori a fucilate, le poche rimaste non potevano
che saperne di meno, sempre di meno. L'Africa si era tanto ridotta.
Le giovani conoscevano Cosa? Confini, cavilli, quote.
Ognuna di loro aveva bisogno di centotrenta chili di cibo al giorno
e duecentotrenta litri d'acqua. Duecentotrenta litri al giorno,
in una terra funestata dalla siccit! Avevano la capacit di risolvere
problemi. Cosa pensavano, come ragionavano? Scender a
centocinquanta e magari scamper alla decimazione? Meglio
darsi una calmata, se no mi prendono per un animale brado?
Nella loro Africa rimpicciolita gli elefanti pi giovani non sapevano
quasi nulla. Non potevano fare nemmeno cinquanta chilometri
senza imbattersi in qualche coltivazione pidocchiosa da cui
li avrebbero eliminati come parassiti. L'agricoltura, la peggior
disgrazia che si fosse mai abbattuta sulla razza umana. Zappare
e accumulare. L'uomo privato di una dimensione. Privato di tutta
la compassione e del senso del magico. Era stato Virgilio, apparentemente
un mago innocente, a parlarne cos. Virgilio non
gli era mai piaciuto. Troppo campagnolo, un vero contadino in
fondo. E un copione. Senza Omero prima di lui, a Virgilio non
sarebbe mai venuto in mente di essere Virgilio. Con l'agricoltura,
al quadro si erano aggiunte tutte quelle piccole bocche da sfamare.
Piccole bocche che prima non c'erano, non cos tante almeno,
non interpretate a quel modo.
Guard la grande creatura morta che aveva di fronte. Orecchie
come vele, la grande proboscide sollevata. Gliel'aveva fatta
rifare tre volte, non riusciva mai a trovarla perfetta. Sentiva di
avere una specie di debito nei suoi confronti. Un lavoro enciclopedico.
Tuttavia decine di altri cacciatori avevano ansimato alle
sue spalle, le erano stati alle calcagna e avrebbero fatto la stessa
cosa, per esempio l'urologo dei sogni d'oro. Nella boscaglia erano
successe un bel po' di cose sgradevoli, ma se vai laggi per uccidere
non puoi evitare certe sgradevolezze. Ci erano voluti anni
per radunare tutta quella roba, decine di safari. C'erano alcuni
maschi nell'atto di barrire e dei cuccioli graziosi, uno che sembrava
camminare sotto la pancia della madre, come amano fare
i piccoli finch ne hanno la possibilit. Era un allestimento fin
troppo straordinario. E infatti a lui non piaceva che la gente lo
visitasse, e spesso ne proibiva l'accesso. Lo spazio era a navata,
sovrastato da un lucernario, un luogo dossologico. Si sentiva un
suono in quella stanza, una musica bellissima, eppure inesistente:
a Stumpp avevano detto che era dovuta semplicemente alla vicinanza
del sistema di condizionamento principale. Musica, parola
inadeguata in quel caso. Un bisbiglio di celestiali mormorii.
Come poteva essere artificiale, un suono simile? Ogni cosa, tante
facce. Il mondo, un'orchestra impazzita.
Stumpp, mezzo secolo sulle spalle, un uomo che si era fatto
da s, se ne stava l impalato. Aveva costruito s stesso dalle fondamenta.
Il piccolo Stumppie. Genitori bravi e amorevoli, indecisi
su qualunque cosa. Il sale della terra. Amavano il calore e la
salsa di mele. Temevano l'acqua in cantina e le bombole d'ossigeno
su ruote. Care persone, ma in nessun modo tutelari. Il
mondo non ha tutte le figure tutelari che dovrebbe. N tutti i tutori.
Un'epoca che diffida delle istruzioni. Che diffida dell'istinto.
Ogni istinto, atrofizzato. Alla deriva, nel buio, indifesi come
un vitello senza la madre. Anime sole, tutte, e con ci? Tutte le
anime erano sole e la cosa non aveva nessuna importanza. Era
nella natura di un'anima non sentirsi mai soddisfatta finch non
si fosse compiuta l'infusione nel tutto. A costo dell'obliterazione,
che era inaccettabile. Anche se solo su un piano; su un altro piano,
nulla da eccepire. L'immobilit a cui tutto fa ritorno, questa
 la realt, mentre la realt oggettiva non  nulla. Se poi niente
ha senso, sai che sorpresa. Ad ogni modo, tutte le speculazioni e
le preparazioni erano futili. Non lo era invece la resistenza. Spingere
contro quelle porte sbarrate, spingere, spingere, spingere.
Gli era toccata la sua parte di dolore. La schiena rotta, una volta,
rotto il braccio, la gamba, la mascella. Cicatrici e punti di sutura
dappertutto. Un vecchio elefante guerriero che la gioia non
aveva mai colto di sorpresa.
L'aria condizionata continuava a mormorare come il ruscello di Dio, inconsapevole della sua essenza di mero congegno,
sia pure da mezzo miline di dollari. Stumpp non riusciva pi a
guardare i suoi elefanti. Non sapeva dire perch andasse l cos
spesso. Ci andava sempre pi spesso. Fino a poco tempo prima
un senso ce lo trovava, ora ne aveva ogni volta sempre meno. Cattivo
segno. Abbass le luci e chiuse a chiave la porta, poi segu le
impronte gialle lungo il corridoio fino al Wildebeest Lounge. Impronte
gialle conducevano al bar, azzurre all'uscita, bianche alle
toilette, verdi al negozio di souvenir, rosse al serraglio degli animali
domestici. Che idea ridicola, bench fosse venuta proprio
da Stumpp, sprovvisto di senso di orientamento. Un codice dei
colori senza logica interna, basato su niente. Di nuovo, una cosa
senza importanza. Non avevano forse confuso tutti i colori in
una delle prime traduzioni del Libro tibetano dei morti? Quello s che era stato un errore marchiano. Immagina uno che sette
giorni, o quelli che erano, dopo il trapasso si mette a seguire la
luce rossa per poi scoprire che quella giusta non  affatto la rossa,
che lo conduce dritto all'inferno.
Nel bar Stumpp si prepar un altro martini, poi pass in caffetteria
e infil un bagel nel fornetto. Alla cipolla, quello che gli
piaceva di meno. Era rimasto solo quello alla cipolla. I vecchi si
erano di nuovo portati via tutte le bustine di zucchero, i bambini
avevano svitato il tappo a tutti i condimenti. Consum la sua
cena in fretta, tenendo a bada ogni altro pensiero, risciacqu il
bicchiere e il piatto, inser tutti gli allarmi e usc nella
notte nerazzurra, diretto alla sua limousine nerazzurra.
  Capitolo 35.

Oggi siamo andati in barca a vela.  stata una giornata splendida,
ti saresti divertito. Una bella gita tonificante, col mare in
poppa.
Cara?, disse Carter.
S?
 impossibile. Da quel momento in poi, nelle sue interazioni
con Ginger, non le avrebbe pi risparmiato quest'enfasi.
Lei accavall una gamba abbronzata sull'altra. Era, fece una
pausa, un ketch. Non uno yawl. Non li confonder pi. Ricordo
che in passato ti ho chiesto e richiesto che differenza ci fosse e tu
non hai mai saputo rispondere. Era tirato a lucido e splendente, e
aveva un nome bellissimo. Si chiamava Revelance.
Cara?, chiese Carter.
S?.
Volevi dire Relevance?.
No, non volevo dire Relevance, volevo dire Revelance.
Ma non  possibile che si chiami Revelance, cara. Sarebbe
un errore. Certo, potrebbe benissimo essere un errore e il tuo ricordo
potrebbe essere corretto. La persona che ha dipinto il nome
sulla poppa si  semplicemente concentrata troppo su ci che
stava facendo. Stava lavorando su quelle grosse lettere una alla
volta, con grande cura, e ha perso, non dico la prospettiva, ma
il senso dell'ordine, ed ecco che  nato l'errore. Sto cercando di
mettermi nei panni di quel poveretto, cara.
Ma di cosa stai parlando?, disse Ginger con disgusto. Non
ha senso quello che dici. Non hai capito niente della situazione.
La mia migliore amica, qui, si chiama Cherity, hai da ridire anche
sul suo nome? Non puoi nemmeno immaginare di che barca
sto parlando, vero?.
Un ketch, l'hai detto tu, disse Carter scorato. Aveva appena
ingranato e gi perdeva colpi.
Prova a immaginarti me sulla barca, Carter.
No, disse Carter.
Prova a immaginartela con tutti noi a bordo.
No, no, disse Carter.
Lei gli sorrise amichevole, cosa inconsueta per Ginger. La cordialit,
emanata da lei, aveva qualcosa di sgradevole. Mantenne
il sorriso saldamente inalberato.
Una gita in... ah, in acqua, sembra una cosa proprio adatta
a te, disse Carter.
La prossima volta dovresti venire anche tu. C' sempre un
posto in pi sulla Revelance.
Carter trasal. Quel nome non riusciva proprio a mandarlo
gi. Non credo che sarei il benvenuto.
Oh s invece, Carter, s che lo saresti!. Si chin su di lui.
Perch restartene qui? Questo posto non fa per te. Non lo sai
che il deserto  il posto pi solitario mai promanato dalla mano
di Dio?.
No, io... oh, complimenti, come ti sei espressa bene!.
Si  espresso lui cos. Non sapeva nemmeno lui perch mai
l'avesse creata una cosa del genere.
A dire il vero, disse Carter, ripensandoci, devo dissentire.
Non penso che sia pi solitario di un altro posto.
Dissenti?, disse Ginger.
Questo  solo uno dei tanti vantaggi dell'essere vivi anzich
morti. Quando si  morti, come te Ginger, viene a mancare la
possibilit di esprimere un punto di vista contrastante.
Tu vuoi dire che dissenti da....
Non solo: da morti, immagino che si sia pi consapevoli del
lato su cui la fetta di pane  imburrata.
Non riesco proprio a comprendere dove intendi arrivare,
Carter.
Se non altro aveva recuperato l'uso della sintassi. Si erano
sempre contraddistinti per l'eleganza dei loro litigi. Chi si fosse
trovato a portata d'orecchio avrebbe detto: Beh, se non altro 
un litigio elegante.
Trasal non appena si rese conto che era pieno giorno. Ginger
era l al culmine di una giornata salubre, quando le frecce
scoccate dalla morte volano invisibili. Questo nuovo sviluppo lo
turb. Ginger doveva aver raggiunto un nuovo livello di compimento,
o di fiducia. La luce del giorno si riversava nella stanza
come a illuminare una promessa di giubileo.
Donald aveva consigliato a Carter di sbarazzarsi di Ginger con
un semplice vattene, chiaro indizio di quanto poco il meraviglioso
ragazzo conoscesse le donne, in particolare una donna come
Ginger. Ma Donald insist che con sua madre aveva funzionato, a
Nantucket, quando aveva trovato dei lepisma nei cassetti. Andatevene,
aveva detto ai lepisma in tono risoluto ma senza gridare,
e quelli se n'erano andati. Un altro suggerimento di Donald, che
Carter aveva seguito surrettiziamente, era di spargere sale negli
angoli della stanza, ma nemmeno quello aveva funzionato. Anche
a lui era venuta un'idea, ma se ne era subito dimenticato. Cos'era?
Da qualche giorno era caduto in preda a un'apatia, un torpore,
una spossatezza particolari. Nell'orecchio gli era spuntato un pelo,
vigorosamente lungo e ripugnante. I mal di testa avevano adottato
un orario specifico. E aveva un forte prurito ai piedi.
Bussarono alla porta.
Io non me ne vado, disse Ginger.
Pap?, chiam Annabel.
Come, non te ne vai?.
Non me ne vado, e non puoi impedirmelo in nessun modo.
Per te  il momento della verit, aggiunse in tono allarmante.
Pap!, grid Annabel. E successa una cosa terribile!.
Carter spalanc la porta.
Annabel era l con un fazzoletto di carta appallottolato in mano.
Ci si  soffiata il naso!, gemette.
Carter lo guard perplesso. Sembrava usato, non cos disgustosamente,
ma di certo era bagnato; un fazzoletto di carta che,
dopotutto, era andato incontro, forse, al suo destino.
Mi dispiace, da qualche parte arriv la voce di Alice.
Eravamo in camera mia, piagnucol Annabel, e io avevo
fatto questa cosa per la mamma.
Una cosa per la mamma, disse Carter. In che senso, una
cosa per la mamma?.
Non proprio un retablo, perch non avevo niente per cui rendere
grazie, ma era una composizione che mi aiutava a pensare
alla mamma. Aveva questo fazzolettino in borsa quella notte, e
c'era anche un rossetto, e quella piccola foto di noi tre insieme -
anche se a te ti ho tolto, pap, perch era solo per la mamma - e
quella spazzola d'argento che teneva sul com, c'erano addirittura
dei capelli attaccati....
Non erano i miei capelli, mormor Ginger, scuotendo la
testa.
Era una cosa tanto per indugiare nel....
Non dovresti indugiarci, tesoro, disse Carter.
...sono oggetti che avevo messo da parte, che significano
qualcosa per me, e Alice lo sapeva. Lo sapeva! Eravamo in camera
mia e lei ha starnutito e poi ha preso proprio questo fazzolettino
che era l vicino a tutte le altre cose.
Tesoro, perch non ti siedi e ne parliamo?. Carter indic il
bordo del letto opposto a quello dove si era accomodata Ginger.
No, non mi va, pap. Pap, come faccio, adesso?.
Mai portato fazzoletti di carta in borsetta, disse Ginger.
Ma per chi mi ha presa?.
Non mi piace questo posto, pap. Non lo so cosa ci faccio,
qui.
Siediti, tesoro.
Annabel guard in direzione di Ginger, Carter l'avrebbe
giurato.
Non mi va di sedermi. A che serve sedersi?.
Tesoro, cosa diresti se ti raccontassi che ogni tanto Ginger
viene a trovarmi, che entra proprio qui dentro. Cosa diresti?.
Povero pap, disse Annabel.
Beh, una risposta sensata, pens Carter.
Come ci riesci, pap?.
Non lo so.
Ma fingi di vederla?.
Mio Dio, no. Carter punt il dito. E proprio l.
Lo sguardo sconsolato di Annabel attravers lo spazio.
Le sta venendo il mento come il tuo, Carter, disse Ginger.
 un vero peccato. Hai un mento che ci potresti affettare
l'arrosto.
Cerca di essere serio ogni tanto, pap.
Non aveva mai visto Ginger cos in carne e ossa. Pulsava, aveva
un'energia quasi animale. La semplice esistenza dopo la morte
non l'appagava pi, ora doveva pure essere attiva. La gita in
barca... ma ovviamente non poteva esserci stata nessuna gita in
barca. Ma anche cos, poteva immaginarsi l'ottima imbarcazione
Revelance caricata sulla schiena di un grande pesce, anche se
di certo, nel caso di Ginger, la parte riguardante il pesce era una
coincidenza.
Ginger, disse, tua figlia vuole pensare a te, stabilire un
contatto con te, e tu ti stai dimostrando quanto mai sconsiderata,
Ginger, negandole un segno della tua presenza. Con Annabel
non sei mai stata espansiva quanto avresti potuto, e adesso  arrivato
il momento di esserlo.
Pap, grid Annabel, torcendo il fazzoletto, piantala! Mi
fai paura.
Non  un cuor di leone, eh?, osserv Ginger. Ha poco fegato.
Ne aveva poco anche Charge, come mi  toccato constatare.
Ha il mio mento, disse Carter ad alta voce. L'hai detto tu.
Pap, pap, disse Annabel.
Tesoro, che c', c' qualcosa che vorresti dire? Forse  l'occasione
buona per tentare un approccio.
Mamma, disse Annabel, se ci sei, credo che non dovresti
esserci.
Ben detto, disse Carter, illuminandosi in volto. Ben detto,
tesoro.
Le tue opinioni mi fanno ridere, disse Ginger, e rise. Annabel
cominci a gravitare verso di lei. Noli me tangere, l'ammon
Ginger.
Oh, per favore, disse Carter. Non facciamo scenate, adesso.
Eppure, toccare con mano sarebbe potuto essere sconsigliabile...
Afferr Annabel e la trattenne.
Devi per forza coinvolgere nel nostro rapporto tutti quelli
che conosci?, si lament Ginger. Questa  una cosa tra un uomo
e una donna, tra te e me, due poli opposti dell'universo. Perch
tirarci dentro la famiglia? Non sto chiedendo molto, voglio
solo te. Fece un gesto con due dita, come a indicare un bicchierino
di liquore, innescando in Carter il desiderio disperato di qualcosa
di forte.
Si era fatta cos spavalda che praticamente stava recitando.
C'era da aspettarsi che si sarebbe materializzata alle sue feste.
Carter non avrebbe pi trovato soccorso nella presenza di altre
persone. Gli sarebbe saltata in braccio, e a quel punto non ci sarebbe
stato bisogno di chiamare un dottore, sarebbe bastato un
coroner. E pensare che era stato il caso, il puro caso, a unirli,
tanti anni prima. Di certo non era questo a cui era destinato da
piccolo, mingherlino per la sua et ma divenuto tutt'a un tratto
robusto e vigoroso, al St. George's. La finestra aperta con i sedici
pannelli. Gli immensi davanzali ricoperti da briciole per i passeri.
Il gelo delle lenzuola. Il campanile che troneggiava su quel
suo mondo di lieta preparazione. Perseverare e crescere! Le loro
indagini erano state di natura ontologica. Oh, lieti, lieti anni di
preparazione. Ma poi la preparazione si era interrotta.
Squill il telefono. Donald!, disse Carter. Senti, adesso non
posso parlare, ti chiamo io dopo. Ma dopo aver riagganciato,
si ritrov da solo. L'aria sembrava particolarmente guasta, impoverita.
A quel punto si ricord la sua idea: lasciare la stanza tutta
per Ginger! Un'idea non pi fantasiosa del gettare un osso a
una bestia feroce, forse, ma insomma. S, esclam. Avrebbe
abbandonato quella stanza, avrebbe chiuso la porta e non ci sarebbe
entrato mai pi. Tutti i suoi beni pi cari erano conservati
l dentro, ma quello era anche il luogo di convegno e consorteria
di Ginger e dei suoi orrori. I consigli di Donald non erano stati
d'aiuto. Se la prendesse Ginger quella stanza, poteva farci quello che le pareva, poteva metterla a soqquadro, prendere a forbiciate
la sua cravatta con disegni di caccia, poteva riempire i libri
di parolacce, spaccare il suo bicchiere da whisky preferito nella
vasca con idromassaggio, imbrattare di rossetto il suo cuscino
preferito...
Poi ebbe una visione rapida e molto vivida: lasciarsi alle spalle
tutta la casa, lasciare il paese e viaggiare per un anno, di pi
forse, con Annabel e Donald. Ebbe la visione di loro tre seduti al
fresco nella veranda di una hacienda, tra le montagne, a chiacchierare
con i loro ospiti nel buio inebriante della notte, tutti attraenti
e stanchi della vita, tutti silenziosamente affascinati da
loro tre, dalla loro storia, che non avrebbero mai rivelato. Avrebbero
preso in affitto ville e avrebbero passeggiato sotto la pioggia.
Avrebbero dato in affitto appartamenti pieni di luce e fiori.
C'era pi di un solo modo per opporsi, adattandosi, alle tentazioni
di un periodo difficile.

 Capitolo 36.

Emily stava cercando le parole giuste. Voleva protestare perch
era stata costretta a partecipare a una gita scolastica estiva.
Per piacere, Emily, ci andresti a prendere i burritos con la bici?,
chiese la madre. Digli di mettermeli sul conto.
J. C. era stravaccato sulla sdraio di plastica da quattro soldi
che la madre di Emily aveva comprato espressamente per lui,
per farlo stare comodo. Era una giornata torrida e lui indossava
gli shorts e di tanto in tanto si spruzzava in faccia un po' d'acqua
con una bottiglia fornita anch'essa dalla madre. Ai piedi aveva i
sandali da cui spuntavano impudicamente i suoi enormi alluci.
Sta' a vedere, bisbigli alla madre di Emily. Ehi, Pickless,
disse, tirando fuori dalla tasca il portachiavi e togliendone la
chiave pi piccola. Fermati all'ufficio postale e ritira la mia posta.
Casella quarantadue. A sinistra, seconda fila dal basso, terza
da sinistra. Le premette la chiave nel palmo della mano.
Emily non apriva una casella postale da settimane, da quando
la madre del suo collega di scuola Cedric le aveva permesso
di aprire la loro. Cedric non aveva mai perdonato Emily per questa
cosa e le aveva detto che l'avrebbe odiata per il resto della sua
vita: un odio brutto, altezzoso, schifoso, un odio caldo di gelo,
subdolo come un'accetta, un grasso odio bianco che l'avrebbe
consumata a poco a poco come facevano i vermi con sua nonna,
nella tomba. Ma Emily non se l'era presa, perch non considerava
Cedric un avversario alla sua altezza.
Ero convinto che la mia proposta le sarebbe piaciuta, disse
J. C. alla madre di Emily. Non  difficile entrare nella testa di
un bambino.
Peccato che poi, crescendo, i piaceri si facciano pi complessi,
disse la madre.
Emily le rivolse lo sguardo esterrefatto e strabico di chi  vittima
di un tradimento inconcepibile. Si domand se ci fosse la
possibilit che, in futuro, lei e sua madre avrebbero finito per
non riconoscersi pi. Si precipit verso la bicicletta e si allontan
veloce, facendo tappa prima all'ufficio postale. L'ultima volta
che ci era stata aveva visto un bassotto con un cappello da sole.
Qualcuno gli aveva detto: Ti sei messo proprio la cosa giusta
oggi. Si vede che hai sentito le previsioni del tempo. Questa
volta, invece, non c'era nessuno nell'edificio a parte una donna e
due bambine che stavano bisticciando per decidere a chi toccasse
aprire la cassetta. Le cassette erano di bronzo e ornate con un
quadratino di vetro. Emily guard con compassione le bambine
che frignavano e facevano capricci. Alla fine la madre, o chiunque
fosse la donna, ne scelse una spingendo l'altra da parte, e
quella scartata si sedette sul pavimento, mise la testa tra le ginocchia
e pianse a dirotto.
Emily trov la cassetta di J. C., guard attraverso il vetro e vide
che dentro non c'era niente.
La bambina, dopo aver inserito la minuscola chiave, aver aperto
la cassetta e tirato fuori la posta, lunghe ed eleganti buste e
una rivista, mentre se ne andava guard Emily tutta tronfia, ma
Emily la ignor. L'altra continuava a piangere rabbiosamente.
Ci sono cose pi importanti di queste nella vita, Emily avrebbe
detto loro se mai avesse rivolto la parola a bambini pi piccoli di
lei, cosa che non faceva mai.
And a prendere i burritos e pedal verso casa, sperando che
la madre e J. C. non si fossero abbandonati nel frattempo a una
passione disperata. Emily desiderava che sua madre si desse una
calmata una buona volta, ma il mondo era troppo ricco di distrazioni
per lei. Nell'ultimo anno era andata a fare la volontaria
sulle ambulanze e aveva frequentato il poligono di tiro.
Aveva seguito corsi per barman e per mazzieri di blackjack e tutto,
sospettava Emily, nella speranza di trovare una passione disperata.
Emily aveva l'impressione che tutto quel temporeggiare
fosse una sconsiderata perdita di tempo. Nella vita c'era solo
una persona che dovevi conoscere a tutti i costi: te stessa. Dovevi
trovare solo quella persona e, se possibile, farci amicizia per
poi sperare di riuscire a familiarizzare con le sue abitudini prima
che ti si rivoltasse contro e ti facesse a pezzettini. Emily si
augurava di riuscire a trovarla quella persona che non era altro
che s stessa, invece di tutte quelle altre persone spiacevoli, ma
forse questo sarebbe successo pi in l, e non a otto anni. Sua
madre le diceva che voleva sempre affrettare le cose, che aveva
avuto fretta anche nel venire al mondo, presentandosi con tre
settimane d'anticipo sulla data prevista. Emily non si stancava
mai di sentire quel racconto, che confermava la sua convinzione
di essere stata fin dal principio una persona speciale. Era
nata su un battello con il fondo di vetro, nel Golfo della California.
Volli prendermi un'ultima breve vacanza prima dei miei
obblighi, spiegava la madre. A Emily piaceva un sacco la storia
della sua venuta al mondo e non la offendevano certi dettagli
meschini, come la pretesa di rimborso avanzata da altri viaggiatori,
in particolare da un contingente di anziani, che dovevano
aver letto un segnale funesto nell'inaspettato arrivo di Emily. Il
battello, chiamato Delizia, fu rottamato di l a poco, dopo anni
di progressivo peggioramento della visibilit subacquea. L'equipaggio
era entusiasta, forse addirittura illuso; tenevano il vetro
il pi possibile pulito e non facevano altro che parlare di un ecosistema
in cui il golfo non aveva pi parte. I clienti avevano pagato
praticamente per non vedere niente di ci che gli era stato
promesso o lasciato intendere, solo una corrente vaga e granulosa,
un vuoto che, a costo di un certo sforzo, poteva forse evocare
un passato di vita e di attivit, ma in fin dei conti era una
delusione.
Emily svolt nel vicolo e vide che era stato aggiunto qualcosa nel
panorama offerto dal cassonetto dell'immondizia: un pacco ben
confezionato, appoggiato al grande contenitore. Non sembrava
appartenere alla casta dei rifiuti ordinari. Per molti versi, apparteneva
allo stadio che precede il rifiuto. Emily si ferm e studi
quell'allettante pacco. Blocc la bici con il cavalletto, si avvicin e
lo raccolse. Era senza indirizzo ed era molto leggero. La carta da
regalo presentava bellissime pieghe di geometrica precisione, ed
era legata e stretta con uno spago. Lo mise nel cestino della bici,
insieme ai burritos.
J. C. era ancora sulla sdraio a rilassarsi.
Dov' la mia mamma?, chiese Emily.
Si sta cambiando per cena. Sei cresciuta in una stalla per caso?
Ci si veste bene per cena, anche in casa propria. Sono l'unico
da queste parti a conoscere un minimo d'etichetta?.
Emily teneva in una mano il sacchetto dei burritos e nell'altra
il pacchetto misterioso.
Che cavolo  quello?, volle sapere J. C. Non viene dalla
mia cassetta.
Non c'era niente, nella tua cassetta, disse Emily. Questo
l'ho trovato io.
Adesso te ne vai in giro a raccogliere pacchetti dall'aria sospetta?
In tutta la mia vita non ho mai visto niente di pi sospetto
di questa cosa qua. Non so cosa possa essere. Meglio che ti
allontani mentre lo apro.
Emily, chiam la madre, vieni a chiudermi la zip.
Mi sa che tua madre sta mettendo su qualche chilo, disse J.
C. Farebbe meglio a darsi una controllata. Sganci di nuovo il
portachiavi dal passante della cintura e con l'unghia del pollice
estrasse la lama di un coltellino. Emily gli diede le spalle e si diresse
con scarso entusiasmo verso l'incombenza di una zip incagliata.
Apr la porta a zanzariera, e nel momento in cui la molla,
scaricandosi, gliela sbatt quasi contro i talloni, come accadeva
sempre, ebbe luogo una concisa esplosione di ambizione demiurgica.
Emily si gir, perplessa. La madre le pass accanto di
corsa, il rossetto appena passato sulle labbra, le vertebre sporgenti
della spina dorsale messe in mostra dallo spacco sul retro
dell'abito. Emily aveva sempre trovato attraente la spina dorsale
della madre.
La bomba era esplosa producendo un rumore compatto. J. C.
si stringeva il grembo, su cui pareva sparsa una manciata di papaveri
rosso vivo. O Dio, mi  partito il Bimbo Prodigio, disse.
Cristo santo!.
Emily fu pervasa da una strana calma. Si mantenne appena
fuori dalla portata di J. C. - nel caso lui avesse voluto afferrarla,
ma era l'ultima cosa a cui pensava - e lo guard. La situazione
le appariva gi monotona, nonostante fosse appena cominciata.
Avrebbe potuto prestarsi alla poesia, quell'evento? A suo parere
no. Per la verit non si era ancora resa conto di cosa fosse
successo.
J. C. sbirci tra le dita aperte e si mise a urlare.
Chiama l'ambulanza, Emily!, grid la madre. Chiama il
pronto soccorso, chiama il 911!. Poi disse: No, lo faccio io.
Diede un'occhiata esasperata a J. C. e corse in casa.
Emily raccolse un po' di terra e se la spolver in testa, poi si
massaggi per bene.
L'ambulanza arriv e l'uomo che non era al volante salut calorosamente
la madre di Emily. Che coincidenza, disse. Chi
l'avrebbe mai detto che ci saremmo rivisti in un'occasione del genere.
Stacc con la forza le dita di J. C. dagli shorts a brandelli.
Il mio pacco, il mio pacco, borbottava J. C.
Si calmi, disse il medico. Non  la prima volta che ci capita
una cosa simile, glielo assicuro. Se ritroviamo quell'accidente,
i dottori sapranno riattaccarglielo.
Sar qui da qualche parte, bisbigli J. C.
 quello che le stavo dicendo anch'io, disse il medico. Certo
che sta da qualche parte. Per prima cosa per dobbiamo stabilizzarla,
poi ci mettiamo a cercarlo.
Non pu essere finito lontano, disse J. C. roteando gli occhi
fino a farli diventare completamente bianchi.
L'autista si mise a setacciare il cortile un po' a casaccio, a
quanto pare senza pazienza, forse perch era abituato alle vittime
dei fuochi d'artificio. Niente. Quel coso sarebbe stato molto
difficile da trovare in quel cortile, che era tenuto da far schifo.
 tuo marito, Karen?, chiese il medico alla madre di Emily.
No, no.  solo un amico. Sorrise al medico, poi pens che
avrebbe fatto meglio a rassicurare J. C. Ci mettiamo subito a
cercare, J. C..
Vado a prendere un barattolo, mamma?, disse Emily.
La madre non rispose. Si diresse verso l'ambulanza insieme
al medico e a J. C. legato in barella. L'autista si ferm in uno
degli angoli della staccionata con aria assorta, poi si riscosse.
Potrei usare il bagno?, chiese a Emily. Lei annu, indicando la
casa. Rimasta sola, attravers di corsa l'area dilapidata. Non sapeva
esattamente che aspetto avesse quel coso. Se lo immaginava
dotato di anelli, con una specie di petali e appiattito in cima.
Quell'immagine mentale se l'era composta attingendo da svariate
fonti. L'avrebbe riconosciuto dal fatto che era l.
Vide la biglia. Poi la bottiglietta di profumo. E poi lo vide, accartocciato
su s stesso e occhieggiante sulla polvere accanto alla
tana della lucertola. L viveva una bella lucertola con una grossa
gorgiera viola. Doveva essere quello, suppose Emily, anche se
non poteva essere intero. Non le sembrava una cosa intera. Alcune
formiche lo stavano gi studiando come studiavano qualsiasi
altra cosa, camminandoci sopra. Allung un piede e lo tocc appena.
Aveva un'aria tutt'altro che esemplare. Lo spost un po',
lo accost ancora di pi alla tana e ce lo ficc dentro. Sembrava
leggermente spugnoso, non voleva saperne di entrare tutto e dovette
spingercelo a forza.
Pi tardi, quella sera, Emily, seduta ai piedi del letto della madre,
mangiava da un barattolo il ripieno per torta di zucca che
aveva portato Ruth la Vicina, fuori di s dall'eccitazione.
Era un brav'uomo. Gli piacevo. Ci siamo divertiti insieme,
qualche volta. Oh, lo so che non  stata colpa tua, tesoro, lo so.
Questa consapevolezza  l'unica cosa che non mi fa andare completamente
fuori di testa. L'unica cosa che rimetta tutto nella
giusta prospettiva.
Davvero?, disse Emily.
Una bomba, disse la madre. Da non crederci, una bomba.
Si stava spalmando la crema sulle guance. Probabilmente era a
causa della gravit dell'evento appena verificatosi, pens Emily,
che non stava usando il suo Facial Flex, un bizzarro dispositivo
che di solito s'infilava in bocca per cinque minuti subito prima
di andare a letto, per combattere il cedimento dei muscoli. Emily
intuiva che la madre stava morendo dalla voglia di usarlo, ma
che vi stava rinunciando per rispetto nei confronti di J. C. e della
sua prima notte in ospedale.
Vuoi rimanere un po' sola?.
Che pensiero delicato. Forse s. Ma non allontanarti.
Mamma!.
E allora non proporre una cosa che non vuoi fare, Emily!
Non riesco nemmeno a pensare se mi tormenti in questo modo.
Credevo volessi andare a letto, a dormire. Se stanotte riesci a
prendere sonno sei proprio brava, potere a te!.
Restarono in silenzio tutte e due, madre e figlia, con in mente
non tanto J. C. ma il fatto che la vita fosse piena di stimoli e sorprese.
Emily si sentiva come se fosse la vigilia di Natale.
Una bomba, ripet la madre sbalordita. Il mondo  entrato
nelle nostre vite. Riavvit forte il tappo della crema. Lo so che
non ti  mai andato a genio, tesoro, ma io ho le mie necessit.
Anche Emily avrebbe voluto avere le sue necessit, ma poteva
disporre soltanto dei suoi colleghi di scuola che, partendo dal
presupposto che lei neppure li voleva, non somigliavano nemmeno
lontanamente a necessit.
Ho il terrore che adesso la gente comincer a pensare che
siamo, non so, pericolose, disse la madre. Quest'episodio non
dovr condizionarci la vita. Non voglio che tu pensi di essere cattiva
o singolare.
Vuoi dire strana?.
Non perdiamoci d'animo, Emily. Per caso hai scambiato due
parole con quel medico cos carino, oggi?  davvero carino. L'ho
conosciuto a quel corso che avevo seguito. Ci aveva fatto vedere
delle diapositive su come affrontare i casi d'emergenza. Magari,
quando si saranno calmate un po' le acque, potremmo andare
tutti insieme al cinema.
Non mi piace il cinema, mamma, lo sai benissimo.
Allora ci andremo solo lui e io, d'accordo?, disse la madre.
Emily diede fondo al ripieno. La madre continu a parlare del
medico, che preferiva essere chiamato per cognome invece che
per nome. Disse che quello, in un uomo, era un tratto che le piaceva
molto.
Emily dedusse che John Crimmins era stato consegnato al passato
e ne fu contenta. Le sarebbe toccato mandargli un biglietto
di auguri di buona guarigione? Sua madre aveva l'aria stanca, infelice
e confusa, poi la vide allungare la mano verso il Facial Flex
riposto in quello che lei definiva il suo portagioie, sul comodino.
L dentro, gioie non ce n'erano, ma Emily sapeva che quell'aggeggio
con i suoi piccoli elastici era qualcosa di speciale, in grado di
rallentare l'avanzare del tempo, stando a quanto le aveva detto la
madre in un momento pi sereno di quello. La madre s'infil l'affare
in bocca, mise in posa le mascelle, e sospir.
 
Capitolo 37.

Il settore della toeletta che Annabel aveva trasformato in un sacello
alla memoria appariva in abbandono, privato com'era del
fazzoletto di carta. Era stato quel fazzoletto a conferire una certa
sincerit alla scena. Da dove le fosse venuto quello starnuto cos
violento Alice non ne aveva la pi pallida idea.
Si era ripresa ora. Per un po' di tempo aveva conservato, da
vera sconsiderata, quegli stupidi mozziconi delle sigarette di
Sherwin. Ma quando erano cominciati a sembrarle uguali agli
stupidi mozziconi di chiunque altro, li aveva buttati via. Non sarebbe
stata capace di distinguerli da quelli di un altro nemmeno
se fosse stata questione di vita o di morte. Buffo, l'amore, come
andava e veniva. Si mordicchi le nocche e guard gli oggetti orfani
sul com color mirtillo di Annabel che, per colpa sua, non
sembravano pi in grado di trascendere la loro natura. La cosa
triste era che Annabel ci si era messa davvero d'impegno in
questa cosa, erano i gingilli pi pacchiani della stanza. Tutto il
resto rivelava gusto, era perfetto, il risultato di un'applicazione
coscienziosa, praticamente patologica, del codice consumistico.
Quell'accozzaglia invece rappresentava forse il primo, esitante e
goffo passo di Annabel verso la comprensione di qualcosa di pi
grande - in quel caso, riduttivamente, la morte, ma con qualche
sforzo, forse, qualcosa di pi grandioso, come la vita vera -
e Alice, inavvertitamente, spontaneamente, l'aveva mandato a
scatafascio.
Annabel torn in camera e and dritta verso il com. Senza
degnare di uno sguardo il non pi evocativo ripiano, apr un cassetto
da cui sfil un pullover beige di cashmere. Si tolse quello
grigio che aveva addosso. O meglio, color scisto. Lei non aveva
cose grigie. Nemmeno beige. Dio santo, beige. Ma cosa avevano
in testa, allora? Ecru. Era ecru. Cambiarsi il pullover esercitava
un potere calmante su Annabel.
Pap  convinto che la mamma vada a trovarlo in camera
sua, disse. Crede che sia l adesso.
Alice si sent sollevata, le rivolgeva ancora la parola. Perch
non viene qui, tua madre?, disse. Gliel'hai chiesto?.
Non mi vede, cio, credo che mi vede, ma non si fa vedere da
me. Penso di non essere mai piaciuta a mia madre. Amava solo
pap.
Non  che eri una di quei bambini odiosi che non la smettono
di chiedere: A chi vuoi pi bene? A me o a pap? A me o a
mamma?'?.
Forse, disse Annabel. Forse ero cos. In verit quelle domande
non aveva mai osato farle. Sapere sarebbe stato troppo
spaventoso e, qualunque fosse stata la risposta, inquietante.
Beh, allora te la sta facendo pagare.
Non hai proprio idea di cosa sia l'empatia con un altro essere
umano, vero Alice? Secondo me ti manca il gene. Sei anormale,
in un certo senso. Come se fossi il quinto figlio.
Alice non si offese.
Il tuo deserto mi fa accapponare la pelle, prosegu Annabel.
Nemmeno le nuvole mi piacciono qui. Anche quelle mi fanno
accapponare la pelle... A casa nostra questo non succederebbe
mai.
Il deserto ha una tradizione di nuvole di prima qualit, disse
Alice. Non capisco di cosa tu stia parlando.
Perch lei c' e non c'? Non  giusto. Hai notato quanto  dimagrito
pap?  come se si stesse prosciugando.
E perch tua madre non dovrebbe venire in questa casa, se le
va? Cosa c' di cos orribile?.
Mica siamo in America Latina, disse fredda Annabel.
Cosa c'entra adesso l'America Latina?.
Queste cose succedono in America Latina, non qua. Non te
li hanno mai fatti leggere quei romanzi a scuola? E per via della
loro cultura che  oppressa, o soppressa, o qualcosa del genere.
Quel pullover era corallo. E quell'altro era bruno. Non l'aveva
mai considerato un colore che dona, il bruno, o almeno non
adatto alla sua carnagione.
 interessante la cosa che ti sta succedendo, arrischi Alice.
Guarda che non sta succedendo a me. Sta succedendo a mia
madre.
Che aspetto ha?, chiese Alice.
Non essere morbosa.
Ma tuo padre che dice? Ti dice per esempio cosa fa tua madre...
se dice qualcosa? Te la ricordi la voce di tua madre?.
La voce?.
L'ultima cosa che si dimentica di una persona  la voce. La
penultima  il suono dei suoi passi. La camminata.
La camminata? Nessuno cammina, qui.
La terz'ultima cosa....
Ma che ne sai tu, Alice. Non  mai morto nessuno per te.
Cio, non intendevo per te, sarebbe assurdo. Volevo dire, nella
tua esperienza personale. Tu non l'hai nemmeno conosciuta
tua madre. Non hai il diritto di parlare di questa cosa con me, se
vuoi proprio saperlo. Il fatto  che se mia madre insiste per rimanere
qui, io non conoscer mai il mio destino. Ogni cosa che mi
succeder sar sempre parte del destino di mia madre. Non  una
cosa naturale. Annabel smise di sprimacciare e impilare i suoi
pullover e assunse una posa meditabonda, cos almeno la interpret
Alice, poi si mise a smantellare con determinazione il sacello.
Vuoi questo rossetto?, chiese.
Alice scosse la testa.
Non credo nemmeno che siano di mia madre, questi capelli
nella spazzola. Mi sono appena ricordata che questa spazzola
la usava per pulire il sedile posteriore della macchina. Lo odiava
il sedile posteriore, e stava sempre in pensiero perch mio padre
dava passaggi a chiunque. Caricava tutti, specialmente quando
pioveva. Mamma passava uno spray sul sedile, veleno, praticamente.
E poi, le foto, con qualcuno ritagliato e tolto di mezzo,
che idiozia, non ti pare? Non mi ero mai resa conto di quanto
fosse stupido. Annabel butt tutto in un cestino di vimini e lo
copr con della carta da lettera.
La stanza era tornata al suo equilibrio originario, alla sua sterile
calma.
Devo trovare un altro sistema per elaborare il lutto, disse
Annabel.
Credo che tu l'abbia passata la fase di elaborazione, ribatt
Alice. Secondo me te la sei lasciata alle spalle.
Sono matti tutti e due, lo sono sempre stati.
Chi?, chiese cautamente Alice. Mamma e pap?.
Mamma e pap, certo. Adesso devo stendermi un po'. Torna
pi tardi,  ok molto pi tardi? Comunque, puoi tornare pi
tardi.
Alice cammin per un chilometro e mezzo fino all'incrocio,
dove c'era la fermata dell'autobus. Annabel era una di quelle persone
che dicono ci sentiamo prestissimo quando non vogliono
vederti mai pi. Alice si aspettava di sentirsi dire quelle parole da
un momento all'altro. Non sapeva perch trascorresse tanto tempo
a casa di Annabel. Quella casa significava qualcosa per lei,
non poteva fare a meno di andarci. Era come uno stupido ricordo
di un tempo pi felice, un tempo in cui riandare con la mente
come se fosse appartenuto a qualcuno che non era ancora la Alice
di ora. Era tutta l'estate che si sentiva sfasata, come indietro
di un'ora rispetto alla sua vita vera, o di un anno o due, forse di
qualche centinaio di chilometri. Avrebbe tanto voluto essere fuori,
nel mondo, ma non del mondo. Eppure essere fuori era molto
simile al trovarsi alla fermata dell'autobus, in quell'incrocio dove
il deserto, e i suoi uccelli volteggianti, era stato trasformato in
quattro identiche stazioni di servizio Jiffy Lube, una per angolo,
nessuna a quanto pare pi allettante o preferita dai clienti rispetto
alle altre.
La panca della fermata dell'autobus era vuota, ma qualcuno aveva
lasciato l alcune pagine di un giornale, vulcano seppellisce
450 persone in Guatemala, annunciava con discrezione un titolo
piuttosto piccolo. Accanto all'articolo la grande rclame di una
cura per il piede d'atleta. Ma la decenza e l'equilibrio erano concetti
cos sconosciuti nelle redazioni dei giornali? Irritata, Alice
ficc con forza il giornale in un bidone traboccante.
Aspett. Dopo uno o due secondi si rese conto, si rese concretamente
conto, che stava aspettando l'autobus. E le parve una
follia. Avrebbe potuto usare il furgone di Corvus per andare a
trovare Annabel o per andare in qualunque altro posto, ma preferiva
lasciarlo sempre a disposizione di Corvus. Desiderava con
tutto il cuore che all'amica venisse voglia di usarlo, e invece lei
era nel bel mezzo di una delle sue maratone di sonno da cui si risvegliava
solo per recarsi a Green Palms. Dormiva con gli occhi
leggermente aperti, tanto da indurre Alice a sospettare che in realt
non stesse dormendo, ma stesse viaggiando in qualche luogo
terribile, lungo sentieri angusti e colorati, verso laghi variopinti,
ogni cosa immersa nel suono di giungle in fiamme, di mareggiate,
di frane, apparizioni orribili e improvvise, figure agghiaccianti,
masse di luce - tutte quelle fanfaluche del bardo, una peggio
dell'altra, con lo svantaggio supplementare che Corvus, mentre
sperimentava tutto ci, era viva, viva e per di pi di soli sedici anni
e mezzo. Per fare l'esperienza del bardo bisognava essere morti.
La morte avrebbe assicurato una sorta di protezione da queste
cose terrificanti, anche se il solo scopo dello stato di bardo, come
faticosamente era arrivata a capire Alice, era quello di essere illusorio,
proprio come lo erano le piccole attivit e i ricordi della
vita. Forse Corvus stava solo cercando di accelerare la procedura
in modo tale che, se fosse morta a un'et rispettabile - a trentanni,
per dire -, il suo periodo di bardo l'avrebbe gi fatto e se ne
sarebbe potuta filare dritta in quella cosa priva d'inizio e di fine
che Alice non riusciva proprio ad afferrare e che pareva tutt'altro
che favolosa. Il suo unico desiderio era di impedire a Corvus
di dormire tanto. Una volta a casa, le avrebbe fatto mangiare un
ghiacciolo o qualcos'altro. Almeno un ghiacciolo.
Un autobus si accost al marciapiede, le porte si aprirono e il
conducente l'apostrof: Vai al Museo della fauna?.
Alice indietreggi. No, certo che no!.
Oggi  la Giornata di sensibilizzazione alle variet animali.
Ci sono corse speciali. Questo va solo al museo. Se devi andare
da un'altra parte, devi aspettare altri cinque minuti.
Io ci metterei una bomba in quel posto!.
Il conducente sghignazz, poi estrasse una piccola macchina
fotografica dalla tasca e le scatt una foto. Ho raccolto pi di
mille dollari raccontando alla polizia le cose che sento durante le
corse. Richiuse le porte, la salut con la mano e super il semaforo
proprio mentre passava dal giallo al rosso.
A peggiorare la situazione, Alice aveva notato che la macchina
fotografica era una di quelle usa e getta.
Arriv a casa all'ora del telegiornale. La nonna e il nonno avevano
gi sistemato davanti alla tv spuntini e seltz sui loro tavolini
pieghevoli che quando non venivano usati occupavano poco
spazio sulla loro mensolina.
Un aereo di linea era caduto nell'Atlantico qualche settimana
prima e ancora non erano stati recuperati tutti i corpi. Tra
le vittime, l'intero coro polifonico di un piccolo college del Sud.
Le ricerche andavano avanti. Il presidente si rivolgeva ai familiari
angosciati, e qualcuno gli urlava: Vogliamo i nostri corpi!.
Stanno facendo tutto il possibile, disse il nonno alla tv.
Quando avevo la tua et, Alice, sono andata in Francia con il
mio coro, disse la nonna. Non te l'ho mai raccontato?.
Ci saresti potuta essere tu su quell'aereo, disse il nonno alla
nonna. Quell'aereo era diretto in Francia.
Furia scrutava agitato lo schermo, il muso bianco, gli occhi
spalancati. Aveva cominciato a sviluppare un certo fastidio per
le notizie. Il suo stomaco borbottava, gli dolevano le zampe, aveva
voglia di graffiare ma non poteva.
Alice and in cucina, prese due ghiaccioli dal congelatore, ne
scart uno, e poi anche l'altro. Erano entrambi di un giallo pallido
e smorto, avevano la forma di sottili proiettili. Una fugace
leccata non bast a determinarne il sapore. Forse erano stati nel
congelatore troppo a lungo insieme ai resti imbustati degli uccelliassassinati da Zipper. Il nonno aveva intenzione di seppellirli
quando se la sarebbe sentita, ma da un po' di tempo si era lasciato
prendere dai notiziari e li guardava a qualunque ora del giorno.
Poco per volta le sue abilit manuali si stavano atrofizzando.
Troppi input e poca azione, diceva, ecco qual  il mio problema,
oggi come oggi.
Proclam: Un'altra esecuzione al penitenziario di Stato.
Strangolata una vecchietta con il filo delle luci dell'albero di Natale.
Una giovane madre sparata al cuore e i tre figli gemelli lasciati
a sgambettare nel sangue.
Le sue ultime parole?, chiese a gran voce Alice. A volte le ultime
parole erano interessanti.
Secondo me li drogano prima, per fargli dire le ultime parole,
disse la nonna. Li stonano ben benino con l'ultima fetta di
torta.
Ecco di nuovo quel tizio, disse il nonno. Quanta attenzione
gli dedicano.
Vogliamo i nostri corpi!
Furia gua. Cos, senza ragione. Non era il tipo che guaiva.
Non chiuderti in stanza a mangiare, Alice, rimani qui e mangia
con noi, disse la nonna.
Corvus doveva proprio tornare nel flusso della normale vita
domestica, pens Alice. La nonna e il nonno si erano dimenticati
di averla in casa.
Corvus sta sognando di essere sull'isola dove avevano vissuto
per un anno. Quell'isola potrebbe essere il Paradiso, con le pareti
di legno che profumano di limone, le finestre prese d'assalto
da cespugli di rose rugose e mirtilli. Fuori casa c' un pozzo di
pietra con una pompa a mano e un procione capace di azionare
la leva. Nel cortile, una vasca da bagno con i piedi artigliati, piena
di viole del pensiero. Sui davanzali, vecchie bottiglie blu che si
riempiono di luce. I laghetti sono colmi di molluschi, il mare di
pesci e il cielo di uccelli bianchi vocianti. La casa  in cima a una
collina e vecchi gradini di legno incassati nel terreno conducono
alla spiaggia, da dove parte una passerella fatta di assi argentate
che serpeggia tra l'erba panica fino a una lingua di sabbia dura.
Poi il freddo mare punteggiato di ombre.
I genitori di Corvus non ci sono, ma va bene cos. Lei  ancora
una bambina, ma non c' nessuna spiegazione allarmante per la
loro assenza. Se fossero l, forse non permetterebbero a Corvus di
andare a spasso con la postina, e Corvus deve farlo, perch cos
vuole il sogno. Quel giorno Corvus segue nel suo giro la postina,
una donna che sembra in tutto e per tutto un uomo, con la sua divisa
kaki, gli occhiali scuri, il cinturino dell'orologio nero, la jeep.
Accompagnarla  un onore, su questo non c' dubbio; lei va ovunque,
lei conosce chiunque. Con un colpo della sua grande mano
lentigginosa abbassa le bandierine rosse delle cassette e vi fruga
dentro. Non guarda mai ci che estrae, si limita a farlo cadere nella
borsa, due flaccide labbra di cuoio al suo fianco. Non  n felice
n infelice, la postina. Poche ore, e la raccolta della posta  fatta.
Vuoi venire a vedere casa mia?, le chiede la postina. Ho
due scoiattoli rossi che giocano a carte. La risposta di Corvus si
fa attendere, tanto che la donna  costretta a dire: Ti posso offrire
qualcosa di fresco da bere. Posso prepararti un sandwich,
magari, anche se io il pranzo lo salto.
Dar un'occhiata agli scoiattoli, dice Corvus.
Arrivano a casa della postina. Gabbiani stazionano sul tetto
su una zampa sola, ognuno con una macchia rossa sul becco che
lo rende riconoscibile ai suoi piccoli.
C' una sola stanza, piccola. Una porta chiusa conduce da
qualche altra parte. Corvus guarda gli scoiattoli, le carte fissate
maldestramente ai loro lunghi artigli. Guarda un piovanello sotto
una campana di vetro, qualcos'altro sospeso in una bottiglia.
Rifiuta la bevanda fresca.
Mi piacciono gli animali, dice la postina. Mi piace averli
intorno. Mi piace collezionare capricci vittoriani, ma non cos
tanto da comprare creature mostruose come fanno certi collezionisti,
tipo pecore con due teste e roba del genere.
La postina non ha molte persone con cui parlare, conclude
Corvus. Animali domestici non ne ha?.
Non sono il tipo da animali domestici, risponde la postina.
Mi conosco, e mi va bene cos.
Corvus ritiene invece che non conosca proprio un bel niente
di s, visto che vive in un sogno e per giunta in costume, e da un
momento all'altro potrebbe dare di matto, come fa la gente nei
sogni e pure in costume. Oppure potrebbe semplicemente sbiadire
e dissolversi. Corvus si gratta sulla spalla, l'ha punta una
zanzara.
Cosa ti piacerebbe fare?, le chiede la postina. Si  tolta le
scarpe e la cintura; la camicia marrone penzola sui pantaloni
kaki.
Mi piacerebbe vedere il resto della casa. Corvus immagina
le altre stanze piene di lettere, di centinaia di messaggi non ancora
consegnati.
C' solo un'altra stanza, dice la postina. Ma c' mia madre
a letto.  molto malata. Non  in via di guarigione, purtroppo.
 terminale.
Da quanto tempo sta l dentro?.
Da tre anni.
La porta  chiusa, non si sente nessun rumore. Dietro c' una
specie di oggetto, pensa Corvus, un oggetto senza pi significato.
Perch la tiene chiusa l?.
 mia madre. Non pensare mai che il tuo corpo sia un tuo
amico.  il tuo nemico.
Corvus si bagna il dito e se lo passa sulla puntura sanguinante.
Se vuole vado a vederla, dice Corvus. Vuole che vada a
vederla?.
Non ti ho invitata qui per guardare mia madre. Ti ho invitata
per guardare gli scoiattoli, pensavo che ti sarebbero piaciuti.
A quanto pare lei trova quegli scoiattoli particolarmente spassosi,
fonte di ore e ore di divertimento. Guarda questo qua!  in
grado di farti una foto. Posso mettergli la macchina fotografica
tra le zampe e impostare il tempo di esposizione; se stiamo ferme
qui, proprio dietro questa linea, stiamo alla distanza giusta,
ci rientriamo tutte e due.
Corvus non vede la linea, dev'essere sottile.
La postina parla sempre pi veloce, come se sapesse di avere
i minuti contati. Mi sembra di vedere in giro pi ragazzine che
mai, dice. Ai miei tempi, un'abbondanza di maschi significava
che ci sarebbe stata la guerra. Ma tutte queste femmine cos di
colpo, chiss cosa significa, forse qualcosa di peggiore....
Un ronzio, poi lo sbocciare di una luce, ma Corvus non vedr
la foto.  Alice che entra nella stanza, la luce improvvisa della
porta che si apre, e Corvus si sveglia.

 Capitolo 38.

Erano lunghe le notti d'estate. Una sera, Stumpp usci dal museo
poco dopo le otto e con grande sorpresa vide una bambinetta
con un cartello in mano attraversare il parcheggio. Aveva un
faccino stretto, i capelli per aria e una salopette, e camminava tenendo
il cartello saldo davanti a s.
POESIA
SPAVENTATI
INSICURI
ADDOLORATI
IN CERCA
BRACCATI
IN LACRIME
IN VISITA
NASCOSTI
SI SENTONO TRISTI E INDESIDERATI
EMILY BLISS PICKLESS - IV ELEMENTARE
Stumpp sorrise. Emily Bliss Pickles, quarta elementare, sei tu?.
Si pronuncia Pickless, non Pickles, sibil la bambina.
Cosa fai qui fuori tutta sola? Dove sono i tuoi..., ebbe un attimo
di titubanza, tutori?.
Lei ridacchi sarcastica.
Quarta elementare?, prosegu Stumpp. Ma che brava. E
quindi, quanti anni hai? Otto o nove?.
Otto maturi.
Lui le si fece pi vicino.
Poliziaaa!, url la creatura. Aveva nei polmoni la potenza di
una diva dell'opera.
Oh, per l'amor del cielo, non voglio farti niente.
L'ha fatto a loro, disse lei, inclinando il cartello in direzione
dell'edificio.
Per chiamare il 911 ci vuole un telefono. E ci vuole anche
un'emergenza.
Eccola la situazione d'emergenza: questo posto, disse la
bambina.
L'operatore al telefono ti sfinirebbe di domande. Vorrebbe
sapere dove sei e cosa sta succedendo. E oltre a saperle queste cose,
dovresti anche descriverle. E molto pi difficile di quello che
pensi. Non basta chiedere aiuto per riceverlo, sai.
Proprio in quel momento tramont il sole e, come programmato,
nel parcheggio di Stumpp si accese l'illuminazione. Lascia
che ti riaccompagni a casa, disse. Dove abiti?.
La bambina scopr i dentini, estrasse dalla tasca sulla pettorina
della salopette un paio di forbici e gliele punt contro.
Quelle sono forbici da ritaglio, disse Stumpp. Sono per la
carta. Non tagliano niente, solo la carta.
Non era pi alta di un tavolino, con i capelli straordinariamente
aggrovigliati. Stumpp non aveva mai visto una cosa simile.
Era sorpreso che un'oca selvatica o qualche altra bestia non
avesse cercato di farci il nido. Aveva occhi troppo grossi rispetto
al viso e mani troppo grandi rispetto alle braccia. Si domand se
in futuro sarebbe stato possibile prevedere lo sviluppo degli embrioni,
come si sarebbero sviluppati, i punti forti e quelli deboli
una volta diventati esseri umani, l'aspetto che avrebbero avuto a
otto anni eccetera. Perch no? Molto presto degli embrioni si sarebbe
potuto sapere tutto quello che si avrebbe avuto il coraggio
di chiedere. Probabilmente, in circostanze pi moderne, a Emily
Bliss Pickless non sarebbe stata concessa la battuta; almeno, non
da quello che si poteva vedere.
Hai una bella scrittura, disse. Ottimo stampatello.
Sto picchettando un luogo malvagio.
Beh, dovresti venire di giorno. Il museo  chiuso, quindi la tua
presenza  del tutto inutile. Stumpp sent l'impulso di regalarle
un pass permanente, tanto era buffa la piccola. Barnum, ai tempi
d'oro, l'avrebbe presa al volo e trasformata in un'attrazione.
Emily gli agit contro cartello e forbici.
Hai scritto altre poesie?.
Tutto quello che ho da dire  scritto qui.
Quello che dici non riguarda il mio museo, disse Stumpp.
Non so esattamente a cosa ti riferisci ma direi ad animali vivi.
Forse avevi in mente uno zoo. La tua poesia a prima vista colpisce,
ma a leggerla con pi attenzione non sta in piedi. In visita,
poi, di sicuro con questa poesia non c'entra niente.
La bambina non sembrava curarsi delle critiche di Stumpp.
Mi piacerebbe che lei fosse morto, disse. Sarebbe contento lei
di venire impagliato?.
Nessuno pagherebbe per vedere me impagliato, fu la replica
di Stumpp. I miei animali, invece, sono bellissimi. E ti puoi avvicinare
moltissimo a loro, cosa che altrimenti non potresti mai
fare.
A dire il vero molti dei pezzi forti di Stumpp avevano ricevuto
il colpo mortale a bruciapelo. Ed erano parsi... increduli.
L'orso polare, per esempio. Stumpp evitava di pensarci troppo. Ogni
volta che quell'animale, con la sua andatura dinoccolata, si insinuava
nella sua coscienza, riusciva a mortificarlo. Quando ti decidevi
a fare una cosa per bene, era sempre il momento in cui non
vedevi l'ora che fosse finita. La prossima volta, ti sussurrava una
voce nel cervello. C' sempre una prossima volta, ti diceva una
voce nel cervello. Naturalmente, il desiderio era che l'istante immediatamente
precedente non passasse mai. Ma non c'era modo
di trattenerlo. Alla fine restavi l con una carcassa e un maledetto
ronzio nelle orecchie.
E perch dovrei avvicinarmi a loro? Sono finti.
Non sono finti, disse Stumpp indignato. Sentiamo, cos'
finto secondo te?.
A me piace andare vicino a cose che so che ci sono.
Come tutte le appartenenti al suo genere, era quasi isterica e
praticamente analfabeta. C'era in lei qualcosa di profondamente
irregolare, e quei capelli poi. Viveva in una galleria del vento?
Conosce Cedric?, chiese Emily.
Qualche Cedric lo aveva conosciuto. Brontoloni. Sicofanti.
Fieri delle loro caviglie. Con mogli grosse. E tu?, la interrog.
Cedric  un mio collega. Adora questo posto. Vuole diventare
un atleta e rendere possibile la conservazione su larga scala,
un po' come fa lei.
Poco ma sicuro, lui aveva abboccato alla storia del museo ingoiando
amo, canna e galleggiante. Che delusione, quando l'autodifesa
funzionava con tanto successo.
Ti starai stancando a tenere le braccia..., disse Stumpp poco
convinto.
No, invece, disse Emily, per mi rimetto le forbici in tasca.
Lo fece. Dovrebbe vergognarsi di far colpo su gente come
Cedric. Lui non  forte. E solo un rammollito appiccicoso.
Quanti anni ha Cedric? Anche lui otto?.
Otto, immaturi.
Ma i maschi poi recuperano, disse Stumpp. E alle bambine
fanno mangiare la polvere.
Emily rimase impassibile anche a quelle parole. Cedric dice
sempre: La prossima volta che andiamo, spero che ne abbia di
pi. Andiamo, cio con la nostra classe, ne abbia, cio lei, signor
Stumpp, e di pi, cio quelli l dentro.
Il nostro visitatore ideale insomma, disse Stumpp con dispregio.
Quel fessacchiotto di Cedric gli risultava fastidiosamente
noto. C'erano cos tante cose nella vita che si somigliavano,
che rimandavano a qualcos'altro. Voleva di pi, di pi. Perch
non c' niente. Anzi. Un quasi niente, sontuosamente addobbato.
Peggio ancora.
Mi sembra di capire che tu e Cedric non siete amici, disse
Stumpp.
Io non ho amici, disse Emily.
Ahhh, disse lui.
Devo stare attenta con le persone che non mi piacciono.
C'era uno che non mi piaceva, non ci stavo nemmeno pensando e
gli  successa una cosa brutta. Devo stare estremamente attenta.
Bene, mostri un grande senso di responsabilit, disse Stumpp.
Insomma, farei bene a stare all'erta. Giusto nel caso ti dimenticassi
di dimenticare le tue avversioni, per cos dire.
Forse  meglio, disse Emily. Allora, mi assicura che lo chiuder
questo posto?.
Chiuderlo?. Stumpp la guard con benevolenza e alz le
spalle all'interno della sua vecchia giacca da caccia cerata. Il rapporto
con i suoi animali era l'unico vero legame che avesse mai
conosciuto. Stumpp era stato lo strumento di transazione con
l'oltretomba. Lo strumento primario. Per ne odiava il ricordo.
Ricordo di un uomo diverso, non cos nobile. Primo ricordo, prima
perdita. Da allora di male in peggio. Io amo i miei animali,
disse. E quell'affermazione parve inadeguata anche a lui stesso.
Emily gli lanci un'occhiataccia.
Faresti meglio ad andare, disse Stumpp. Qui sei su propriet
privata, sai. Indic una piccola bicicletta rosa abbandonata
riversa in mezzo al parcheggio. Era ridicola e, in rapporto a una
come Emily Bliss Pickless, del tutto incongrua. Quella dev'essere
tua.
 il mio veicolo d'elezione, s, almeno per il momento.
Quella ranocchietta era veramente irritante. La sua non sarebbe
stata una vita all'insegna del successo o di particolari soddisfazioni.
Qual  l'animale selvaggio che ti piace di pi?, le
domand. Qual  l'animale pi selvatico che hai mai visto?.
Voleva semplicemente punzecchiarla. Probabile che non fosse
mai stata da nessuna parte, o che non avesse visto niente.
Emily si rigir il cartello tra le mani per un momento, poi disse:
Una cornacchia.
Una cornacchia!. La risata di Stumpp gli usc pi rumorosa
del previsto. Aveva sparato a tante di quelle cornacchie, centinaia
solo da bambino. Le anatre non erano pi sveglie di un ciocco
di legno, ma le cornacchie, a modo loro, erano complesse. Oh,
quelle giornate di ecatombe nei boschi spogli, bruciati e paludosi
della sua giovinezza! Sembrava che avesse un fucile fatato e che
aggirandosi in quella cara vecchia palude, nei pressi dell'umile
casetta dei suoi genitori, potesse uccidere a piacimento. In quella
palude solitaria e scheletrica aveva scoperto qualcosa: c'era pi
gusto nel ferire una cornacchia che nell'ucciderla, perch in quel
modo la si sentiva richiamare lo stormo con grida evangeliche. Il
giovane Stumpp era rimasto incantato da come una cornacchia
ferita sapesse trasformare in spettacolo la situazione in cui si trovava.
A distanza di tanto tempo il ricordo di quel suono - il richiamo
della cornacchia abbattuta e la risposta di tutte le altre,
ancora sane e salve, che facevano avanti e indietro con un pesante
battere di ali nelle brune emissioni sulfuree delle cartiere -
gli procurava un brivido allo stomaco. Quasi sentiva nella bocca
l'aria acre della palude, l, nel suo parcheggio deserto, e udiva
i versi dello stormo dalle ali pesanti, dolente, mortificato, pronto
a fare programmi per un altro tempo che verr. Tempo. Cap
che le cornacchie gli avevano sempre ricordato il tempo, un tempo
oscuro. Fiss il dorso delle proprie mani, le vene scure, gonfie
e repellenti.
Sei completamente fuori strada, disse Stumpp.
Se tratti bene una cornacchia, riceverai un dono, disse la
bambina.
Io un dono da una cornacchia non lo vorrei, disse lui ad alta
voce. Sa Dio cosa ti porterebbe. Le direi: No grazie, bestiaccia
nera..
Questo specismo  da razzisti, afferm Emily con qualche
difficolt.
Stumpp la guard allarmato. Tu hai perso la tua infanzia,
lo capisci? Te l'ha rubata qualche bastardo che ti ha pure cacciata
a calci in culo. Mentecatti vegetariani di sinistra. Di nuovo
lo prese l'impulso di portarsela via, di prenderla sotto la sua ala,
per cos dire.
Nella palude della sua memoria una volta aveva visto uno
stormo di cornacchie attaccare e uccidere una loro simile. Quel
giorno non aveva il fucile con s - gli era stato tolto per punirlo di qualcosa che aveva combinato, aveva dimenticato di cosa
si trattasse ma era senz'altro qualcosa che aveva a che fare con
l'igiene o la scuola - e, vagando senza meta, si era imbattuto in
quel dramma, in mezzo ad alcune querce malridotte. La cornacchia
vittima dell'assalto si era arresa, non aveva tentato la fuga,
e in pochi attimi - il giovane Stumpp ne fu testimone dal principio
alla fine - lacera, sanguinante, praticamente decapitata, era
caduta esanime e lo stormo borbottante era svanito nella foschia
come sassi neri lanciati nell'acqua. Che sentenza impietosa! Una
sentenza adeguata a un grande delitto, comminata da un turbine
di chierici feroci, potenza in atto, un incomprensibile intelletto
giudicante. Una condanna formale emanata nell'aria guasta di
un paesaggio in putrefazione. In confronto a quello, le sue gioconde
azioni di sterminio non erano che un gioco spensierato.
Si guard le vecchie mani flaccide e se le infil in tasca.
La bambina aveva raggiunto la bicicletta e cercava faticosamente
di rialzarla. A pensarci bene,  meglio che tu non te ne vada
via cos, disse Stumpp. Sta facendo buio,  tardi.
Sono andata dappertutto con questa bicicletta, disse Emily,
per  vero, non mi piace tanto. Non mi ci sono affezionata. 
funzionale. Lo guard impassibile. Ha fatto pi di undicimila
chilometri, disse.
Ma figuriamoci!, esclam Stumpp. Impossibile!.
Ne faccio di strada, disse Emily.
Ma non ti ho mai vista in giro. E conosco bene questa citt.
Non ti ho nemmeno mai vista al museo, con i tuoi colleghi.
Avrebbe di certo preso nota di un simile fenomeno, un fenomeno
sfuggente.
Ma lei ce l'ha una madre?, chiese Emily. Era salita sulla bicicletta
e aveva fatto un paio di pedalate in equilibrio precario.
Guardarla lo metteva in agitazione. Sembrava che non avesse la
minima idea di come si va in bicicletta.
Certo, l'ho avuta, rispose Stumpp.
L'ha mai costretta a fingersi ritardato per poter saltare una
fila, per esempio in banca, o al supermercato?.
Cosa?.
 divertente. Ti metti a girare su te stesso, a farfugliare, niente,
mi chiedevo se non avessimo qualcosa in comune.
Mi sa che tua madre non  tanto normale.
No,  che non le piace fare la fila. Lo detesta.
Un camion con un carico di acidi, sangue o carne di vitello
sfrecci sulla strada in alto, profilato da luci per tutta la sua interminabile
lunghezza. Un carico di bare o di video pirata e profumi,
o di quelle bambole che nella successiva stagione sarebbero state
l'ultimo grido tecnologico, programmate per sputare alle bambine
se i loro circuiti avessero rilevato un livello d'attenzione insoddisfacente.
Il conducente fumava, sintonizzato su Libertarian
Radio, mezzo addormentato.
Qui finirai per farti investire, disse Stumpp. Stasera ti riporto
io a casa. Odiami pure se vuoi. Afferr il manubrio e cominci
a trainarla verso la sua limousine. Per poco il cartello non
lo colp sulla testa. Quelle parole (in visita) continuavano a irritarlo.
Sta' ferma, disse.
Le portiere si aprirono lievi e senza rumore. Emily mise dentro
il cartello e poi vi butt senza cerimonie la sua fedele bicicletta.
Dov' l'autista?.
Guido io, mi piace.
Questi bestioni dovrebbero avere l'autista.  per quello che la
gente li compra. Ha il doppio air bag?.
Povera piccolina, pens Stumpp. Tutto quello che le insegnavano
era irrilevante, anche se poi, in fin dei conti, tutto quello
che viene insegnato a chiunque  irrilevante. Com' falso e pretestuoso
ogni nostro traguardo. La piccola Pickless lo faceva pensare
all'impensabile.
Ho air bag per dodici qui dentro. L'auto si sarebbe levata in
volo come uno zeppelin, se fossero scattati.
Conosce dodici persone?.
No, disse Stumpp.
Mi pareva. Mi siedo dietro.
Benissimo, disse Stumpp.
Si pu fare il t qui dietro?.
Certo che si pu.
Bello.
Il cuore stanco di Stumpp fu inondato di gratitudine. Piccola
precorritrice. Minuscola mahout. Forma, motore di tutte le cose.
Il tempo si rimescol, torn quasi indietro, tutto quanto. Il
tempo non doveva per forza essere cupo, poteva essere luminoso,
trascendente. Pickless, era lei...
  Capitolo 39.

Alice, disse Carter, quanto vorresti per uccidere Ginger?.
La richiesta era estrema e Alice ne fu lusingata. Per il signor
Vineyard avrebbe rinunciato a ogni compenso, tanto era stato
gentile con lei. Ma Alice era realista: l'omicidio, in questo caso,
era fuori discussione. Lei vuole che io uccida sua moglie?.
Sarebbe splendido.
Non credo davvero di essere all'altezza, signor Vineyard.
Tu hai il cuore di un'anarchica. Non saprei a chi altro
rivolgermi.
Ma sarebbe orribile, signor Vineyard. Uccidere un morto,
ammesso che sia possibile, sarebbe come uccidere una creatura
rarissima, speciale, l'unica rimasta della sua specie.
Ginger non  un unicorno, Alice.
Ad essere onesta, signor Vineyard, non saprei da che parte
cominciare.
Ti prego, non chiamarmi in quel modo, disse Carter. Temo
che alle mie orecchie assuma connotazioni particolari. Si
sentiva scoraggiato. Con Donald non riusciva pi a parlare di
Ginger. Donald voleva parlare d'altro, e Carter non poteva biasimarlo.
Ogni volta che attaccava con Ginger, a Donald veniva
sonno. E se la filava dritto a letto, come il fanciullo pi innocente
del mondo. Carter restava li a guardarlo, incantato, continuando
a parlare, parole e parole senza controllo, sulle pretese perverse
e sacrileghe di Ginger. Con il suo modo sonnacchioso, affabile,
disinibito, Donald stava esaurendo la sua infatuazione per lui.
Donald stava cominciando a prenderlo per matto.
Aiutami a pensare, Alice!, esclam. Aiutami a pensare! Cosa
si pu fare? Tu sei una ragazza giudiziosa, coraggiosa, irriverente.
Sarebbe un risultato straordinario.
Potrei diventare Ragazza dell'anno , disse grave Alice.
Ma come minimo!.
 contro le leggi della natura, signor V..
Gli uomini ne hanno fatte di ben peggiori alla natura, di molto
peggiori. Tu sei consapevole pi di chiunque altro di quanto la
presenza umana sia nociva per il pianeta.
Allora c'era qualcuno che la ascoltava! O almeno che aveva sentito
di sfuggita quando infilava nelle conversazioni pi innocenti
i suoi moniti sul collasso ecologico. L'incombente spasmo d'estinzione
provocher rovesci cataclismatici nell'abbondanza e diversit
della vita, mormor speranzosa.
Carter le rivolse uno sguardo assente. Era stata stabilita una
connessione fragile come un wafer. I morti che tornano. E doveva
essere a seguito del depauperamento generale. Come la felicit.
Non erano semplici ragionamenti da millenaristi. Era Ginger.
Forse c'erano altri casi simili. I morti che tornano; o che non se
ne vanno. Una delle due.
Sua moglie dovrebbe esistere solo nella sua testa, disse Alice.
Non  pi mia moglie, protest Carter. Per piacere,
almeno....
Voglio dire, ora lei non entra nemmeno pi nella sua camera,
no? Dorme in soggiorno.
Qualche volta vado all'Hilton, confess Carter.
All'Hilton! All'Hilton mettono il veleno per i coyote! Nelle
hall tengono quelli in bronzo, e sui loro stupidi campi da golf
ammazzano quelli veri!.
Prover a parlarci. Alice, cara, cerchiamo di non perdere il
filo. Era una notte chiara, di una luminosit che Carter aveva
cominciato a odiare. Per meglio dire, era di nuovo notte; i giorni
non facevano che collassare l'uno nell'altro. Era tornato a prendere
qualche camicia e a trovare Annabel, ma dov'era Annabel?
Carter, a causa della sua instabilit, aveva finito con l'estraniarsi
da lei. Inoltre, non aveva idea di dove fosse Donald. Per quel che
ne sapeva, poteva essere uscito con qualcuno. Su tutti loro pendeva
un'immensa luna encefalitica, e quello sembrava il momento
adatto per tramare l'omicidio di un morto. Era innegabile. Non
erano forse morte quelle stelle lass? Per continuavano a splendere,
senza nemmeno saperlo. Dopotutto la pretesa di Ginger
poteva avere qualche fondamento.
Si fa mai vedere da qualche altra parte o solo in camera sua?,
chiese Alice.
All'Hilton, mai. Penso che l'Hilton la confonda. L ci sono
cinquecento stanze, sai. Duecento suite.
Beh, e ora dov'?.
Lo sa solo Dio, rabbrivid Carter.
 nella sua testa, insistette Alice.
No, no, se non per il fatto che stiamo parlando di lei. Tu sai
come vanno queste cose.
Alice non lo sapeva. I suoi pensieri erano come una ressa mascherata,
farfugliante e rauca, che parlava solo protetta dall'anonimato.
Cosa vuole da lei, allora?.
Mi vuole morto! Vuole che condivida con lei la morte!. Ginger
aveva sempre voluto condividere con lui tutti i suoi problemi,
il suo peso, il suo ciclo, la scomparsa del suo ciclo, le sue sbandate
per qualche uomo... e ora questo. Non si arrendeva mai.
Lo sanno tutti che certe cose non si possono condividere,
disse Alice. Forse  solo una sua impressione. Probabilmente
vuole qualcos'altro.
E cosa? Non c' nient'altro.
Una minuzia, forse, disse Alice. Microscopica. Infinitesimale.
Naturalmente c'era qualcosa di terribile nell'infinitesimale
in s.
No, no, vuole che la segua e vada avanti come se nulla fosse.
Sta diventando pi... ma forse hai ragione tu, in parte. All'inizio
erano quisquilia, ma... .
Quisquilia?.
S, quisquilia che non quadravano. Le prime notti in cui si 
fatta vedere era tutto un po' ambiguo. Forse, se avesse ingaggiato
una banda per suonare durante la cremazione; era la consuetudine
buddhista, secondo Donald. Ma il crematorio era in
zona industriale! E quello delle pompe funebri aveva, detto che
ci sarebbero volute tre ore. Senza eccezione. C'erano sempre volute
tre ore, ci sarebbero sempre volute tre ore, il che escludeva
una banda qualunque. L'uomo delle pompe funebri, un infelice
che non era riuscito a realizzare il suo sogno di entrare nei corpi
d'lite della Marina a causa di uno stomaco inaffidabile, mancava
di sensibilit, tuttavia sembrava intuitivamente accordato a
quella faccenda del tre; il tre, poi, non simboleggiava la sintesi
spirituale? Non era la soluzione al problema posto da quell'infernale
dualismo? Tre era un numero straordinario per quella situazione,
come Carter ricordava di aver pensato gi allora. Non
gli era nemmeno passato per la testa di andare all'area industriale
come osservatore per quelle tre ore. Era passato accanto
a quell'appezzamento desolato, percorrendo l'autostrada, tante
e tante volte. Anche Ginger, per quello. Uno stabilimento produceva
velluto, un altro cartone ondulato, un altro vernici. Uno
l'avevano chiuso perch sfornava decorazioni militari fasulle.
Un altro, gli pareva di aver sentito, smaltiva carcasse di cavallo.
Smisurate bandiere americane al vento, dappertutto cani incatenati,
resti di alberi vittime di bulldozer. Forse se avesse fatto
venire una banda... forse era proprio una banda ci che avrebbe
potuto tenere occupata la mente di Ginger durante quella
difficile transizione.
Ma adesso non si tratta pi di quisquilia, disse Carter. Altro
che quisquilia, ormai. Adesso lei  forte. Forte. A momenti
temo che mi strappi via di qui. Sta solo aspettando che perda
l'equilibrio, poi..., e qui smarr il filo. Voleva tornare all'Hilton,
sedersi al bar a bere qualcosa, pisciare in uno dei loro splendidi
orinali pieni di ghiaccio tritato. C'era tutto un mondo l fuori,
un mondo in cui poteva ancora avere un ruolo. Donald diceva
che avrebbe dovuto sforzarsi di rendere la sua mente ben disposta
e flessibile in modo da affrontare qualsiasi situazione. S, s,
doveva solo convincere questa ragazza, questa Alice, che lei aveva
ci che serviva, che aveva il potenziale per uccidere sua moglie
morta.
Vive nella sua stanza, ora che lei non ci sta pi?, chiese Alice.
Se vive l?. Alice proprio non afferrava il problema. Ma no.
Se vivesse l, se non potesse uscire da l, andrebbe bene. Sarebbe
accettabile. Ma ho paura che... lascia che te lo spieghi. Ho paura
che siccome non entro pi in quella stanza, questo l'autorizzi
ad andare dove le pare. Penso di aver commesso un errore tattico
abbandonando la stanza, capisci, perch li dentro lei, pi o
meno, era contenuta. All'Hilton non si  ancora fatta vedere, ma
cosa la tratterrebbe, se dovesse scoprire che sono l? Non  che
quelle key card siano il non plus ultra dell'astuzia umana.
Forse quella che vede  la sua anima, sugger Alice. Era
un'idea che in qualche modo si accordava con la sua pi recente
teoria, secondo cui l'acquisizione dell'anima avveniva soltanto
dopo la morte, e da quel momento scopo dell'anima era ottenere
quello che riteneva pi importante, e tanto peggio se si trattava
di una ricerca fuorviante. Il signor V. era il tesoro destinato alla
signora V., e a lei sola, con tutte le deprecabili conseguenze per il
signor V. Il matrimonio era una ragione di turbamento per Alice;
tutto le sembrava uno strascico di quello.
La sua anima?. Carter scosse la testa e avvert schiocchi e
attriti sovversivi. No, no, quella era Ginger, una forma parallela
di Ginger, semplice eppure di fatto incomprensibile. Ovvio, non
si poteva assassinare l'anima, e se si fosse potuto sarebbe stata
una pessima azione, ingiustificabile. Tuttavia si accorse che stava
usando, o cercando di usare, Alice come inconsapevole strumento
per i suoi fini. Avrebbe dovuto vergognarsi. Sono certo
che non sia la sua anima.  proprio come lei... voglio dire, proprio
come era lei.
Proprio come era lei quando?, chiese Alice, perch una persona
non  rappresentata da un unico momento, o no? Quand'
che sei come sei, cio proprio come verrai ricordato?
Ma Carter lasci la domanda senza risposta. Ginger era piuttosto
languida, viperina, certo, ma a modo suo indolente, come
le vipere quando non hanno alcuna intenzione di affondare i
denti nelle tue membra. Ma ora lei li vuole affondare, i denti, ed
 per questo che si  tutta attorcigliata. Attorcigliata.
Alice avrebbe voluto aiutare il signor V., che sembrava sull'orlo di una crisi. Andiamo a dare un'altra occhiata alla sua stanza,
se per caso  l.
Non ci vado da una settimana, disse Carter.
Per un spaventoso momento, Alice ebbe la sensazione che
dovessero dare da bere alla signora V., una visione istantanea
e sfocata dell'anima come di un animale, trascurato se non dimenticato,
e assetato, le zampe afflitte ripiegate sotto la propria
inedia.
Beh, andiamo a vedere, insist Alice.
Lui s'incammin deciso verso la porta della sua camera da letto.
Non gli piaceva quella porta; non era una bella porta e per
giunta non era in massello. Si era lesinato parecchio in quella casa,
considerandone il valore. Gir la maniglia e sospinse la porta.
Alice sbirci nel buio. Che silenzio qui dentro!, disse.
Lui ud la risata di Ginger, che gli riport alla mente quel fine
settimana per i regali di Natale a New York, la sera in cui si erano
ubriacati e da Sack's avevano risalito le scale mobili che scendevano:
molto pi difficile e divertente a farsi che a dirsi. Spinse
l'interruttore di plastica con tanta forza che gli rest in mano.
Sembrava tutto sottosopra.
Sono venuti i ladri, disse Alice. Sono venuti i ladri per caso?.
Carter scrut la stanza. Dapprima gli parve che non mancasse
niente, tranne la piccola sveglia - anzi no, per precauzione l'aveva
cambiata di posto, la teneva sul bancone. Ma ne sentiva il ticchettio
- perlomeno c'era qualcosa che ticchettava -, un rond
nella sua testa, tic tac.
Non mi pare, disse.
Per sembra che ci sia stata la polizia. Cos' quel nastro giallo,
non oltrepassare?. Il nastro decorava la stanza con festosa
autorit.
 uno scherzo, disse Carter. L'ho messo io. Cos, per scherzare.
Il De Rerum Natura aveva un aspetto usurato. Povero
vecchio Lucrezio. Reso pazzo da un filtro d'amore. Riavvolse il
nastro arrotolandoselo intorno alla mano. Avverti qualche presenza,
Alice? Una specie di permeazione?.
No, disse Alice.
Temeva che Ginger si fosse impossessata di tutto: la pompa
guasta della piscina; il collettore di scarico della Corvette che
cadeva a pezzi; le verifiche del fisco; l'ispessimento muscolare
intorno al cuore riscontratogli nel checkup annuo (aveva visto
qualcosina sulla lastra, un succubo abbarbicato che sapeva
essere Ginger); i parassiti nella sua marca preferita di miscela
istantanea per gli scones; lo stiramento muscolare all'inguine di
Donald. Ecco, l'inguine di Donald, quello di sicuro...
Sherwin dice che Dio permea il mondo intero, disse Alice,
e vive in ogni cosa in forma di purissima scintilla.
Dio!.
Lo dice Sherwin, mi  venuto in mente, cos. Mi rendo conto
che sua moglie... non  la stessa cosa... me ne rendo conto.
Sherwin chi? Non intendi mica quello che suona il pianoforte,
vero?.
Ha poi ripensato all'idea di mettere qui un laghetto per gli
animali?.
Alice, voglio farti una confidenza. Non credo che lei si trovi
pi qui del tutto. Voglio dire, potremmo anche demolire la casa
ma ora come ora non credo che ci libereremmo di lei, non so
se mi spiego.
Qui non c' nulla, signor V..
Esattamente! Il nulla pu vivere ovunque!  proprio quello
che Ginger sta facendo.
Parlate tra voi?.
Mi vengono i brividi ad ammetterlo, fece Carter, ma s,
parliamo.
Questa s che  una cosa impressionante, signor V. Dovete
aver avuto un'intimit straordinaria voi due.
Carter aveva arrotolato tra le dita il nastro non oltrepassare.
Se lo port alla bocca e vi diede un morso, guardando Alice
imbambolato.
Signor V.!.
Lui riabbass le mani.
Non avverto la minima presenza qui. Alice sperava per il
suo bene di non essere vittima di un altro momento no-kayak.
Certo, non aveva mai nemmeno conosciuto quella signora. Aveva
solo ascoltato le storie piuttosto sconclusionate che Annabel raccontava
su di lei, e sospettava fossero in qualche modo indorate.
Il problema  che adesso non  qui, disse Carter.
Alice annu. Non ho niente su cui lavorare.
Ma se avessi bisogno di te, saresti disponibile?.
Certo, signor V. Alice diede un ultimo sguardo alla stanza.
Niente kayak, decisamente.
Tornati in soggiorno, Carter apparve alquanto rinfrancato.
Resti a dormire qui, Alice, vero? Fai compagnia a Annabel?.
Annabel si sta mettendo lo smalto, signor V. Ha un colore
nuovo che si chiama Aghi nel pagliaio.  molto soddisfatta.
Perch? Sembra il nome di un grigio.
 un grigio complesso. Secondo lei contiene un intero universo
di sensi sofisticati. Ha intenzione di cambiare, ma senza ricorrere
alla chirurgia estetica.
Vorrei ben vedere, Carter si affrett a dire. Ecco come, a
volte, uno si ritrovava a ricevere per puro caso dei comunicati essenziali
per il suo voler essere un genitore al passo con i tempi.
Non darei mai il mio assenso a una cosa simile. Sentiva delle
responsabilit verso la figlia, anche se gli appannavano la mente
e basta.
Vuole perfezionare alcune parti del suo corpo facendo ricorso
a patine, piccoli ornamenti, effetti che dovrebbero renderla riconoscibile
agli occhi di coloro da cui vuole farsi riconoscere,
almeno lei dice cos, disse Alice, critica.
Ma  una cosa cos... cos ordinaria, Alice. Annabel non pu
sperare di stabilire il suo ethos attraverso lo smalto per unghie.
Siamo noi che lo vediamo solo come smalto per unghie. Per
Annabel  qualcosa di pi. Lei non  felice, qui.  un altro il genere
di conoscenze di cui ha bisogno, credo. Ce l'ha un po' con me."
 arrabbiata anche con me. Temo che giudichi il mio comportamento
bizzarro.
Non c' problema, signor V., noi la capiamo. Ha appena perso
sua moglie.
Se solo..., disse Carter con foga. Alice, devo farti una
confessione. Volevo che Corvus parlasse con Ginger, lo volevo
perch non vedo Corvus n qui n l, non so se... aspetta, ci riprovo.
Una persona sana, felice, non  in grado di avere una
conversazione con un morto, soprattutto un morto irritato e irritante
come Ginger. Ora, solo Dio sa che io non sono n sano
n felice, ma nemmeno demoralizzato, spezzato nello spirito come
Corvus, quella povera ragazza, una brava ragazza tra l'altro;
e immaginavo che lei avrebbe potuto relazionarsi con Ginger
in modo da annichilirla, da assorbirla come una macchia, per
cos dire, assorbire il nada di Ginger nel suo. Che male c'era,
pensavo....
Ebbe una fugace visione di s come di un mostro della propaganda
russa che a bordo di una slitta sussultante, incalzata da
lupi con la bava alla bocca, getta loro un neonato. Poi come di
un idiota in gonnellino di piume che getta una vergine in uno di
quei pozzi, come si chiamavano? Cenotes, ecco. No, il suo camuffamento
sar stato un altro, un'altra l'ambientazione, ma in
comune con quella remota sorta di selvaggi aveva gli stessi atomi
avvizziti.
A dire il vero, inorridisco di me stesso per aver immaginato
di usare in quel modo una ragazza disturbata, ma ho pensato
che, alla fine, sarebbe stata meno disturbata, perch, una volta
sbarazzatomi di Ginger, io le avrei assicurato le cure migliori, le
migliori terapie disponibili per uno spirito affaticato e disilluso.
Ha gi verificato la disponibilit?, disse Alice.
Merito tutto il tuo disgusto e la tua sfiducia. Essermi confidato
con te non mi fa sentire per niente meglio.
Avrei dovuto dirglielo subito che non era il caso.
A mia discolpa posso solo dire che con lei non ho affrontato
l'argomento. Avrebbe accettato e credo che per lei si sarebbe rivelata
un'esperienza terrificante.
Non sarebbe giusto usarla per una cosa del genere.  troppo
al di sotto delle sue capacit.  anche invulnerabile, per molti
versi. Non avrebbe potuto farle del male, dunque non si preoccupi.
Ma Alice era delusa da lui.
Carter fu sorpreso che Alice vedesse nella sua amica un tale
modello di equilibrio; o forse cercava solo, con la dubbia efficacia
che le era propria, di difendere qualcuno a cui voleva bene.
Quando torner all'Hilton, aggiunse, si ricordi di interrogarli
sulla loro politica per il controllo dei predatori.
Mmm. Forse avrebbe mollato l'Hilton e preso alloggio in
uno Hyatt. La notte prima aveva fatto un sogno orribile. C'erano
troppe tende alle finestre, uno strato dopo l'altro; era come rinvenire
in un sudario. I particolari non se li ricordava ma, come tutti
i sogni, anche quello sembrava accomunare la morte e la vita,
ma in un immondo connubio che aggiungeva qualcosa alla prima
e toglieva qualcosa alla seconda, e nel modo pi spiacevole.
I coyote, gli ramment Alice. I predatori. I predatori sono
indispensabili all'equilibrio della vita.
Carter chiese a Alice di tornare in camera da letto per prendergli
il libro. Al ritorno, lei annunci che non l'aveva trovato,
il che provoc in Carter un'abbondante sudorazione. Sparito di
nuovo? Stava giungendo alla conclusione che nulla era pi facile
che impazzire.
Salito sulla Corvette non riusc a trovare le chiavi, per poi scoprire
che le stringeva in pugno. Guid a scossoni l'auto lungo
il vialetto, spaccando un fanale poco prima di immettersi nella
strada. Alice lo guardava preoccupata. Da sotto il cofano veniva
un suono di metallo sbattuto. E poi quel fumo nero. Anelli, pens.
Non sapeva cosa significassero quegli anelli, ma aveva sentito
pronunciare la parola con autorit, relativamente ai fumi di
scappamento. Non promettevano nulla di buono.

 Capitolo 40.

Il suo primo e ultimo esemplare canino era stato un border collie.
Un trionfo, dal punto di vista tecnico, ma il cliente ci era rimasto
malissimo perch Jim non gli dava l'impressione di radunare
il gregge. Ma cosa vuole che raduni, adesso?, aveva detto il tassidermista.
A quei tempi parlava sempre in modo schietto, convinto
che i modi accattivanti fossero da ciarlatani. Ma se non
raduna qualcosa non sar contento, aveva detto il cliente. In
quel caso le serve un'ambientazione, aveva risposto il tassidermista,
non faccio mica l'arredatore. Ma aveva capito che avrebbe
dovuto rinunciare al compenso, e forse avrebbe dovuto perfino
restituire il deposito non rimborsabile. Il cliente era un vecchio,
e sulla punta del suo naso da vecchio rest sospesa una lacrima.
Se lo sent nelle ossa che quell'uomo aveva preparato qualcosa di
orribile per il suo Jim. Non posso nemmeno sotterrarlo sotto la
mia finestra, come avrei fatto una volta, aveva detto il vecchio.
Anche quello era stato un momento sciagurato.
Il tassidermista guard con cipiglio il cucciolo di gorilla su cui
lavorava dalla mattina. Era scontento della sua espressione, non
sembrava affamato. Con un colpetto lo butt nel cestino e si spost
al suo ampio banco di legno. Non aveva mai sentito nominare
quel legno prima. Un legno nuovo. Come quel pesce con cui se
ne stavano venendo fuori ultimamente, il pesce angelo. Che diavolo
era il pesce angelo? Un rombo. Stessa cosa. Sarebbe tornato
a casa e sua moglie gli avrebbe detto: Guarda che bel trancio
di pesce angelo ho trovato in quel nuovo supermercato, e con
tutta la famiglia si sarebbe messo a tavola sotto il soffitto a capriata
della casa, comprata su insistenza di lei, e lo avrebbero
mangiato. Il soffitto a capriata era ridicolo, come tutta la casa,
un Taj Mahal ai piedi delle colline, un azzardo al di sopra delle
loro possibilit. Lui comunque era contento che lei fosse soddisfatta.
Quando stavano in Alaska era stata l l per dare i numeri.
Lui aveva acquisito un certo prestigio facendo tutti gli orsi
dell'aeroporto di Kodiak; ma fare tutti gli orsi dell'aeroporto di
Kodiak non aveva assicurato le entrate che ci si potrebbe immaginare
e lei aveva dovuto trovarsi un posto come custode in uno
stabilimento termale, dove per poco non era impazzita per colpa
dei giapponesi in luna di miele. L'idea della luna di miele in
Alaska era un'invenzione dei giapponesi, che accorrevano l a
frotte. Non davano la mancia, disseminavano una quantit pazzesca
di peli pubici dappertutto e sorridevano radiosi sempre e
comunque.
Avevano lasciato l'Alaska appena prima che le giornate tornassero
a farsi corte e dure, che ritornassero gli scherzi con la renna
nel pozzo nero e i graffiti sui banchi di neve dell'incazzato confine.
Sua moglie aveva deciso di non portare con s soltanto la sua
vecchia Samsonite blu piena degli abitini che indossava durante
la prima infanzia. Solo per precauzione, aveva detto, solo per
precauzione, non che brigasse per averne un altro, ma nell'eventualit,
e se fosse stata una bambina, oppure se i ragazzi, messa
su famiglia per conto loro, avessero avuto delle bambine... forse
allora quegli abiti sarebbero tornati buoni. Il pensiero che quegli
abiti consunti, macchiati, ristretti, incredibilmente delicati, indossati
da sua moglie neonata, sarebbero stati imposti a un futuro
in cui non sarebbero certo stati i benvenuti, lo deprimeva. A
volte aveva l'impressione che la moglie non fosse del tutto a posto,
che quei giapponesi della malora le avessero alterato l'equilibrio
con tutte le loro capriole, che avesse perso quel certo non
so che di quando si erano conosciuti e che era parso valere ogni
pena. E vero, anche allora aveva i suoi vestiti da bambina, ma a
quei tempi non gli erano sembrati cos strani, cos fuori posto
nel contesto delle loro vite; quelle povere cose ingiallite, che una
volta piegate diventavano pi scure, non gli avevano ricordato
le Momias de Guanajuato, in Messico, il Museo delle mummie,
che aveva visitato prima di sposarsi, quando ancora era un posto
bizzarro e repellente, prima di venir rassettato e trasformato in
un museo pulito e ben illuminato, dove si veniva imbottigliati in
uno stretto corridoio che impediva di soffermarsi ad analizzare
per bene le cose, perch altri spingevano alle spalle e bisognava
procedere, e senza nemmeno accorgersene ci si ritrovava all'aperto,
dove qualche mutilato piriforme su una tavola a rotelle vendeva
le cartoline delle momias, le momias bambine con gli abiti
della domenica: vestine ricamate, coperte dai colori vivaci, il tutto
straordinariamente simile alla roba che sua moglie conservava
nella sua sinistra Samsonite blu.
Il tassidermista scosse con vigore la testa per liberarla da pensieri
indesiderati. Raccolse il giornale, si mise comodo sulla sua
poltrona e appoggi i piedi sul tavolo. Lesse che quei giapponesi
della malora avevano sviluppato un prototipo di gatto-robot.
A quella gente andava ridato al pi presto un esercito, e iniettata
una dose di realismo nelle loro vite. Un gatto-robot, per la
nicchia di mercato degli anziani e delle vedove. Eccolo il futuro:
robot, intelligenze artificiali. Niente pi sincerit, niente pi arte
come quella a cui aveva dedicato la vita. Il futuro era un posto
dove dei morti che sembrano vivi non sarebbero pi bastati.
La porta si spalanc senza preavviso e Emily Bliss Pickless entr
con una scatola di cartone in mano.
Ehi, disse il tassidermista, Si bussa prima di entrare. Si
bussa. Tolse i piedi dal tavolo.
Mi serve una cosa, disse lei.
Gi, un cervello. Quella bambina non la poteva proprio
soffrire.
Emily fece spallucce. La gente o la adorava o desiderava farla
a pezzi. E il destino mortale degli eletti. Emily per non era
vanitosa.
Il tassidermista gett un'occhiata dentro la scatola. Una massa
di pelo, sangue e ossa, che, contro ogni logica, respirava.
Tu non sei normale, disse. Non te l'ha mai detto nessuno?.
Io distinguo tra la vita e la morte, disse lei, il che  pi di
quanto faccia chiunque altro qui.
Vedi di non rimetterci il tuo lavoro quotidiano per questo tuo
talento, madamina. Lo sguardo di lei ispezionava il laboratorio
con esasperante impertinenza. Due sculaccioni e fuori dalla porta,
ecco cosa avrebbe fatto: era il suo ufficio quello, il suo posto
di lavoro, il suo sancta sanctorum, ma si rendeva conto, pur con
riluttanza, che la bambina aveva qualche rapporto speciale con
il suo datore di lavoro. Forse una nipote, una bisnipote. I vecchi
scapoli e stravaganti come Stumpp erano sempre pieni di nipoti,
di entrambi i sessi, e l'opinione del tassidermista era che quelle
parole, in codice, significassero dei rapporti anormali o immorali.
Il tassidermista ne era sempre stato persuaso. Bastava la parola
nipote e si alzava la bandierina rossa.
Peste, disse il tassidermista.
Perch ha buttato via il gorillino?.
Stai alla larga dal mio cestino!. Gli sembrava che quella bambina
lo perseguitasse da una vita e invece era comparsa per la prima
volta da poche settimane. Stumpp le aveva assegnato, per il
suo ospedale degli animali, una delle stanze del museo. Le aveva
fatto costruire qualche gabbia da un falegname, e un tavolo era
interamente coperto da cucce a norma per il trasporto di cani e
gatti in aereo. Le aveva comprato un frigorifero, qualche termocoperta
e poi pentole, piatti e asciugamani. Aveva perfino istruito lo
chef del caf del museo perch desse al mostriciattolo qualunque
cosa chiedesse - insalate, carne macinata, macedonie di frutta -,
sebbene per il tassidermista fosse motivo di soddisfazione che nessuno
dei suoi pazienti avesse toccato cibo prima di schiattare.
Ha dimenticato come si fa, eh?, disse lei. Sta solo facendo
finta.
Il tassidermista usc come una furia dall'ufficio, diretto da
Stumpp. Lo trov nella sala dell'oasi, apparentemente intento ad
ascoltare il condizionatore.
Ehi, capo, disse il tassidermista, quella bambina, la
Pickless,  adorabile, ma mi sta sempre addosso, mi fa perdere tempo.
Lei mi ha assunto in qualit di artista e quella continua a tampinarmi,
mi porta via gli aghi, fruga nei cassetti dei denti e degli
occhi... tutte cose messe in un certo modo, gliel'ho detto. L'aria
fredda lo fece rabbrividire.
Stumpp lo guard con irritazione. Ondate di melodia inafferrabile
lo avevano attirato lontano, oltre i confini di quel luogo in
cui aveva inumato s stesso. Quello s che era un condizionatore
serio. Cinque minuti davanti a quell'arnese avrebbero probabilmente
mandato in tilt tutti quegli svampiti nevrotici prodotti in
gran numero dal deserto e dalla nuova epoca millenaristica. Bisognava
essere forti per poter trafficare con quel tipo di coscienza
che l'apparecchio ispirava. Erano faccende delicate, quelle, gli
seccava venire interrotto da quel tanghero. Se l'avesse sentito dire
un'altra volta, en passant, che aveva fatto tutti gli orsi dell'aeroporto
di Kodiak, Stumpp gliene avrebbe tirato uno su quella
boccuccia umida e rosa. Non aveva mai pensato di farsi crescere
la barba, con quella bocca cos ripugnante?
Pickless?, disse infine. Lei  venuto qui a lamentarsi di
Pickless?.
Tra un po' la gente comincer a portarle le bestie investite
dalle auto. La situazione sfuggir di controllo. La sua reputazione
verr devastata. D'altra parte, Pickless  mai riuscita a salvarne
uno?.
In che senso, salvarne'?.
Rimettere una di quelle bestie abbastanza in sesto da poterla
liberare. No, ecco la risposta, non ci  mai riuscita. Perch in tutti
gli animali che raccoglie manca sempre qualcosa di indispensabile.
L'avrebbe gi capito se non avesse otto anni. Met degli
uccelli che tiene l dentro zampettano in circolo o cadono all'indietro
perch hanno la schiena spezzata. Non si pu liberare un
falco guercio. E quelli che trova avvelenati, poi...  solo una tortura.
Hanno le budella spappolate. Ma ce l'avr una minima nozione
di biologia? Di scienza? Dovrebbe giocare con le bambole.
O forse smetterla di giocare con le bambole, anche se per la verit
di questo non so niente visto che ho due maschi, aggiunse
per enfasi.
Stumpp lo guard senza parlare. Torniamo nel suo ufficio,
disse.
Sul tragitto superarono Emily che trainava un carretto rosso
con dentro una cosa che respirava a fatica sotto un asciugamano.
Emily apr la porta del suo reparto, vi pass con difficolt insieme
al suo paziente e se la chiuse alle spalle.
Stumpp sorrise e scosse la testa, felice. Emily Bliss Pickless lo
incantava, minuscolo elfo beffardo che canta e danza solo per s.
No, non diceva proprio cos. Che sempre trova e mai ricerca...
Versi sentimentali di quart'ordine. Pickless era ben di pi, aveva
una fibra pi robusta. Le profondit della monella erano ancora
insondate: ci avrebbe scommesso le sue obbligazioni. Pickless teneva
un diario, ma non il solito quadernetto da bambina, con il
lucchettino e la chiavetta: una risma di fogli dentro una scatola
con il coperchio avvitato, che per aprirlo richiedeva due diversi
cacciaviti. La adorava.
Nell'ufficio del tassidermista, Stumpp prese posto nella poltrona
girevole dietro il banco. Perch ha buttato via questo
gorillino?, domand.
Deve avercelo spinto la bambina, disse il tassidermista.
C' ancora un bel po' da lavorarci, disse Stumpp. La bocca
soprattutto. La bocca sembra, non so, un'omelette.
Bisogna fissare dei paletti per quella bambina, disse il tassidermista.
Bisogna che le regole siano chiare. Qualsiasi cosa stia
facendo - e solo Dio lo sa - non coincide in nessun modo con il mio
lavoro. Quello che facciamo non  minimamente complementare.
 una situazione poco chiara. Chi entra qui, ora, resta confuso.
Lei  il migliore in giro, vero?, disse Stumpp. Il migliore nel
suo campo.
Fortunato chi far tanta strada quanta ne ho fatta io.
A proposito, come ha cominciato?, lo interrog cortesemente
Stumpp.
Sono passati vent'anni ormai, disse il tassidermista. Ne
avevo quindici. Ho cominciato con i pipistrelli, i soli mammiferi
volatili. Mi piaceva fare i pipistrelli, e poi sono sempre andato
avanti. Ho fatto tutti gli orsi dell'aeroporto di Kodiak.
Stumpp riflett per un attimo sul suo museo. Era solo una catacomba,
un ossario. Lei  licenziato, disse.
Al tassidermista vennero i capelli dritti. Ho un contratto.
Quel contratto non ha valore, disse Stumpp. Avrebbe dovuto
farlo leggere a un avvocato.
Ho appena comprato una casa qui.
Farebbe meglio a ripensarci. Dopotutto quella casa potrebbe
non essere sua.
Il tassidermista desider tornare indietro di quindici minuti,
a prima che ebbe aperto la sua boccaccia. Il suo lavoro era tutto
ci che sapeva fare. Le pelli vedove. Le teste spolpate. L'insieme
di quelli che furono vivi, la sua clientela. Ma cosa ho detto, capo?,
disse. Non ho detto niente. E comunque lo ritiro. Aveva
preso un ago grosso e se lo stava infilando nel pannicolo adiposo
del pollice. Dalla mano gli pendeva un po' di filo.
Ma su, un po' di dignit, disse Stumpp. Le dar un anno
di salario, ma voglio che se ne vada immediatamente. Si porti
via tutte le sue cose. Indic una tazza del caff nella cui plastica
erano impresse le figure dei familiari del tassidermista: una donna
dal sorriso torvo e due ragazzi che sembravano dei teppistelli.
Non pass nemmeno un'ora che la rimozione del tassidermista
dall'edificio era completata, e quando fu l'ora di chiusura,
Stumpp si era dimenticato dell'esistenza di quell'uomo.
Pickless, disse Stumpp. Stavo pensando di chiudere per un
po' tutta la baracca. Erano seduti nella caffetteria a dividersi un
piccolo biscotto raffermo.
Bene, disse Emily. Affare fatto, allora.
Sono stufo dei commenti del pubblico. Stufo di sentirli dire:
Tanto sarebbero morti comunque. Capisci cosa intendo?.
Lo ripetono in continuazione.
Li fa sentire meglio.
Non c' ragione di farli sentire meglio riguardo a questo
posto.
Nessuna ragione, convenne Stumpp. Quante cose da disfare,
doveva districare il passato, districarlo...
Era meglio non mangiarlo quel biscotto, disse Emily.
Come va il lavoro?.
Pi o meno come previsto. Emily pensava che le servisse una
spedizione conoscitiva. E cos'era se non quella la vita? Una spedizione
conoscitiva?
Tra poco dovr riportarti indietro, sospir lui. Dalla tua
mamma. Che donna stupida, era convinta che la figlia frequentasse
la scuola estiva. Programma impegnativo: natura, computer,
vela. Vela, perch no? Quella donna si sarebbe bevuta tutto.
Il lassismo dei genitori di oggi.
La mia mamma, disse Emily vaga.
Quella mamma era l'unico bastone tra le ruote. Vuoi conoscere
mia madre?, aveva voluto sapere Pickless non pi tardi del
giorno prima. No, per l'amor di Dio!, aveva esclamato Stumpp.
Situazione terribile solo a pensarci. Come spiegarsi? Impossibile.
Non augurava niente di male a quella donna, gli sarebbe bastato
sapere che fosse su un altro pianeta. Spedita nello spazio su una
grande navetta-casino: da bere gratis, cibo gratis, gratis le fiches.
Oppure, se preferiva, una buona clinica da qualche parte. Abiti
bianchi, lenzuola bianche, luce bianca, rumore bianco. Non si
sarebbe badato a spese per la serenit della mamma. Pickless, otto
anni appena, chiaramente una minorenne, ma dal cuore puro,
avrebbe passato indenne anche l'esame pi minuzioso. Mai un
cuore fu pi puro, a battere e ribattere nel petto in attesa di una
cosa finalmente degna di dedizione. Sarebbe stato al settimo cielo,
seduto su una roccia al sole con Pickless. E non mancava poi
molto, anche se stavano appollaiati su sgabelli foderati in pelle di
dik-dik, immersi nella luce alogena.
Ci credi a quella storia dell'arca di No?, volle sapere Emily.
La detesto, disse Stumpp, sorpreso dal suo rancore. Pickless
se la sarebbe cavata da sola. Una leader mondiale, fatti non parole.
Forza di carattere. Carisma. Le persone comuni, cieche, vedevano
in lei solo una mocciosetta. C'era quel libro che gli piaceva
di quell'africano raffinato, van der Post. A proposito di Blady.
Blady, un cavallo da tiro, scovato per caso in un campo da uno
che passava e che, una volta riscattato, diventa campione di ostacoli.
Ce l'ha nel sangue. Istinto, grazia, come la piccola. In pi,
quella propensione a tentare la sorte. Mica un ronzino, Blady,
doveva solo essere visto nella giusta luce.  la sorte che fa andare
avanti il mondo. Il ruolo che assume il caso nella vita non
pu essere sovrastimato, e Pickless aveva il dono del caso. Ora
bisognava rompere gli indugi. Bruciare le tappe. Diventare inconsapevole,
pre-consapevole. Solo cos si realizzavano le grandi
imprese. Tutte nel passato. Stonehenge, le piramidi d'Egitto, gli
ziggurat dei sumeri, i templi di Teotihuacn. Niente stanchezza
n riflessione, niente dubbi. Solo azione azione azione.
Emily era un po' assonnata. Si stava sottoponendo a giornate
intense e caotiche, senza capo n coda.
Lui praticamente aveva per le mani il Dalai Lama, ma non in
senso vago. In Pickless di vago non c'era niente. Nervi d'acciaio.
Quelle bestie mutilate nelle scatole erano solo una fase, l'avrebbe
superata. Ma non c'era tempo per le altre fasi. Il tempo stava scadendo.
Siamo gi tutti morti, in un certo senso. Lo siamo. Non
dovremmo pensare tanto. In teoria, meglio il pensiero dell'incoscienza,
ma comporta i suoi problemi. Quando il pensiero ha
cominciato a presentarsi, i primi pensatori erano convinti di doversi
cavare gli occhi per realizzarlo meglio. Vedi quanta strada
abbiamo fatto, ma ancora di pi ne resta. Rimane qualcosa
di meglio del pensiero. Pickless aveva molto lavoro da fare, poco
ma sicuro. Non deve avvertire limitazioni. Le possibilit sono
illimitate, altrimenti a che scopo le generazioni si susseguono?
Per gli sarebbe piaciuto aver condiviso con lei un po' di passato.
Che lei avesse visto l'Africa. Si ricordava le notti, laggi, tutte
uguali, gli occhi delle creature che corruscavano nella prateria al
di l dell'accampamento, nella prateria al di l...
Non  meraviglioso?, le avrebbe detto...
Emily trattenne uno sbadiglio.
  Capitolo 41.

Corvus era nell'angolo, nel suo sacco a pelo. Tutte e due le ragazze
avevano sacchi a pelo in grado di preservare le funzioni vitali
fino a una temperatura di trenta gradi sotto zero; caratteristica
eccellente, pensava Alice, per quanto superflua in quelle circostanze.
Non costavano molto di pi di quelli che arrivavano solo
fino a meno venti, ma Alice ammirava chi decideva di comprarli.
Quando la sopravvivenza diventava troppo importante, eri condannato.
Se poi cominciavi a sacrificare qualcosa in nome della
sicurezza era la fine, la fine, la fine.
Alice osserv Corvus da vicino. Era passato un po' dall'ultima
volta che aveva detto qualcosa. Aveva i capelli secchi e sparati in
aria in tutte le direzioni.
Credo che dovremmo calarci nell'hic et nunc, disse Alice.
Montare sul furgone e carpe diem. Sherwin le aveva fatto notare
che lei dava al concetto di carpe diem una valenza negativa.
Quell'errore l'aveva elettrizzata ma non per questo aveva ripreso
a vedere il pianista. Non sarebbe nemmeno andata alla festa che
il signor V. aveva organizzato quella sera. Da quel momento in
poi avrebbe abilmente evitato ogni occasione di incrociare i suoi
passi con quelli di Sherwin. Discorresse pure con qualcun'altra
della nerezza del bianco. Chiedesse a un'altra le coccole nella vasca
da bagno. Lei non ci cascava pi. Essere innamorata era stato
interessante - anche se con le dovute precisazioni -, ma non desiderava
che le ricapitasse. Come oggetto d'amore inappropriato,
Sherwin era stato praticamente perfetto, ma era tempo di andare
oltre.
Gli occhi di Corvus erano aperti. Con calma si schiar la voce.
Ero..., cominci.
Alice aspett ansiosa, la incoraggi. Ero... Chiss cosa aveva
voluto dire; se non altro un indizio che Corvus era ancora in grado
di districarsi dall'incoscienza che tanto amava. Era emersa di
poco dal bozzolo del sacco a pelo. In effetti, riflett Alice, quei
cosi avevano un aspetto poco rassicurante.
Ero su un albero, disse Corvus, tra i rami di un albero e
c'era una voce che mi diceva: Ti tengo sulla punta delle dita, ma
se disubbidisci ti lascio cadere..
Caspita, disse Alice. Chi... a chi o cosa dovresti ubbidire?.
Non si capiva bene. Insisteva soprattutto sul fatto che mi teneva
sulla punta delle dita. Si schiar ancora la voce.
Sei sveglia, bene. Sono giorni che dormi. Perch non usciamo,
prendiamo l'Airstream e ce ne andiamo un po' in campeggio?
Potremmo agganciarlo al furgone e fare un bel giro.
C' ancora l'Airstream?.
 parcheggiato nel cortile qui a fianco, disse Alice. Ma era
davvero nel cortile a fianco? Non  che per caso i ragazzacci si
erano stufati di raccogliere la vegetazione spontanea dei nonni
per rifornire il crescente mercato delle urine pulite e avevano deciso
di dedicarsi al pi tradizionale e agevole mestiere di rubare?
 un po' che non vedo la Bolla, disse Corvus. Me n'ero praticamente
dimenticata.
Beh,  proprio qui fuori, disse Alice, in apprensione.
In questi ultimi giorni sono stata ovunque, disse Corvus.
Con i viaggi ho chiuso.
Controllo solo che ci sia ancora, disse Alice. Torno subito.
Il silenzio avvolse di nuovo Corvus nelle sue spire. Aveva sognato
anche un grande ippodromo immerso nella nebbia, con
una torcia che ardeva in cima a un grande pilastro ma senza riuscire
a penetrare la nebbia. Una gran folla invadeva la pista. Una
voce disse laconica: I concorrenti sono partiti. Lei non partecipava
alla corsa. Era da sola e guardava. Innumerevoli milioni,
disse la voce. Lei avvert la nebbia indugiare e dissolversi sul suo
viso. Pianse di nuovo.
Si tir fuori dal sacco a pelo e si alz in piedi, poi procedette
barcollante verso il bagno, in fondo alla piccola anticamera.
Indossava una camicia del padre. Furia la fissava immobile. Negli
ultimi tempi era spaventato a morte da qualsiasi cosa. Chi era
quella tizia? Era troppo in ansia per riuscire ad abbaiare e
comunque perch, perch dare un allarme?
Dietro la sottile parete color acqua sent il nonno di Alice che diceva:
Usato  una parola che non si sente pi. Di una macchina si
dice che  stata preposseduta. Di un libro, preletto. E di un vestito,
come si dice? Preoccupato?. Sulle mensole che la circondavano,
le innocue pomate e pozioni dei vecchi, i colliri e le aspirine e gli
espettoranti, i cotton fioc, il Vicks e la crema per la pelle Pond, le
garze e le scatole di cerotti con sopra le specie in estinzione. La tenda
della doccia, che pendeva davanti alla vasca da un bastone storto
attaccato al muro con una ventosa, mostrava alcune donnone
alla Rubens che ammiccavano verso il water, il cui coperchio era rivestito
da una fodera soffice, del colore di una charlotte alla russa.
Su tutto regnava la tristezza, sulle cose, sulla loro disposizione.
Sulla mensola c'era un pettinino nero, un pettine da vecchi,
pronto all'uso in tutta la sua semplicit, con la forfora rappresa
alla base dei dentelli. Corvus lo fiss per un po'. Poi lo sguardo
le cadde su uno spazzolino per unghie; apr il rubinetto e lo
us per pulire il pettine. Particelle scure caddero sulla superficie
bianca del lavandino, piccole ma non piccolissime. L'universo,
cos dicevano, era cominciato da una particella infinitesimale
che conteneva spazio e tempo. Oppure, secondo l'ultimissima
teoria, da un evento che, privo di qualunque forma, conteneva la
possibilit generativa di spazio e tempo ma non, all'inizio, lo spazio
e il tempo in s. L'eleganza della teoria pi recente consisteva
nell'ammettere che non c'era stato nessun inizio. Tale congettura
fu screditata dai teorici pi ambiziosi.
Le scaglie nere smisero di cadere. Il pettine era diventato un
oggetto piacevole, lucido. Si chiamava Asso. Una particella. Un
atomo. Un niente.
Le sarebbe piaciuto dedicarsi a simili, insensati e preziosi lavoretti,
non avere nulla, impegnarsi in un lavoro senza lustro, senza
scopo, senza contrizione, per anni. Ogni giorno la stessa cosa
anche se mai la stessa, giorno dopo obsoleto giorno, in una vocazione
infinita. Il filo surrettizio delle settimane. Avrebbe lavorato
scollegata. Nessuno si sarebbe ricordato di lei.
Corvus percorse a piedi nudi l'anticamera, passando davanti
alla stanza di Alice e davanti al soggiorno con la faccia del nonno
di Alice immersa nel bagliore cinereo del televisore. Ehil,
disse il nonno. La nonna di Alice preparava spuntini in cucina.
Con chi stai parlando, caro?, disse. Lui non vedeva pi
nessuno. Negli ultimi tempi aveva visto pi fantasmi del solito.
Forse avrebbe dovuto darci un taglio con quegli spuntini di
cracker e cheddar, l'offerta pi audace che ormai potevano permettersi:
tristi mietitori in miniatura, piccole missive blocca-arterie,
dischetti diabolici su un piatto a fiori scheggiato. Per gli
piacevano.
Fuori, la luce del giorno non si era dissolta del tutto, ma nonostante
questo le grandi luci forensi montate sul cemento dei pali
del telefono sfolgoravano. La strada era tappezzata da una fila
ininterrotta di automezzi, anche se non passavano auto. Il furgone
di Corvus era parcheggiato accanto al cordolo, a una cinquantina
di metri. Oltrepass l'Airstream con i suoi piccoli piedi
leggeri. La porta era aperta e intravide Alice, all'interno, che si
muoveva di qua e di l. Sembrava tutto a soqquadro l dentro,
tutto capovolto e sparpagliato. Alice si chin a raccogliere una
ciotola.
Corvus cammin sul marciapiede a passi lievi. Era liscio e largo,
su ogni riquadro erano incisi suggerimenti volgari in spagnolo
e in inglese, in uno stampatello indecifrabile ma curato,
come se fossero stati copiati da qualche guida di un luogo sacro
anzich essere una cabala sensazionale e sporca di merda. Arriv
al furgone. Qualcuno aveva strusciato la portiera, che non
si apriva; and ad aprire quella dal lato del passeggero ed entr
scivolando sul sedile. Usc dal parcheggio scalando le marce lentamente,
senza pensare a nulla, diretta a Green Palms.
L'infermiera Daisy era fuori a fumarsi una sigaretta e a rinfrescarsi
la fronte con una salviettina umida.
Catacresi  la parola di oggi, disse a Corvus a mo' di saluto.
Era anche quella di ieri e molto probabilmente sar quella di
domani. Andrebbe impressa sulla facciata di questo posto.
Catacretico. Catacretistico. Catacretisticamente. Solo a sentirla viene
voglia di fuggire via. Ha un certo crepitio, una flemma signorile.
La radice significa contro ci che  necessario'. Per, prova
a usarla in una frase. Non puoi. Fa resistenza in un pensiero articolato.
L'infermiera Cormac  scappata con il disinfestatore.
Quei disinfestatori fanno abboccare un sacco di gente, e lei ci 
cascata in pieno.
Aspir la sigaretta fino al filtro e la mise in un'urna piena di
sabbia dove ce n'erano gi un centinaio buono. Ogni tanto mi
viene voglia di darle una pulita, di rastrellare la sabbia con una
forchetta, tracciando lievi motivi alati come fanno gli gnostici.
Ovviamente non lo far mai, perch mi piace anche cos. Non fare
qualcosa equivale a non farne un'altra. Questo chi l'ha detto:
Ama, poi fa' quel che vuoi?.
Corvus si schiar la voce ma non rispose. Corvus, a piedi nudi,
con la camicia del padre e i capelli sporchi.
Abbiamo un vicino nuovo nel mio quartiere. L'infermiera
Daisy estrasse una nuova salviettina dal contenitore e si strofin
le tempie.  un contenitore per animali domestici abbandonati.
Chi non vuole pi un cane o un gatto pu lasciarlo in appositi
contenitori. Un po' come gli scivoli per la posta, ma questi accettano
animali fino a una ventina di chili, o poco pi. Cadono
dolcemente fino a una camera di cemento che viene controllata
e svuotata una volta al giorno. Li tengono quattro giorni al ricovero,
dove gli viene offerta l'opportunit di una vita nuova sotto
forma di visitatori sconosciuti, anche se come ben sai di sconosciuti
non ce n' mai abbastanza. Il quinto giorno, sul presto, prima
che spunti il sole, prima che la scodella debba essere riempita
di nuovo d'acqua, ecco il Pentotal sodico, veloce veloce veloce.
Un'alternativa umana. L fuori ci sono le malattie, i vermi, la cecit,
la rogna, la febbre virale emorragica. Tutto  abbandono e
crudelt gratuita. Esistono veleni pensati per fare effetto sull'organismo
dopo giorni. Come definiresti, chiese l'infermiera Daisy,
la parola umano?.
Due spettri uscirono lentamente sul balcone sopra di loro, rimasero
l a ciondolare e a grattarsi le braccia. Corvus sentiva il
raschio della loro pelle secca.
Lo so come sei arrivata fin qui, disse l'infermiera Daisy. Hai
capito cosa sarebbe meglio non fare per te e ti sei impegnata a farlo.
In barba a tutti i consigli, ma non a tutte le probabilit. Le probabilit
sono sempre state favorevoli. Ma servire non  amare, sai.
Se anche ti metti a lavare i piedi ai vecchi da oggi fino al Giorno
del giudizio, quel piccolo seme nero del dubbio non sparir, quel
seme di consapevolezza che non  l'amore.
Gli spettri abbassarono gli occhi immensi su di loro. Si grattarono
di nuovo.
Non penserai, spero, di essere un'eletta, disse l'infermiera
Daisy.
Corvus rimase in silenzio.
Preferisco dire cinque parole intelligibili per istruire anche
gli altri che dirne diecimila in altra lingua, come dice il Libro.
Tu per non capisci niente e hai deciso di startene muta. Quanto
vuoi andare avanti cos, per sempre?. Rivolse a Corvus uno
sguardo dal profondo della sua faccia scombinata. Quanto parla
l'infermiera Cormac! Ancora mi fischiano le orecchie per le
sue ciance. Si tocc le minuscole orecchie che parevano esserle
state innestate nel corso di qualche remoto intervento d'urgenza,
ricevute da un donatore inadeguato. In volo verso il Kansas, ecco
dov', con il suo disinfestatore. In quelle pianure apparentemente
sterminate dove lui ha trascorso parte dell'infanzia, tra i
ratti nei silos che aspettavano con ansia il loro padrone e quella
sua particolare etichetta che metteva in atto con loro.
Uno degli spettri si grattava il braccio bianco con un cartoncino:
una tecnica efficace che produceva un suono diverso dalle
unghie irregolari dell'altro. Ad un certo punto il cartoncino gli
sfugg di mano e cadde, con la traiettoria di un dardo, ai piedi
di Corvus. Un biglietto di buon compleanno con dei palloncini
disegnati sopra, pieno di ditate e mezzo accartocciato. Dentro,
qualcuno aveva scritto: Da tutti noi. Lo spettro si sporse dalla
ringhiera del balcone gesticolando come un matto, poi scoppi
a piangere. Anche l'altro cominci a singhiozzare. Ehi!, url
l'infermiera Daisy. Si zittirono entrambi e guardarono Corvus,
4 occhi risentiti.
Non possono vederti, ovviamente, disse l'infermiera. Quasi
tutti qui dentro hanno l'acqua scura negli occhi, il glaucoma. Fanno
finta di vederti. Questo posto assomiglia molto alla vita, solo
che qui non c' vita ed  per questo che tu sei tornata. Perch avevi
intenzione di abbandonarci, non  vero? Ci sei andata vicino, ma
poi - vediamo se indovino - hai visto qualche porcheria che l'importuno
tesoro dell'essere custodiva al suo interno, qualche porcheria
che si  fatta radiosa sotto il lume dei tuoi occhi. E cos sei
tornata per aspettare senza aspettare, come si aspettano i morti.
Non sei una di quelle ragazze che vedono ovunque segni e prodigi;
non avrai mai niente da insegnare, farai il tuo dovere in silenzio,
anche a te verr l'acqua scura, lavorerai nell'ombra, ti seppelliranno
fuori di qui, come una vecchia mendicante respinta.
Il biglietto fece un sorriso luminoso a Corvus, il suo piccolo
retro scricchiol. Da tutti noi!
Quella tua amica, quella ragazza strana, prosegu l'infermiera
Daisy, sa della tua decisione? Che amica strana che hai.
Se ne fosse stata capace, ti avrebbe dissuasa, ma non  stata abbastanza
brava. La solitudine non  un rifugio per i ribelli. Lei
non comincerebbe mai la sua ricerca qui. E se non siamo quello
che diventeremo, allora cosa siamo?.
Corvus era immobile. Le piccole falene notturne si dilettavano
a girarle attorno.
Meglio essere muti, disse l'infermiera, che pronunciare
parole che provengono da un cuore dove tutto  buio e inquietudine.
Sono d'accordo con te. Credo che dovremmo rientrare
ora. Sei pronta a tornare nella nostra piccola comunit-ossario,
non come docente o guida, ma come membro vivente? Prometti
solennemente di mantenere il tuo spirito tra chi ne  privo? Ti
impegni a riflettere senza sosta sull'inutilit delle premure, sull'inutilit
dell'amore, sovrana realt in favore della quale abbandonerai
ogni altra?. Si ferm e parve volersi avventare su
Corvus, ma era semplicemente scivolata sul tacco di una delle sue
delicate scarpe, nessun danno.
Non sono contenta che sei tornata, riprese l'infermiera Daisy.
Se fossi una che si augura le cose, mi sarei augurata qualcos'altro,
per il tuo bene. Ma sono anni e anni che non mi auguro
pi niente.
attenzione:
APERTURA PORTE VERSO L'ESTERNO
Passarono davanti ai disegni dei bambini attaccati al muro. Maiali,
mucche, orsi. Lupi e farfalle. Uccelli, tantissimi uccelli.
Magra consolazione, la credulit dei bambini, osserv l'infermiera
Daisy.  assolutamente cinica, questa continua propaganda
della natura. Non c' pi, l fuori! Nemmeno i vecchi
trovano pi niente di familiare in questa simbologia vuota, in
questa riproduzione incosciente.
Guard Corvus. Scommetto che da bambina tu coloravi senza
uscire dalle linee. E cosa ci hai guadagnato?.
Una stanza era stata appena liberata. Un'aiuto-infermiera era
ancora intenta a lavare la fodera di plastica del materasso; fiori
che avevano conservato la loro freschezza erano stati gettati in
una scatola di cartone insieme a guanti di gomma e al menu della
settimana. Voglio andare a cassssssssa, scimmiott piano l'infermiera
Daisy. Trentuno mesi, ogni minuto da sveglio, mai che
avesse detto un'altra stramaledetta frase.
La luminosit fluorescente divorava la stanza. L'aiuto-infermiera
sfreg il materasso con una spugna color lavanda. Nella
scatola c'erano anche una pantofola lanuginosa e un rotolo di
monetine, non completamente pieno, trenta centesimi in tutto,
forse. Corvus osserv la scena da non troppo lontano, facendo
scorrere l'occhio da corvo.
L'infermiera raccatt il rotolo di monete e lo fece cadere nella
tasca del camice, che splendeva di una luce opaca, come se fosse
incerato. I centesimi valgono meno di quanto costa, farli, ma
l'inutile ha sulla societ l'effetto di un vincolo ponderante. Se
mai ho un debole, direi che  proprio per le cose inutili.
L'aiuto-infermiera mise lenzuola nuove al letto e con il piede
spinse la scatola in corridoio. In quel silenzio, il respiro
dell'infermiera Daisy sembrava un leggero sibilo.
Ogni stanza, un palinsesto,
disse. Sento il dovere di dirtelo, non  detto che questo
posto resti sempre qui per te. Stanno facendo delle indagini. Non
solo per la carne di cane o il triplo assaggio di tostadas, ma pi
in generale. Documenti non in ordine, culi non puliti a dovere.
Sono state avvistate code di ratto nei posti pi impensabili.
Ecco il motivo del fortunoso avvento del disinfestatore. Quanto
ai dottori, sono talmente incompetenti che sfiorano il ridicolo.
Anzi, non sono nemmeno dottori, e nemmeno veterinari; sono
manovali, giardinieri. Una volta, nelle poesie serie, la morte veniva
raffigurata spesso come un giardiniere. Uno dei problemi di
quest'epoca tecnologica  che non ci  pi possibile immaginare
la morte come un giardiniere, o in qualsiasi altro modo. Una linea
orizzontale su un monitor, ecco il massimo a cui possiamo
arrivare....
Si ferm e Corvus sent di nuovo il raschiante intoppo nel suo
respiro. Si pul la bocca con il dorso della mano. L'orrore dell'orificio,
la sua insensata ingordigia, le apparvero evidenti, i suoi ardenti
inganni, le sue ambizioni.
Questo per te diventer un luogo di culto, disse con determinazione
l'infermiera Daisy.
Corvus si guard dentro. Non aveva intenzione di pregare.
Ma qui avrebbe affinato la sua predisposizione al dolore, ne
avrebbe fatto un'abilit, un'impresa che nessun altro avrebbe riconosciuto
o ammirato, prima tra tutti lei stessa.
Sei convinta di aver trovato un santuario qui, ma tutto  pi
prossimo alla condanna di quanto immagini, ogni cosa, baracca
e burattini. Verr trasformato in un altro stabilimento termale
del deserto. Massaggi esfolianti con il guanto di loofah, ceretta a
prova di bikini, bagni energizzanti. Il pi svelto eserciter il suo
privilegio, dar sfogo alle sue legittime volont. Il nuovo consiglio
d'amministrazione vedr di pessimo occhio il tuo ruolo.
Verrai esiliata un'altra volta, ma non ti sar concesso di andartene
tranquillamente in giro come la tua strana amica. Certo, lei 
destinata a vagare, non ha altra scelta. A poco a poco vi separerete,
voi due, o forse vi avvicinerete sempre di pi. Due met dellostesso guscio spezzato. Non ci sono uccelli all'inferno,  una
delle sue caratteristiche pi allarmanti. Credi a ci che ti dico?.
Fiss Corvus. La sua faccia asimmetrica si assottigli e si
indur.
Hai qualcosa del legno secco, dell'albero sterile, buono soltanto
per essere sradicato e gettato nel fuoco. Si lisci l'uniforme
bianca gesso, che preferiva a una tenuta pi informale. Ti darei
il bacio della buonanotte, ma non ho intenzione di spaventarti.
Lei non mi spaventa affatto, disse Corvus.

 Capitolo 42.

Sherwin era un grande osservatore alle feste. Grazie al fatto che
non beveva, aveva un vantaggio in pi, anche se i rumori cominciavano
a infastidirlo. Anzi avevano cominciato a farlo stare male,
i rumori tipici delle feste, gli strepiti e le urla da manicomio, le
facce degli invitati che si aprono e si svuotano, madide d'eccitazione.
Sherwin stava diventando un po' schizzinoso al riguardo,
e le sue performance al pianoforte ne risentivano. Avrebbe dovuto
fare qualcos'altro. Trasferirsi in una metropoli, oppure farsi
un altro lifting.
Pass da I Get a Kick Out of You alla sonata in mi bemolle
maggiore di Haydn, che suon malamente. Il popolino  minaccioso,
disse uno. Anche se pare che si vada tutti d'amore
e d'accordo in fila al Dairy Queen. Sherwin continu a crocefiggere
con grazia Haydn. Voglio dire, cosa dovrei comprare a
tua madre dopo tutti questi anni? Le ho preso due coniglietti di
letame. Statuette di artigianato Amish, cento per cento di puro
letame igienizzato e deodorato. Potr metterle in giardino.
Sherwin rovesci indietro la testa ed esager con i virtuosismi.
Mia moglie telefoner a Victoria per dirle che mi sta lasciando
andare. E Victoria che ha insistito perch mia moglie la chiamasse.
Vuole fare tutto alla luce del sole,  una cannonata quella
ragazza. Sherwin cominci a suonare Haydn per bene, perch
se voleva ne era capace. Cosa  successo ai mobili? Non fanno
pi i mobili, gli Amish?. Una donna si avvicin al piano. Aveva
labbra screpolate sotto un rossetto vivace. Sul collo un piccolo
neo nero.
Che neo attraente, disse Sherwin.
Lei dice?. Mordicchi il bordo del flute di champagne.
 vero?.
Vero?. Sembr sinceramente sorpresa dalla domanda, poi
diede fondo al flute. Con chi parla dei suoi problemi lei?, gli
chiese.  solo una curiosit. Non che voglia sentirli, ma mi piacerebbe
saperlo. Io ho provato a raccontare i miei alla mia cagnetta,
e mi ha ringhiato contro. Mi sono stesa al suo fianco, e
le ho messo le braccia attorno al collo, poi me la sono stretta addosso
e ho pianto nel suo pelo raccontandole i miei problemi, e
lei ha continuato a ringhiarmi.
Che cagna, disse Sherwin, piluccando Haydn. Inclin la testa
come un passerotto indifeso. Si rese conto che stava esagerando.
Prima o poi una di queste tipe l'avrebbe preso a calci in culo.
Al diavolo tutto quanto, disse la donna. Nessuno vuole
ascoltare i tuoi problemi, neanche un cavolo di cane preso al canile,
che dovrebbe ringraziare il padrone per ogni respiro che gli
 stato concesso.
Dovremmo provare tutti riconoscenza, disse Sherwin con il
tono pi untuoso di cui era capace. Siamo al mondo per lodare
Dio, per innalzare il nostro piccolo canto di lode.
La donna lo consider con pi attenzione. Le sue mani ebbero
un tremito. Era molto, molto ubriaca. In questa stanza conosco
tutti, disse. E sa cosa vedo quando li guardo? Non vedo nessuno
che conosco.
Ad ogni modo, che problemi ha, cara?, domand Sherwin.
Sono una sopravvissuta, disse lei. E cos che vengo liquidata,
una sopravvissuta. Dicono: Quell'Adrianna  una
sopravvissuta, ma non lo dicono in un bel modo.  farcito di connotazioni
negative il modo in cui lo dicono.
Ne ha passate tante, vero, cara?. Sherwin aveva smesso di
suonare, senza che se ne fosse reso conto.
Oh, vaffanculo, disse la donna. Attravers la stanza barcollando
sui suoi tacchi a spillo devastati.
Non era un neo vero, figuriamoci se lo era, pens Sherwin. La
sua capacit di relazionarsi con gli altri, gi limitata, diminuiva
a vista d'occhio. Forse avrebbe dovuto farsi tirare le palpebre,
o tornare a scuola, abitare in citt e studiare filosofia. Rileggere
Schopenhauer. Amava Schopenhauer. Lui s che sapeva relazionarsi
con gli altri. Non era forse vero che tutti i giorni, a ora
di pranzo, una piccola folla si radunava fuori dal suo hotel preferito
per guardarlo mangiare? Per lui quelle persone non erano
nulla, tutto era nulla, ma loro andavano pazzi per lui, anche le
donne, che cercavano sempre di abbordarlo, volevano farsi vedere
con lui, e cercavano di ingraziarsi il suo barboncino bianco;
aveva sempre un barboncino bianco, una successione di barboncini
bianchi. I bambini del quartiere chiamavano il barboncino
il piccolo Schopenhauer; l'avevano capito loro, mentre tutti gli
altri lo adoravano, ma non tanto l'uomo condiscendente, egoista
e freddo che era Schopenhauer, quanto il suo pensiero. Quel
suo la via di fuga non passa per la morte era il pi delizioso
dei consigli. Sfuggire al trambusto, alla pena, alla lotta e alla
confusione che comporta il tentativo di vivere pienamente, e
con interesse, o di vivere e basta, sfuggire a tutto tramite l'autodistruzione,
ma senza varcare i cancelli della morte...
Mi suonerebbe Ghost Riders in th Sky? Conosce Ghost Riders
in th Sky?. Un giovane con al collo un pendente nuziale
Navajo grosso come una palla da softball lo guardava con timida
apprensione. Indossava morbidi pantaloni pieghettati e una
maglietta aderente.
Vuole sentire Ghost Riders in th Sky?.
No, era tanto per chiedere, disse il giovane.
Mi piace Ghost Riders in th Sky, disse Sherwin. 
interminabile.
Un amico del giovane gli si materializz accanto. E allora
perch diavolo non lo suoni?, disse. Potevano essere gemelli,
quei due, ma quest'ultimo era pi ispido, pi rozzo. Carino, pens
Sherwin.
Stavo per fare una pausa, disse Sherwin.  il momento per
una pausa. Preferisco non suonare se non riesco a metterci l'anima.
Dovresti procurarti una nuova personalit, disse il rozzo.
La tua mostra segni di cedimento. Stava fissando lo smoking
di Sherwin che, effettivamente, era un po' malconcio. Sherwin
ne aveva quattro, tutti a malapena presentabili.
Mica  cos facile, tesoro, disse lo zerbinotto. Tu ci sai fare,
ma molti non saprebbero neppure da che parte cominciare a
procurarsi una personalit nuova. Mise la mano sul braccio del
suo amante.
Sherwin avvertiva una grande ostilit nei suoi confronti quella
sera. Forse il suo vero io, di solito nascosto con tanta cura, si era
fatto visibile e invece di essere qualcosa di eccezionale assomigliava
a un sassolino picchiettato che continuava a ficcarsi tra i
piedi solo per essere preso a calci. Di solito la gente lo lasciava in
pace. O lo evitava. Ma quella sera evidentemente aveva un problema.
Il suo amico Jasper, che aveva un problema serio di lesioni
cerebrali e che, praticamente, era in fin di vita, gli aveva detto:
Senti, Win, quando hai un problema, non pensarlo come tale.
Pensalo come un mistero, cos non sar pi un problema, ma un
incantevole mistero.
Qualche invitato nei dintorni stava dicendo: Se raccogliamo
abbastanza gente in quel lotto, saremo abbastanza per un campo
da golf.
Il rozzo tesoruccio stava rivolgendo a Sherwin un largo sorriso
assassino. Il suo incisivo sinistro era stato notevolmente affilato.
A Sherwin mancava la sensazione di essere innamorato, il
pericolo e la stupidit conseguenti. Usc e si accese una sigaretta.
Il mio io, pens, un sassolino picchiettato. Non c'erano pietre
urlanti da qualche parte? Forse in qualche terra celtica. Urlavano
quando stava per succedere qualcosa di brutto, una catastrofe
evitabile, incombente.
La donna con i tacchi devastati e il neo adesivo giaceva su una
chaise longue con gli occhi chiusi e le mani raccolte sulla pancia.
C'era gente capace di svenire in quel modo e che sapeva farlo in
modo elegante.
Sherwin fece due passi, fumando. La festa aveva raggiunto
quel cicaleccio funebre, quel trillo insensato che conosceva cos
bene e detestava. Vide, dove il vialetto d'accesso curvava, una cosa
che aveva tutto l'aspetto di un avvoltoio, e gli gett la sigaretta.
Quello a fatica si allontan. Un avvoltoio, e per giunta con qualcosa
che non andava. Si pent di avergli tirato la sigaretta. Un atto
poco gentile. Ne accese un'altra e si appoggi a una Mercedes rossa
decappottabile con un adesivo attaccato al paraurti che dichiarava:
IL MIO AMICO  STATO UCCISO DA UN GUIDATORE UBRIACO.
Chi possedeva una macchina del genere doveva assumere sempre
un'espressione contrita quando la guidava. Probabilmente aveva
anche un'altra macchina, che usava quando voleva rilassarsi. Apparteneva
forse alla donna che era svenuta, la sopravvissuta con i
problemi che nemmeno il suo cane voleva ascoltare? Schopenhauer
glieli raccontava ai barboncini i suoi problemi? Forse  per questo
che ne aveva avuti cos tanti. Solo per darti un'idea... La vita
dell'uomo  priva di scopo, ma anche se ce l'avesse, uno scopo,
questo non sarebbe mai raggiungibile. Che te ne pare?
Quello era il problema, il dilemma, che Jasper stava cercando
di trasformare in uno dei misteri incantevoli di Green Palms.
Aveva detto a Sherwin di essersi impegnato ad affrontare consapevolmente
la propria morte; era sicuro di poterci riuscire. Devi
imboccare la via di un pensiero inconsueto, diceva Jasper. Se veramente
vuoi imboccare questa via, allora... Cosa?, aveva chiesto
Sherwin. Cosa? Pu succedere di tutto, aveva detto Jasper.
Tutto qui?, aveva detto Sherwin. Non farmi ridere. Prendi quella
via, ed  tutto qui? Jasper non era mai stato socievole n fiducioso,
e in quel momento lo era; un tempismo disastroso. La sua
pelle era giallastra, i piedi gonfi e grigi, le unghie lunghe e ispessite
curvate all'ingi come artigli di uccello. I suoi piedi non tolleravano
la minima pressione, nemmeno quella di un lenzuolo;
la corrente d'aria smossa da una porta che si chiude, una brezza,
erano torture insopportabili. A volte si perdevano entrambi nella
contemplazione dei piedi di Jasper. Individuavano crepe che mostravano
il bagliore di un liquido oppure vedevano comparire un
livido, un'areola nera. I piedi sembravano reclamare il possesso
di una vita indipendente da Jasper, che forse, e senza tutti i torti,
immaginavano li avrebbe presto abbandonati.
Io sar il primo a morire consapevolmente, gli aveva assicurato
Jasper. Ci hanno provato altri e hanno fallito, ma io non fallir.
Mi sa che bisogna cominciare a esercitarsi da piccoli per
arrivare pronti a questo momento, aveva detto Sherwin. Prima
che mi ricoverassero, qui all'ospedale c'era un bambino, aveva
detto Jasper. Non ci siamo mai incontrati, lui era in pediatria e
al reparto pediatria non mi lasciavano nemmeno accostare. Comunque,
quel bambino aveva sette anni e stava morendo, e il
suo desiderio, il suo unico desiderio, era di entrare nel libro dei
guinness dei primati. Io credevo che non esistesse pi quel libro,
aveva detto Sherwin. Il record che voleva raggiungere era quello
di avere la pi grande collezione di biglietti da visita di persone
di tutto il mondo. In ogni angolo dell'ospedale avevano piazzato
delle scatole dove la gente potesse infilarci il suo biglietto da visita,
per aiutare quel bambino sognatore a raggiungere il suo obiettivo.
Io invece volevo andare da lui e dargli una scossa, capisci?
Quel bambino mi faceva arrabbiare in un modo... e quelli che lo
incoraggiavano in quel... in quel progetto, mi facevano arrabbiare
ancora di pi. Avrebbero dovuto aiutarlo a morire consapevolmente.
Un po' dura per un bambino cos piccolo, aveva osservato
Sherwin. S, per dargli il beneficio del dubbio, sette anni  un'et
strana, aveva detto Jasper. In ogni caso, io volevo solo dargli una
scossa; e questo non mi faceva stare per niente meglio, sai. Morire
 un lavoro come un altro, farlo bene  importante. Devi purificarti.
Attenerti a un programma. Se hai un programma non 
poi cos male. Nel programma di Jasper c'era una gita sulla costa.
Voleva versarsi l'acqua di mare sulla testa, perch gli appiattisse
i capelli, gli rinfrescasse il cuoio capelluto. Voleva provare
quella sensazione. Dovevano lasciarlo andare sulla costa, andata
e ritorno, era fattibile in una giornata.  pieno di gente che muore,
capisci, qui dove sono io, aveva detto Jasper, e nessuno morir
in piena coscienza perch sono troppo vecchi, non ne hanno la
forza. Ma io s perch sono giovane, Win, io sono giovane.
Cos mi fai piangere, baby, aveva detto Sherwin. Ma in realt
non gli veniva da piangere. E nemmeno sapeva perch fosse andato
a trovare Jasper. Erano stati bene insieme un tempo.
Se ci fossi tu al mio posto, non credo che starei qui con te, aveva
detto Jasper. Sei stato cos gentile a venire a trovarmi, davvero.
Non staresti qui con me?, gli aveva chiesto Sherwin mostrandosi
angosciato.
Non credo. Probabilmente no, aveva detto Jasper. Non mi
piacciono i malati.
Jasper appariva e svaniva. Cercava di resistere. Era convinto
di fare qualcosa mai fatto prima.
Voglio farlo come si deve, Win. Le persone, qui, vedono con la
memoria. Cos non va, Win.
Credevo che uno dovesse crearsi dei bei ricordi, aveva detto
Sherwin. Credevo che stesse tutto l.
Ho chiesto a mia zia di far scrivere sulla lapide la mia et in
anni, mesi e giorni. Pensi che lo far?
Non mi intendo di zie.
Oggi non si usa pi tanto, mettere i mesi e i giorni. Jasper
aveva sbattuto ripetutamente le palpebre. Adesso cambiamo argomento.
Te lo annuncio perch tu sappia che lo faccio deliberatamente,
non per colpa di qualche bizzarra convulsione mentale.
Lo faccio consapevolmente. La voce non mi esce bene, credo.
Devo concentrarmi. Forse  meglio se vai via.
Sherwin, sgradito anche accanto al letto di morte: era stato
umiliante. Sherwin aveva cominciato a compatirsi. No, baby, resto
qui con te.
Jasper sembr turbato, come se Sherwin stesse insistendo per
andare insieme a una festa, dove la gente li avrebbe scambiati per
una coppia.
Sherwin aveva riso. So a cosa stai pensando, baby.
Jasper aveva sollevato la mano e l'aveva agitata bruscamente
vicino alla testa. Non  possibile, aveva detto.
Sono disgustoso, vero?, aveva detto Sherwin, per siamo stati
bene insieme, no?
Non ho nessuna intenzione di guardarmi alle spalle qui. Non
voglio guardare indietro. D'ora in poi si va solo avanti. E ci vado
da solo. Sono stato chiaro? Mi senti bene? Non ti voglio. Non
ti ho mai voluto.
Tu stai bene e sei lucido, baby, aveva detto Sherwin. Non ho
mai pensato che fossimo pi che amici.
Vorresti essere al posto mio, ma non puoi.
 proprio questo che vorrei, aveva detto Sherwin, essere al tuo
posto.
Prima o poi morirai anche tu, aveva detto Jasper. Fottiti la tua
di morte, gi le mani dalla mia.
Un po' di saliva gli era schizzata dagli angoli della bocca. Aveva
frugato nella tasca dell'accappatoio in cerca di un fazzoletto
di carta e si era asciugato. La medicina, aveva detto.
Prima di Green Palms, all'ospedale dov'era stato Jasper, i dottori
gli avevano aperto la testa, avevano guardato dentro, avevano
deposto i bisturi e l'avevano richiusa. Abbiamo dovuto
deporre i bisturi, figliolo. Per un po' di tempo Jasper aveva trovato
intrigante questa affermazione. Vi sentiva una certa deferenza
verso il mistero, il bel mistero in attesa oltre il semplice
problema.
Sherwin fumava e pensava a Jasper, che probabilmente era morto
ormai, e a sua zia, gi a Alessandria, che pensava: Ma io i
mesi e i giorni non ce li voglio mettere. Quel ragazzo a volte aveva
di quelle pose.... Per quel che ne sapeva Sherwin, la zietta
poteva essere un prodotto delle lesioni di Jasper. Il fatto era che
Sherwin non riusciva a parlare nemmeno con un moribondo senza
prendersi insulti. Essere trattato con insolenza da chi muore
non era una cosa virtualmente impossibile? E Jasper era un giovane
insicuro, immaturo, ancora alle prese con le sue fragilit e
le sue insofferenze. Non si erano mai conosciuti veramente. Jasper
non sapeva nulla dei tentativi di suicidio di Sherwin, cosa,
del resto, nota a pochi. Nemmeno Sherwin avrebbe saputo dire
quanti potessero essere considerati intenzionali. Certe volte
ne contava sei, altre otto, dipendeva da quale criterio adottava.
Per esempio, il fatto che si fosse dato a mille uomini contava per
uno? Di solito non lo prendeva in considerazione. Una volta si
era buttato da una rampa di scale; si era tagliato (tentativo imbarazzante,
quello, perch erano chiaramente dei tagli di chi si finge
malato); aveva sfasciato alcune macchine (ormai non guidava
pi, quel sistema non era affidabile); aveva cominciato a preparare
l'occorrente per impiccarsi ma ci aveva ripensato subito. Il
tentativo pi serio era stato con il Seconal, in un hotel elegante:
servizio in camera, masturbazione davanti alla tv via cavo,
poi addio, sull'enorme letto con vista sui monti Catalinas. Ma i
vicini (una coppia che festeggiava il trentesimo anniversario di
matrimonio) erano stati talmente disturbati dai suoi conati di
vomito che avevano chiamato la reception, e il tentativo era stato
mandato a monte da un concierge incazzato. Non gli sarebbe
pi stato concesso di gingillarsi con i suoi giochetti parasuicidi
in quel posto. Spesso la realizzazione dei propri desideri pi ardenti
pu fallire per la scelta del metodo. Al suo corpo era inutile
chiedere collaborazione. Era come se gli dicesse: Aspetta un attimo,
non abbiamo mica finito, noi due. Quando sar il momento
te lo dir io. Non t'immagini nemmeno cos'ho in serbo per te,
dilettante, impostore che non sei altro.
Sherwin non pensava pi in modo responsabile, diretto, ai suoi
stratagemmi di suicidio. Agognava un pubblico, un pubblico di
una sola persona, cio Alice. Perch aveva scelto Alice, non lo sapeva.
Era un po' arrabbiato con lei perch aveva perso interesse
per lui, ma non era un motivo sufficiente a fornirgli l'impulso di
un altro tentativo di suicidio. I suoi tentativi non erano escogitati
per reazione a qualcosa, non ci aveva mai provato in risposta
a un determinato evento scoraggiante. Non voleva che ci fossero
connessioni tra gli eventi della sua vita scialba e l'atto del suicidio,
se mai ci fosse stato. Voleva rendere pi profondo il solco tra
quello che era e quello che faceva. E ancora, pensava che probabilmente
ci era nato, suicida, che era nato con quel piccolo gene
del nulla, con la predilezione per il nulla. Di certo non era l'unico
ad averlo,  solo che Sherwin e quelli come lui, quelli della
sua genia, come gli piaceva pensare, lo nutrivano e lo apprezzavano
e anzi non sarebbero stati in grado di vivere senza coltivarlo
e coccolarlo. Il pensiero del suicidio era la sua passione,
il suo cucciolo, la cosa che poteva condividere solo con il proprio
cuore denutrito. Il piccolo gene del nulla, in quasi tutti gli
altri finiva atrofizzato. O magari soffocato dall'abitudine a vivere,
agli interessi personali. Sherwin, invece, il suo lo manteneva
operativo.
Desiderava coinvolgere Alice. Non che dovesse farlo anche lei
- lui non era il tipo che cercava compagnia -, ma se solo si fosse
lasciata coinvolgere in una conversazione sull'argomento... Del
resto, c'era forse qualcosa di pi noioso della gente che parla?
No, non c'era.
Si avvi verso casa, entr in cucina e in rapida successione
mangi una gran quantit di tartine farcite con condimenti minuti,
colorati, assurdamente combinati e chic.
Un addetto al catering gli diede uno schiaffetto sulla mano.
Ehi amico, vacci piano. C'ho messo mezz'ora per comporre
quel vassoio. Mangiati gli anacardi o qualcos'altro.
Ma cosa si festeggia poi oggi?, chiese Sherwin, contrariato.
Perch, bisogna per forza festeggiare qualcosa?  semplicemente
un party. Tolse il vassoio dalla portata di Sherwin. Non
hai nient'altro da fare?.
Sherwin intravide la figlia del padrone di casa in un angolo
che flirtava circospetta con uno dei camerieri, un ragazzo con i
capelli legati in una lunga coda.
Ehil... Annabel, disse, ricordandosi il nome.
Lei spalanc gli occhi. Quel pianista aveva un aspetto cos
morboso. Era davvero la persona pi strana che avesse mai visto:
la pelle butterata, i capelli troppo neri, le pallide mani che parevano
due protesi e che, quando non suonava, pendevano inerti.
Era davvero goffo, inquietante. Jonathan e io parlavamo dei
giochi di parole, disse. Ci chiedevamo se fare giochi di parole
sia una cosa borghese o no.
Borghese, decret Sherwin.
Ogni cosa probabilmente pu essere classificata borghese o
non borghese, disse Annabel. Forse  una perdita di tempo, ma
 piuttosto divertente, oltre che utile per aiutarti a organizzare il
tempo e magari a fartene risparmiare, alla fine.
In cosa credi tu: nella risurrezione o nella reincarnazione?,
le chiese Sherwin. Su, svelta, in cosa credi?.
Annabel parve spaventata, ma il ragazzo con la coda di cavallo
guard Sherwin e disse piano: Risurrezione. Lei lo ringrazi
con lo sguardo.
Ma ci sono regole, e le regole dicono che uno deve avere tutte
le proprie parti, continu Jonathan. Niente organi artificiali,
trapianti, placche, impianti, sangue altrui nelle vene al momento
della morte. Io intendo attenermi alle regole. Se non le rispetti,
onestamente non saprei dirti cosa potrebbe succedere, malgrado
ci che pensi tu. Rivolse un'occhiata superba a Sherwin, come
per dire: Sei fottuto, caro mio....
Sherwin percep che si stava prendendo gioco di lui.
A me piacerebbe tornare al mondo come..., prese la parola
Annabel.
Questa si chiama trasmigrazione, disse Jonathan, non reincarnazione.
Oh..., disse lei.
Ma sono robe da vud tutte e due, disse il ragazzo. La risurrezione
 la risposta.
Borghese, opin Sherwin.
Devo servire queste sfoglie al salmone, Jonathan disse a
Annabel.
Dunque, disse Sherwin dopo che quello si fu allontanato,
dov' la tua amica, stasera? Alice, intendo.
E con Corvus o cerca il suo... boh, il solito.
Speravo di vederla qui, stasera.
Quanti anni hai?, gli chiese Annabel.
Sherwin per un attimo non ricord cosa avesse detto a Alice.
Di solito alle donne diceva di avere ventotto anni. Con gli uomini
non funzionava. Ventotto, disse.
No, dico veramente.
Mi stai offendendo, disse Sherwin. Nell'altra stanza, qualcun
altro stava suonando il piano. Poteva anche fare a meno di
venire a quella festa. Era una serata strana, di quelle in cui non
facevano che insinuarsi i pensieri sull'incommensurabile vastit
del mare che nessuno pu attraversare. Pensieri che lui preferiva
che stessero al posto loro. Non gli dispiaceva abbandonarsi alla
loro piacevole compagnia quando era da solo, ma quando gli si
presentavano in pubblico risultavano incredibilmente sgraditi. In
pubblico preferiva intrattenere pensieri autodistruttivi, ma non
della serie i vari modi di morire.
Aveva un bottone della camicia spezzato - quindi non si poteva
chiamarlo bottone, no? - e Annabel riusciva a vedergli la
pelle, di un bianco pallido. Doveva avere quarant'anni, o forse
anche di pi. Ebbe un brivido. Lascia stare, disse. Non sei obbligato
a dirmi quanti anni hai. Uno ha l'et che si sente. Chiss
cosa significava davvero quell'affermazione, si chiese Annabel.
Era meglio che non l'avesse detta.
Non ti interessa sapere niente di me, vero?. Sherwin mise il
broncio.
No, proprio niente, rispose Annabel con grande trasporto.
Beh, siamo due grandi fan di Alice.
Ah s?, disse Annabel.
Sherwin si mise a ridere.
Alice sa essere davvero meschina, disse Annabel. E un
aspetto di lei che forse tu non conosci. Una volta le ho detto: Come
sei settica, Alice, e lei mi ha aggredito perch ho detto
settica. Quando si tratta di lingua diventa cos arrogante. Era solo
un piccolo errore di pronuncia, e lei mi ha aggredita.
Sherwin si fece un'altra risata.
Non credo che Alice avr mai dei fan, disse Annabel. Se Alice
fosse stata alla festa, nel vedere il salmone le sarebbe venuto
un colpo. Tutta la faccenda dei salmoni era patetica, in effetti.
L'istinto del ritorno. E poi, se anche fossero riusciti a tornare
dov'erano nati o dove avevano deposto le uova o chiss cos'altro,
cosa avrebbero fatto, non sarebbero marciti forse...? immediatamente,
no, per dire...
Se non sei una fan di natura - non dico fan di Alice, ma fan
di natura - allora devi essere consapevole della presenza di Dio.
Oh, io non riesco... Niente, non riesco a parlare in questo
modo, disse Alice.
La consapevolezza della presenza di Dio permette a una persona
di resistere ai falsi valori delle comunicazioni di massa, che
generano fan, fanatici, sognatori.
Per me la comunicazione di massa  meravigliosa, disse
Annabel. Penso che abbia fatto un gran bene. Era diventata
pallidissima.
Ehi, calma, disse Sherwin. Sto solo scherzando.
Il tizio con la coda di cavallo era tornato dalla cucina con il
vassoio svuotato dalle sfoglie al salmone.
Jonathan!, url lei.
Diresti a Alice che mi dispiace che non ci siamo incontrati?,
le chiese Sherwin.
Ti dispiace che non vi siete incontrati?, disse Annabel. Certo.
Era cos che passavano il tempo, lui e Alice? Roba da malati.
Annabel prese una burriera di ceramica, ne sollev il coperchio
e poi la rimise a posto. Il coperchio era a forma di gallinella,
con un pulcino sotto l'ala. L'aveva comprata per sua madre
a Natale e naturalmente a sua madre, che disdegnava qualunque
regalo avesse il pi vago sentore domestico, non era piaciuto.
Annabel sollev di nuovo il coperchio; si richiudeva solo in
un senso. Avvincente, quella burriera... voleva che Sherwin se ne
andasse. Alz gli occhi e vide con sollievo che effettivamente si
stava allontanando, agitando e ruotando le spalle nel suo smoking
scuro. Com'era odioso e incoerente. E comunque al pianoforte
c'era qualcun altro. Era cos necessaria la sua presenza?
Sherwin attravers la cucina e rallent il passo ma non si ferm
in salone, dove gli ospiti aspiravano a raggiungere l'acme
della festa, che non era detto raggiungessero. C'era bisogno di
musica pi frenetica. Il pianoforte, non lo guard nemmeno. Accanto
alla porta c'era un tavolo a forma di elefante. Indiano, pens
Sherwin. Giusto? Quelli con le orecchie pi piccole e il muso
pi lungo. Sopra, c'era un bicchiere di vino bianco con dentro un
antipasto, sembrava uno stronzo in un water.
Sherwin usc togliendosi dalla luce del party. In basso, raccolte
tra i due versanti della vallata, tremolavano le luci della citt e
in alto, dove il buio era pi fitto, un disco di luce verdastra ardeva
solitario e intenso - una miniera riaperta, che produceva il suo minerale
semiprezioso. Si ferm e si accese una sigaretta. A volte esistiamo,
pens, altre volte facciamo finta di esistere, il che richiede
uno sforzo molto pi considerevole. Costeggi la casa. Animali
di metallo erano infilati nel terreno ondulato, decorato come uno
spettacolo unidimensionale. Una troupe di quaglie. Un cinghiale
a grandezza naturale.
Non si era reso conto di quanto fosse grande quella casa.
Un'ala curvava verso ovest. La casa sembrava, impercettibilmente,
continuare all'infinito. Sorrise e scosse la testa. Come il classico
sogno in cui sogni che la tua casa ha una stanza in pi: che
stupido, c' sempre stata, cos'era successo? L'avevo dimenticata?
Un'altra stanza, addirittura! Ovviamente non era casa sua, era
quella del suo datore di lavoro di un tempo, quello che firmava
gli assegni. Tocc la maniglia di una porta a vetri che si apr
scorrendo sul suo binario con un secco sospiro. A tentoni cerc
un interruttore sulla parete.
Era una camera da letto, ornata come il resto della casa ma
tutta sottosopra e fredda. Fredda come una cella frigorifera. Sul
letto c'erano lenzuola di seta rosa scuro. Alle pareti specchi lunghi,
come quelli appesi sul retro delle porte. Bicchieri e libri sparpagliati
dappertutto, qualche lampada da tavolo, quelle con il
paralume, alte come un bambino. Sul soffitto un ventilatore a
pale ruotava lento, raffreddando ancora di pi la stanza. Ecco
una stanza buona per andarsene, una stanza in cui non farsi alcuno
scrupolo. Una stanza in cui portare Alice.
Il d della Natura incoronata / non vi sar d'Oceano pi
spianata / allo Sposo la Sposa appropinquando dum dum dum
dum dum dum. Ma l, ovviamente, era di nullit che si parlava,
non del vecchio dentro e fuori. Forse avrebbe dovuto fare
qualche preparativo e poi tornare qui per assestarsi il colpo definitivo.
Fare ordine nel suo appartamento, rivelare ai pochi conoscenti
rimasti le loro debolezze, farsi un'irrigazione del colon...
Raccolse un libro, Il peggior viaggio del mondo di un certo
Apsley Cherry-Garrard. C'era l'ex libris di Carter. Doveva essere un
po' idiota, Carter, pens Sherwin.
Il peggior viaggio del mondo era polare di natura, conforme
al genere dei viaggi peggiori, e in particolare riguardava lo sventurato
esploratore antartico Scott, personaggio per cui Sherwin
nutriva scarsa simpatia. Nei suoi diari, Scott aveva spiegato senza
mezzi termini che, nonostante lui e il suo gruppetto (un fatidico
e asimmetrico gruppetto di sette persone anzich i progettati
sei) disponessero dei mezzi per togliersi la vita in caso di emergenza,
quando l'ultimo fatale blizzard li aveva colti, avevano optato
per una morte naturale. Della serie ci pensi il corpo, non
la mente. Anche se la decisione di morire congelati era poi una
specie di ultrasuicidio. Si erano fatti fregare.
Sherwin pos il libro. Si meravigli di non trovare video porno
o qualche altra innocente e umana fonte di distrazione. Quella
stanza gli sfuggiva, il suo destino sembrava piuttosto vago. Da
l non si sentiva nemmeno il rumore della festa.
Accese il videoregistratore appoggiato sopra la televisione e fu
un fiorire d'Africa. Il veld. Gente con zigomi notevoli. Una Land
Rover in corsa.
A questo punto dovrebbero venirti le lacrime agli occhi, disse
una voce di donna. Hanno abbandonato la leonessa per una
settimana,  la stagione delle piogge e lei non trova niente da
mangiare ed  mezza morta di fame. Quella per non  la vera
Elsa.  la sua controfigura.
Ges! Mi ha spaventato, disse Sherwin. Ho il cuore in gola.
Odio quel film, disse la donna.  da un mese che  l dentro.
Gli rivolse un sorriso tirato, un donnone dagli occhi infossati
avvolta in una specie di bardatura da party con diversi strati
di tulle, il genere di abito che amano indossare le donne massicce.
Gli parve di riconoscerla, forse l'aveva vista in una foto, ma
in una foto ben precisa, incorniciata.
Anche lei in fuga dal party, a quanto pare, disse Sherwin.
Gi da un po', disse Ginger. Mi dica, come ha fatto ad arrivare
qui?.
S, non dovrei essere qui, disse Sherwin. Ma  una di quelle
sere in cui non mi sento a mio agio nella mia stessa pelle. Di
chi  questa stanza?.
Di quell'idiota di Carter.
Davvero?, disse Sherwin. E gli piace la leonessa Elsa?.
Se fosse al passo con i tempi, disse Ginger, avrebbe una
collezione di film di fantascienza, horror e film di serie B e c, ma
Carter  talmente indietro.
Era corpulenta, ma allo stesso tempo incredibilmente ossuta.
A seconda del momento.
Gli specchi sono una fissazione.
 solo una delle sue ultime trovate.  convinto che mi diano
noia, e invece no. Si sporse verso di lui. Ciao, disse.
Sherwin riusc a vederne lo sterno, un'ala ossuta. Le fece venire
in mente sua sorella, a cui non pensava da anni. Dopo la diagnosi,
sua madre si era intestardita col fatto che il cancro le era
venuto mangiando la terra da piccola, con quelle torte e polpette
di fango, ciottoli e bacche che faceva nella sua casetta giocattolo.
Le era venuto e se l'era tenuto per dieci anni, poi, a diciassette,
era morta. La madre allevava api. C'era un detto popolare: le
api non campano se non racconti loro qualcosa. Lei parlava con
le sue api, ricord Sherwin, e dopo la morte della sorella lo faceva
ancora pi spesso. Era brava con le api, sua madre, un altro
modo per dire che ci stava poco con la testa.
Ehi, disse Sherwin, mi sono appena venute in mente delle
persone a cui non pensavo da un sacco di tempo.
Lei non si mostr interessata. Sa, sono molto curiosa di quel
che pensa la gente. Alla fine  tutto cos noioso. La maggior parte
delle cose che pensa la gente non sono pensieri, ma ricordi. Un
bel ricordo viene tenuto in grande considerazione, ma bisogna
capire che se anche pensiamo al nostro caro pap morto, non per
questo sar meno morto nell'altra sua vita.
Sherwin ascoltava rapito.
Lei potrebbe rispondermi: Beh, io non ho un pap morto,
ma molti altri ce l'hanno e pensano al loro pap morto e s'illudono
di tenerlo in vita in qualche modo perpetuandone il ricordo.
Ridicolo. E questo  solo un esempio, gliene potrei fare altri.
La gente  convinta che il ricordo conceda una proroga. Il ricordo
non concede proroghe.
A Sherwin piaceva il suo modo di parlare. Ma c'era qualcosa
in lei che non andava, pens; forse aveva avuto un ictus. Qual era
il primo segno rivelatore di un ictus? Uno sguardo strano? Quello
ce l'aveva di sicuro. Sembrava un po' toccatella. Una proroga?,
rise lui. Proroga di cosa?.
Ha una pessima dentatura, sa?, disse Ginger. Dovrebbe ridere
con pi discrezione.
Una pessima dentatura?, disse Sherwin. Davvero?.
Li noto subito, i denti, disse lei. Ha anche la scoliosi, direi.
Odio parlare di salute, disse Sherwin. Vogliamo parlare di
Dio?.
Se permette vorrei dirle una cosa... vediamo, da dove posso
cominciare?.
 sempre quello il problema.
Dio ci manda alla ricerca di qualcosa che non c'.
Sherwin ci pens su.
Se fossi in lei mi toglierei quel sorrisetto dalla faccia, fece
lei brusca.
No, no, mi piace questo. Siamo tutti fannulloni in una caccia
al tesoro.
Detesto chi ripete una cosa detta da un altro e la dice in modo
diverso e molto meno interessante, e pretende pure che sia migliore.
Io non avrei mai detto cos. Non siamo tutti fannulloni in
una caccia al tesoro.
Sigaretta?.
Non ancora, disse Ginger.
Quella stanza aveva davvero uno strano odore. Come se ti
impregnasse.
Pensa che abbia scoreggiato, vero?, disse lei. Beh, non l'ho
fatto.
Non l'ho pensato nemmeno per un attimo, disse Sherwin
cerimonioso.
Carter  convinto che le spari in continuazione, mentre non
 affatto vero.
Lei era grossa. Era una strana sensazione. E in quella sensazione,
lui era infinitesimamente piccolo.
Perch non va a cercare Carter e me lo porta qui?, sugger
Ginger. Gli dica che deve tassativamente venire qui dentro con
lei, solo un attimo.
Ma cosa dovrei dirgli?, chiese Sherwin.
Oh, gli dica semplicemente che c' un'emergenza. Che qualcuno
 ferito, qualcosa del genere.
Che qualcuno  ferito?. Sorrise di nuovo, coprendosi la bocca
con la mano. Quella donna gli piaceva, e non voleva irritarla.
Ecco una persona che poteva capirlo alla perfezione.
Per modo di dire, disse Ginger.
Qui dentro potrebbe succedere qualcosa. Sono d'accordo con
lei.
Carter pensa che io sia una cafona. Non che mi abbia mai
trovato piacevole o desiderabile nemmeno prima, intendiamoci.
 un borghese. Cieco dinanzi alla grandezza. Lei  un mostro,
baby.  una grande.
E lei  il famoso pianista, vero? Quel mollaccione con tendenze
suicide.
Il ritratto della sua situazione non lo sorprese minimamente.
Lei  l'ambasciatrice, baby, disse Sherwin.  proprio lei che
cercavo.
Abbracciami, disse Ginger, e sar bellissima.
Sii bellissima e ti abbraccer.  una poesia, vero? Abbiamo
litigato per ore e alla fine, era vita?  quella? Non riesco a
concentrarmi.
Lei rise. No, non  quella a cui penso io. Mi dia una sigaretta.
Lo stava prendendo in giro. Denti magnifici. Belli, forti.
Sherwin scroll il pacchetto e fece uscire una sigaretta, l'accese
e allung la mano per offrirgliela, ma lei non si mosse. Lui
allora avanz di un passo, poi inciamp in qualcosa, perse l'equilibrio
e fin contro uno degli specchi alle pareti. Si gir torcendosi,
cercando di rimettersi in piedi, ma ricadde pesantemente,
pi pesantemente di quanto pensasse fosse possibile, su un altro
specchio, nell'argentatura, che sent conficcarglisi dentro, infilargli
le sue lingue fredde nelle mani, nella gola e nel cuore. Giaceva
sul pavimento tra i frammenti dello specchio, con il sangue
che sgorgava per poi scivolare lungo le sottili unghie di vetro.
Aveva quasi sentito il suono del vetro penetrargli dentro, un suono
come quello dei badili del padre che s'infilavano nel terreno.
Il padre si definiva un chirurgo degli alberi, sebbene la sua
specialit fosse quella di tagliarli, abbattendoli fino alla radice.
Aveva delle seghe lunghe pi del suo braccio, le chiamava i suoi
ragazzacci. Guarda questo ragazzaccio, diceva. Teneva i suoi attrezzi
con grande cura, badili cos affilati che si sarebbero potuti
usare per la barba. Non era un pap morto, il suo era ancora vivo,
sfiancava la sua quarta moglie da qualche parte sulle colline
del Texas. In un primo momento Sherwin aveva udito un suono
chiaro e preciso; poi non pi. Ne sent uno pi confuso, fastidioso,
stridente e gorgogliante. Ucciso dagli specchi. Cave, cave,
Dominus videt... e Sherwin stava dimostrando di essere un
disastro.
  Capitolo 43.

Alice camminava. Nessun luogo l'aveva ancora accolta, il mondo
non le aveva offerto alcun conforto. Si era messa in cammino appena
spuntata l'alba mentre la nonna e il nonno erano ancora a
letto a chiacchierare, dopo aver preparato il caff e dato da mangiare
a Furia la salsa di mele nella sua scodella preferita, quella
con un culturista seminudo sul fondo. La casa era piena di cianfrusaglie
di porcellana, ma quella era chiaramente la preferita di
Furia, e prima di riempirla bisognava mostrargliela vuota perch
sapesse che non lo stavano ingannando.
Il caldo era puro e leggero, cavo come un osso. Ogni mattina
Alice partiva per una giornata di vagabondaggio e ogni sera rientrava
a casa dai nonni. Nessun uccello  cos selvatico da non
avere un nido tranquillo, avrebbe detto Sherwin, citando qualcun
altro. Era bravo con le citazioni Sherwin. Ultimamente Alice
aveva visto materializzarsi il suo viso butterato e i suoi capelli neri
inchiostro su alcuni massi, con la luce giusta, o meglio, sbagliata.
Non era nemmeno morto sul colpo, era passato un po' di tempo.
Il coroner della contea, giunto con l'ambulanza, non apparteneva
a quella scuola di pensiero che alimenta la vacua speranza che
una persona possa morire sul colpo. N conciliante n compassionevole,
aveva studiato dai gesuiti, come a dire, tanto valeva esser
stato allevato dai lupi. Se qualcuno avesse suggerito al coroner che
quel lasso di tempo prima della morte avesse uno scopo, che magari
servisse al moribondo per implorare la conservazione della
memoria e il ricordo di vite passate nel luogo che lo aspettava,
quello gli avrebbe riso in faccia. Era ospite fisso in un talk show
di un'emittente locale e la nonna di Alice aveva definito la sua risata
contagiosa.
Quella stessa sera era morta anche l'elefantessa, quella che faceva
gli acquarelli. I proprietari l'avevano mandata a Phoenix
per farla partorire, e il feto le era andato a finire dal grembo
all'addome perforando la parete uterina. Durante la gravidanza
non l'avevano lasciata dipingere perch volevano che si concentrasse
sul piccolo; le avevano tolto colori e pennelli, la vita da
artista. Ruby era il nome che le avevano dato i suoi manager. E
Ruby aveva trascorso le sue ultime ore a ventre aperto su una pila
di materassi e piena di cannule. Phoenix comunque non le era
piaciuta. A chi  che piace? Tuttavia furono in molti a compiangerla
in citt. Davanti ai cancelli dello zoo si era formata una
montagna di mazzi di fiori da quattro soldi. Di elefantini di peluche.
C'erano perfino due vecchi pianoforti, con la parola perdono
dipinta sui tasti. Candy, al contrario, non aveva avuto alcuna
gravidanza, se non isterica. Una combinazione di ipnosi e farmaci
aveva separato il figlio immaginario dal suo abbraccio amaro
e non carismatico.
Alice attravers torrenti asciutti e letti rugosi di fiumi; super
di corsa aride depressioni e pass accanto a macchinari gialli per
smuovere la terra grandi come stalle. Da qualche parte c'era un
mondo nascosto, sperava Alice, chiuso all'osservazione e all'obliterazione.
Chiuso alla memoria. Sicuro.
Annabel le aveva scritto su uno di quei fogli di carta azzurra,
praticamente inconsistenti, nei quali la lettera e la busta coincidono;
le aveva scritto che a Parigi si era fatta un trattamento di
bellezza al viso durante il quale l'estetista le aveva scoperto sulla
guancia un punto nero sottopelle, quasi incolore, e che in un primo
momento non era riuscita a estirparlo, un sacco di tentativi a
vuoto - con Annabel quasi fuori di s per l'ansia -, finch alla fine,
dopo essere stata sul punto di arrendersi, l'aveva acciuffato.
Poi la tizia aveva urlato: Siamo un team!, ed erano entrambe
scoppiate a piangere per il sollievo. Siamo un team!, aveva detto
proprio cos la francese. Annabel si era scoperta piuttosto portata
per il francese, ma a che scopo, se poi i francesi imparavano
con tanto entusiasmo le espressioni americane pi sciocche?
Annabel aveva appena finito di leggere Lo straniero in originale.
Sai come comincia, Alice?, le aveva scritto. Aujourd'hui,
Maman est morte. Ou peut-tre hier, je ne sais pas. Secondo me
in queste prime due frasi c' molto di pi di quanto si possa pensare.
All'inizio ero convinta che non sarei stata capace di andare
avanti, ma poi l'ho letto tutto d'un fiato, fino alla fine. Pap  felice
qui, e anche Donald, che lo adora, si beve ogni cosa che dice,
non so se ci credi. Di Siddharta non parla pi. Pap ha intenzione
di comprare un vigneto per Donald, uno piccolo naturalmente.
La felicit  la cosa pi importante che ci sia. Ho gi avuto due
liaison e un affaire de coeur....
Poi aveva chiesto notizie a Alice sul suo dente nuovo ma non
aveva chiesto nulla di Corvus. C'era qualcos'altro scritto sui
margini, ma Alice non l'aveva letto. Preferiva lasciare una cosa
in sospeso piuttosto che vederla finita.
Si inerpic su una sporgenza di scisto, vicino a un enorme
mucchio di cholla, opera di un ratto mercante, e da l guard in
basso, verso la residenza abbandonata del signor V. Dopo l'incidente
di Sherwin, il signor V. aveva fatto sparire Annabel e Donald
praticamente con il teletrasporto. Tagliato a striscioline,
era la frase pi diffusa. A quanto pare, tagliandosi a striscioline,
Sherwin aveva aperto agli altri una via di fuga, come se fosse
stato immolato o qualcosa del genere. Aveva funzionato, comunque.
Tanto la sua non era vita, non nel vero senso della parola, e
lui se ne era accorto gi da un po', nel suo modo irritante e stizzoso.
Ma ora che se n'era andato, a lei sembrava pi uno strano
pensiero di un momento che altro. Lui sarebbe stato il primo, il
primo e forse l'unico, a trovarlo divertente. Le pareva di sentirlo:
Per, Alice, come sei empatica.
La casa era deserta, la piscina vuota. Era stato venduto tutto
all'asta a beneficio del signor V. all'Hilton. Aveva regalato la
Corvette al barista, il pianoforte alla cameriera della suite. Spogliata
di ogni connotato familiare, la casa aveva un aspetto cieco
e amorfo. Il cartello di un'agenzia immobiliare brillava al sole.
Sotto, appeso a due gancetti, dondolava un cilindro che avrebbe
dovuto contenere volantini informativi ma che era vuoto. Alice
aveva controllato. Da una certa distanza, abbass lo sguardo
sulla casa. Anche l'indiano se n'era andato, e con lui la sua sedia.
In quello stesso momento, in qualche Stato lontano e in un tempo
molto lontano, e all'oscuro di Alice, autentici indiani stavano
danzando per il bisonte. Una danza per cercare di riportarlo
in vita, con bastoncini conficcati nelle scapole, sanguinanti, penitenti,
umili, simulanti. Una danza, che da un centinaio d'anni
non era stata pi eseguita, veniva ritrasmessa in tv in quel momento.
Come piacerebbe alla nostra Alice, vero?, stava dicendo
il nonno.
I veicoli d'emergenza avevano fatto scempio del paesaggio l
fuori. Ma, pensandoci meglio, Alice concluse che era opera di ladri
di cactus. Un grande cereus a colonne era sparito, deportato a
Palm Springs con un nuovo ruolo decorativo. Scassinatori sofisticati
che sfruttavano la moda rtro sempre pi imperante in quella
zona. C'erano buchi ovunque.
Era tutto immobile. La vita non era manifesta. Il mucchio spinoso
del ratto mercante era ornato qua e l da tappi di bottiglia
e da anelli di plastica blu serviti a garantire la purezza dell'acqua
imbottigliata. Il ratto doveva sopportare il peso di un nome non
corretto, perch non apparteneva affatto al genere Rattus, anche
se veniva spesso calunniato come tale. Timido e incompreso
com'era, per lui doveva essere stata un immenso piacere quella
costruzione che includeva perfino un rossetto, il rossetto della
signora V., fino a poco prima custodito da Annabel. La signora
V. era testarda: dentro quel nulla, era ancora rappresentata da
un tubetto che le era appartenuto, dorato all'esterno, un'orribile
cremisi di cera colata all'interno. Per il suo bene, Alice si augurava
che il signor V. se ne fosse andato sufficientemente lontano.
E sperava che non mangiasse vitello laggi, speranza improbabile
considerata la tendenza dei francesi. Mangiavano perfino i cavalli.
Avrebbe dovuto mandargli un biglietto, una cosa spiritosa,
non troppo didattica: un infarto  la vendetta di dio contro
chi mangia i suoi piccoli amici. Non che sperasse di ricevere la
notizia che aveva avuto un infarto, ovviamente.
Non dovrei venirci pi qui d'ora in poi, pens. Avvert un certo
disallineamento tra s e la sua vita. Un disallineamento poteva
fare una grande differenza.
Si era presentata a Green Palms il giorno dopo, e ad aprirle era
stata l'infermiera Daisy.
Hai l'aria di chi ha l'influenza, disse. Non possiamo esporre
i nostri ospiti a un contagio che potrebbe portarseli via prima
del tempo.
Non ho l'influenza, disse Alice.
La gente nega, nasconde, prevarica. Sapessi quante ne ho
sentite.
Dentro, alcuni giocavano in cerchio con un pallone da spiaggia.
Altri cantavano sciocche canzoni d'amore. E c'era chi si stava
facendo cambiare i pannolini.
Tu qualcosa ce l'hai, disse l'infermiera Daisy, e qui non 
ammissibile. Via. Subito. Sci! Sci!.
Sto cercando Corvus.
Come sempre. Non si chiama pi cos. Le abbiamo dato un
altro nome. Come avevi chiamato i tuoi primi animaletti? Tigre?
Domino? Non ti piacerebbe essere di nuovo piccola?.
Direi proprio di no, disse Alice.
La mente che evolve. Avresti due anni, poi quattro. Una
bella differenza. Chi ci tiene a te sarebbe eccitato dai tuoi progressi.
Quei test della falsa credenza. Alla fine alzeresti il tuo
punteggio.
Cos' il test della falsa credenza?.
Sally mette un cioccolatino in una scatola, poi esce dalla
stanza. Entra June, prende il cioccolatino dalla scatola e lo mette
in un cestino. Ritorna Sally. Dov' che cerca il cioccolatino Sally?
Un bambino di due o tre anni indicher il cestino, perch  l che
si trova il cioccolatino, ma tu no. Tu avrai quattro anni. Tu indicherai
la scatola. Teoria della mente. Dimostra che sei capace di
concepire e di valutare simultaneamente due modelli alternativi e
contraddittori di realt. E finch sei piccola, per un po' continui
a progredire. La capacit di modificare i percorsi nervosi - cio
di imparare - sembra illimitata. Poi la capacit rallenta, fino a
fermarsi. E non resta altro che stufarsi di tutto.
Giocavano con le loro coppette di frutta incatenate ai vassoi,
lo sciroppo era troppo denso per le loro vecchie gole. Accarezzavano
le ruote delle loro sedie a rotelle.
Alice non riusciva a metterli bene a fuoco.
Davvero non sogni mai di tornare piccola? Perch, dico io,
guardati adesso, sei un tipo strano, non esattamente una da cui
desiderare amore e coinvolgimento.
Non potete tenere qui Corvus, disse con fermezza Alice.
Esiste un regolamento.
La mascella dell'infermiera Daisy si abbass. Un regolamento,
ripet a fior di labbra. Alice quasi si gir per guardarsi alle spalle,
perch l'infermiera sembrava rivolgersi a un pubblico distante,
incredulo.
Devi smetterla di cercare di importi su quella ragazza, disse
l'infermiera Daisy. Sta' seduta nella tua cella e la tua cella
ti dir tutto. Questo lei l'ha imparato, tu invece non lo imparerai
mai.
Dentro, i loro nomi venivano fissati con l'inchiostro sul colletto
dei vestiti. Qualcuno, qualcosa, stava pettinando i loro vecchi
capelli.
Questo non  un convento, disse Alice.
 un luogo di contemplazione asessuato. Non cercare il pelo
nell'uovo.
Corvus non vuole stare in un convento.
Che ne sai tu. Tu non sei lei! Non so se te la caveresti tanto
bene con il test della falsa credenza. Forse indicheresti pure tu il
cestino, con grande delusione di tutti.
Alice si accigli. Per favore, disse, voglio vedere Corvus.
Non umiliarti a supplicare, scatt l'infermiera Daisy. Perch
devi sempre guardare una cosa due volte prima di vederla?
La breve orazione  quella che sale in Cielo, dicono, ma anche un
idiota vede che questo non  il Cielo. La tua amica ti ha deluso.
Mettila cos, se ti fa star meglio.
Sono una volontaria, disse Alice. Ho il permesso di entrare.
L'infermiera Daisy chiuse decisa la porta e gir la chiave.
Irritata, Alice si mise a camminare, poi a correre per tutti i sei
chilometri che la separavano dal Museo della fauna, con la vaga
intenzione di scatenare un putiferio, di provocare un sabotaggio
inconsueto. Ma come si faceva a sabotare una morte tornata sui
propri passi, una morte che si presentava cos integra da togliere
il fiato? Pens che avrebbe comunque buttato a terra qualcosa,
inveito contro i visitatori paganti, li avrebbe fatti riflettere sulla
transazione che li vedeva protagonisti.
E poi era arrivata, senza parole, al nuovo immenso muro che
circondava il posto, su cui erano affissi, a intervalli irregolari,
una serie di foglietti con delle lettere scritte da una mano apparentemente
infantile:
CHIUSO PER RIPENSAMENTO
Il cemento aveva un odore di fresco. Ma si sentiva anche un odore
di bruciato. Forse, l dietro, era in corso un funerale dell'aria.
No, era qualcos'altro: non sembravano esserci pire. In un funerale
dell'aria doveva venire qualcosa a prenderti. Qualcosa di selvaggio.
Nessuno sapeva di cosa si trattasse. Ma perch il funerale
dell'aria avesse buon esito, dovevi essere una carcassa. E quegli
oggetti non erano neppure morti. O meglio, erano morti, ma in
quel momento non erano morti. Era come una chiesa, quel museo,
una cupola di morte piena di fandonie e conforto, istruzioni e paradossi.
Lo odiava. Lanci dei sassi oltre il muro. L dietro c'era
forse una grande fossa, catrame e lavanda, che offriva una buona
volta l'ultimo decesso? Lanci altri sassi. Una limousine avanz
lentamente sulla strada sopra di lei, si ferm, poi procedette.
Stumpp e Pickless, piacevolmente a zonzo nella limousine
nerazzurra, masticavano entrambi un pezzo di liquirizia. La bambina
sedeva davanti, e dietro c'era qualcosa che respirava all'interno
di una scatola. Emanava un odore dolciastro. Nelle loro uscite
c'era sempre qualcosa che ansimava sul sedile posteriore, qualcosa
di debilitato, parziale, abbarbicato alla vita, che cercava di
volare o di strisciare, con ancora un filo di fiato. Qualcosa di ottuso,
disorientato, sfiancato dal panico, coperto da giacche di
pelle o da scialli di seta, circondato da ciotole per l'acqua rovesciate,
da piattini di semi e briciole. A Emily piaceva gironzolare
in macchina senza meta insieme ai suoi protetti; il movimento
e le lucine interne che parevano stelle servivano a occupare i loro
pensieri, cos credeva. Aveva riposto l'occorrente per il t e rosicchiava
la liquirizia per far piacere a Stumpp. Era Stumpp che
l'aveva introdotta alla liquirizia, sia alla variet rossa sia a quella
nera. La liquirizia aveva davvero un gusto acquisito, pi o meno,
sospettava lei, come tutto ci che la stava aspettando.
Sta tirando sassi, osserv Emily. Fu scossa da un brivido,
ma pass subito. Aveva sempre avuto un debole per i gesti irrazionali.
Si gir verso Stumpp e si lasci uscire un commento fatuo:
Sono contenta di non essere lei. Rimase scioccata dalla
cosa che aveva detto, che pure non era n vera n falsa. Le bugie,
d'altra parte, erano pi accettabili, non essendo altro che segreti.
Come potresti essere lei?. Stumpp aveva finito la sua liquirizia.
L'ultimo nodo gommoso gli si era fermato dietro un molare.
Per il momento ce lo lasci. Che cosa strana, la liquirizia. La radice
della pianta era stata trovata tra i tesori delle tombe d'Egitto.
Un tempo le era stato attribuito un significato. Poi era stata
ridotta a dolcetto. Il passato abbondava di guide perdute.
 possibile diventare una cosa che non si , disse Emily. Poi
percep un bisbiglio, un tuffo, infine un arresto proveniente dalla
scatola delle offerte. Non dovette voltarsi per avere la conferma
che ancora una volta l'allettante passaggio aveva interrotto la vita
di un'altra creatura.
Stumpp manovrava la lunga automobile con progressive rotazioni
del volante. Soldo di cacio di un sutra, la piccola Pickless.
Vento seminato e non raccolto. Il sole luccicava come olio sul
cofano della limousine, che era stato lucidato fino ad assumere
la lucentezza dell'acqua. Un'arca futuristica che trasportava due
anime non accoppiabili. Come dovrebbe essere. Nel futuro. Non
dovrebbe nemmeno avere un nome, il futuro. La creatura l dietro
era morta, qualsiasi cosa fosse, qualsiasi travaglio le fosse
toccato da cucciolo. Il suo tempo era evaporato. Sapeva che lei,
la piccola esperta, l'aveva sentito andarsene. Percepire la penombra,
pi in l l'homo sapiens non poteva andare. Ma la penombra
non bastava. Non era abbastanza per Pickless. Niente era troppo
per Pickless. Riconoscente di poterlo capire cos chiaramente.
Le scaglie, tutte cadute. Perch questa era una congiuntura rara.
La congiuntura di tutte le congiunture, Stumpp e Pickless. Materialmente
non l'avrebbe mai voluta, avrebbe fatto in modo di
assicurarsene. Tutti i mezzi dovevano essere a sua disposizione.
Poi, stava a lei. Perch lei avrebbe ereditato il mondo. Il mondo
una volta di pi...
L'ultimo respiro di una cosa meritava attenzione?, si domand
Emily. Non sapeva immaginarsene la ragione.
Quel giorno stava finendo, con tutto il suo languore. Alice Viva,
pens correndo. Alice Tenacia, Alice Errante, Alice l'Oscura,
Alice la Solitaria. Latrati in lontananza. Il lamento di un traffico
invisibile. Il deserto divenne pascolo, poi parco. Bagni in muratura.
Campi da basket. Il luogo dove un tempo sorgeva l'Hohokam
Drive-In Theatre, abbattuto solo di recente, dove Corvus aveva
portato Tommy a vedere film. Un giorno l e il giorno dopo sparito,
effimero come l'effimero che, nel suo inizio, aveva rimpiazzato.
Auto e camion, separati da pali ormai privi di altoparlanti,
erano ancora allineati nelle file assegnate, attirati da quello sterile
deserto come da vecchi ricordi di storie altrui. Ogni veicolo
aveva qualcosa di usato da vendere. Bambini strillavano. Dappertutto
gente in relax.
Al limitare del parco un brulichio di persone con candele in
mano, tutte con una guarnizione bianca per raccogliere la cera
gocciolante. Uno scatolone di candele. Un ragazzo le tirava fuori e
le distribuiva, un ragazzo smilzo, a torso nudo, con una salopette
nuova di zecca e i capelli di un bianco abbagliante. A Alice fece
venire in mente quel ragazzo che loro tre, quando erano ancora in
tre, avevano legato. Sembrava impaziente e ottuso come quello,
anche se non era deforme come quello, e poi c'erano i capelli, ovviamente.
Eppure si assomigliavano tanto. Abbiamo tutti il nostro
sosia, solo che vederlo non  un bene. Quando Corvus aveva
visto la copia di Sherwin, per Sherwin non era certo stato un bene.
Corvus aveva sentito il simulacro di Sherwin dire: Allorch
di due farete uno, allorch farete la parte interna come l'esterna
e il maschio come la femmina sicch non vi sia pi n maschio n
femmina, allora comincia la festa.
Ehil, le disse il ragazzo sorridendo, sei qui per la veglia?.
No, rispose Alice.
 la prima volta, eh?.
Ma per cos'?.
Stanotte  per la falda acquifera. Un sacco di gente non riesce
ad afferrarla.
Ad afferrarla?.
A capire come funziona. Era cos magro che gli si contavano
le costole.
Alice mise le mani avanti. Non me lo spiegare, disse.
Ieri notte era per la piovra. Ti sarebbe piaciuta di pi?.
Non l'avrebbe mai ammesso.
Quegli occhi grandi, dico. E se gli piaci diventano di quel colore
rosato. Sai com' la loro carne al tatto? Come l'interno della
tua guancia. Ma le cose non si mettono bene per il grande mollusco.
Se la merita ampiamente una veglia, la piovra. Due notti
fa, era per la calotta glaciale della Groenlandia. Qui non si fanno
favoritismi. Mentre parlava non aveva rallentato la distribuzione
delle candele. Andando ancora a ritroso, cavalli bradi
sulle terre dell'Ufficio per l'amministrazione del territorio, i feti,
la terra in generale, quella sinagoga degli anni Trenta che vogliono
demolire in centro, di nuovo i feti. Cerchiamo di non rifare
la stessa cosa due volte nello stesso mese, ma i feti continuano a
rispuntare. Sono molto richiesti. In quanto organizzazione non
profit, apolitica, non abbiamo un programma o obiettivi a lungo
termine. Facciamo anche veglie contro. Notti contro l'innesto
dei cactus, contro l'estasi tecnologica, contro i combustibili alternativi,
contro i colli di pelliccia sui parka da sci, li portano
pure quando non fa freddo, hai capito quali? E pelo di pastore
tedesco.
La gente spingeva Alice. Cominciavano a radunarsi, guardavano
con aria grave le candele spente, maneggiando e arricciando
la guarnizione di carta. Appuntate sul petto avevano foto di
bambini tutti sporchi di qualche paese lontano. Foto di balene
spiaggiate. Di arti umani dentro fosse. Di esseri umani senza arti
dentro fosse.
Il senso di responsabilit non deve per forza essere elitario. La
vera compassione  senza parole e non spera di apportare cambiamenti.
Sai cos' bello? Quando ogni notte finiamo le candele.
La sera dopo, la gente arriva prima. Per essere sicuri di trovare le
candele. Restare senza candele non va bene.
La gente chiacchierava e sorrideva solennemente. Alcuni portavano
al collo, appese alle cordicelle per gli occhiali, immagini
di autostrade panoramiche. Ognuno aveva adottato qualcosa:
tratti d'asfalto, scaffali di biblioteca, spiagge in erosione, grizzly,
microbi letali che erano comunque forme di vita singolari e non
meritavano di essere sterminate.
Da quando ho iniziato a distribuire le candele ho imparato
un sacco di cose. Tra un po' comincer pure a venderle, un nichelino
l'una, ma per ora le do gratis. Prima ero un fesso, non
sai quanto, ma adesso sono il Candelaio. Sono sveglio e sano di
mente, vivo nel bagliore, nello spostamento d'aria creato dalla
fiamma. Con quest'attivit potrei andarmene ovunque. Il mondo
 la mia ostrica.
Che significa?, disse Alice.
 un altro mollusco. O ti riferivi a ovunque'? Non sai dov'
ovunque? E dove puoi andare a vivere quando non sai dove andare.
Puoi vivere ovunque sfruttando la compassione della gente.
La devi sentire questa cosa! Sento che la senti. Siamo connessi,
tu e io. Cerco una tipa che mi aiuti a intrattenere la folla, e questa
potresti essere tu.
Stai scherzando?, disse Alice, offesa. Non aveva alcuna intenzione
di essere una che sta in un posto solo perch non  da
nessun'altra parte.
Hai mai vissuto in una tubatura, in una scatola, in un bidone
della spazzatura?, le chiese il Candelaio. Puoi nascere senza
un enzima, senza cervello, senza il senso della meraviglia. Magari
vivi come un ratto, ma poi boom, ti capita qualcosa di meglio.
Io ho visto cosa c' dietro l'angolo. Veglie. L'impegno sociale  il
nuovo consumismo. Il merito di una persona si misura sul numero
e sull'intensit dei suoi impegni sociali. Le candele, accendere
una candela, conferisce quell'appagamento che possono dare solo
i rituali vuoti. E importante, il rituale vuoto. Sta tornando alla
grande nella vita della gente. Il suo ruolo  stato riconosciuto.
In un mondo dove tutto  dipendenza e sfruttamento,  la chiave
di volta dei rapporti del domani. E reggere una candela, custodire
una fiammella insieme ad altri che reggono la propria candela,
che custodiscono la propria fiammella, d alla gente l'opportunit
di sperimentare qualcosa di pi grande di loro stessi, senza che
vi si debbano arrendere. Una candela  il simbolo della vita individualizzata
contro la vita universale. Perch  questa che terrorizza
le persone. Non ne vogliono sapere. E spaventosa, come il
limo primordiale, capisci?, non  una bella cosa. Eppure, da sola,
una candela non  niente. Il Candelaio questo lo sa. Tu lo sai. Ti
sentiresti una stupida, l da sola, con una candela in mano. Ma
se ti trovi in mezzo a una folla di sconosciuti che ne reggono una,
allora funziona. Ti assolve, ti rassicura. Me ne sono rimaste due.
Le ultime due. Prendine una.
Ma in un baleno, erano belle che sparite: una rivendicata da
un amico del Lago Salton, l'altra da un'amica della sinfonia.
Stasera l'impegno per la falda acquifera non  sufficiente,
disse il Candelaio.  gi da un po' che mi sono accorto che c'
una flessione. La specificit non paga. Finire le candele non sar
pi l'eccezione ma la regola.
Mi pare un po' moscio, qui, disse Alice.
Mancano ancora dieci minuti alla chiusura e all'accensione,
e le candele sono gi tutte andate, cavolo, si stup il ragazzo.
Un signore ben vestito, con dei pantaloni gialli, gett uno
sguardo scontento nello scatolone vuoto. Aveva un cerotto sul
naso.
Precanceroso?, chiese sollecito il Candelaio.
Ne arrivarono altri, guardarono nello scatolone vuoto e si allontanarono
senza una parola.
La prossima moda sar il minuto di silenzio, disse il Candelaio
a Alice.  la risposta appropriata. C' pertinenza, soddisfazione,
nel considerare con rispetto quanto sta per diventare
storia, perch non pu opporre resistenza, non pu adattarsi n
ricollocarsi.
Passarono due in camicia di forza, con il nastro adesivo sulla
bocca.
Ci sono alcuni, sai, le loro preoccupazioni sono oscure, ma
tutti condividono un salutare senso di oltraggio e di pena. Non
c' niente di accomunabile all'accendere una candela in mezzo ad
altri che accendono la propria. Niente! Illuminazione. Estinzione.
Equilibrio. Poi se ne vanno tutti a casa.
Io non voglio averci niente a che fare, disse Alice.
Niente a che fare! , ridacchi il Candelaio. Tu devi averci a che
fare. Non sai niente di matematica? Le costanti perdute della vita
si possono ritrovare solo tramite i numeri e le loro relazioni.
Tu hai un numero, e anche ci che credi che ti  capitato ha un
numero.  tutto un numero, cara mia, solo un numero. Dio parla
attraverso i numeri, numeri infiniti. Indic la folla. Questo
 niente.
Le ricordava davvero quel ragazzo, quel ragazzo di un'estate
di tanto tempo fa, con quel suo disperato bisogno di spiegarsi.
Ci avrai a che fare, credimi, le assicur il Candelaio. Tu sogni, no?.
La notte si stava avvicinando a ritmo languido. Alice non voleva
trovarsi l quando sarebbe arrivata. E poi non ci credeva alla
questione dei numeri. Perch Dio avrebbe dovuto prendersi la
briga di parlare attraverso i numeri? Quel ragazzo non era molto
convincente. Gli diede le spalle senza rispondergli, a lui e al modesto
spettacolo che stava per cominciare.
Non hai scelta!, url lui. Te ne accorgerai!. Oh, Alice pens
che non sognava affatto, ma una di quelle mattine sarebbe
stata sul punto di svegliarsi, s, si sarebbe svegliata da quel sogno
che anche i pi recalcitranti e schizzinosi fanno almeno una
volta, il sogno in cui arrivano quattro animali per condurti verso
il tuo momento. Non hai mai visto animali come quelli, che ti
portano via senza nessun suono o cenno. Insieme a loro percorri
di corsa il lungo terreno familiare che in quel momento ti appare
cos glorioso, cos carico di bellezza, strano. Nelle loro fauci
sei trasportato con uno sforzo cos lieve, con una delicatezza tale
che pensi che non finir mai, tu non vuoi che finisca, e poi ti svegli
e sai che, in realt, non ti hanno riportato indietro.
...
.
...
FINE.